Intervista a Michael Pitt: «Per me vengono prima i sentimenti, poi i soldi»

​Era un ragazzo del New Jersey quando Bernardo Bertolucci lo iniziò al cinema d'autore. Da allora, i film li sceglie così: «Voglio sentimenti e passioni, dei soldi non m'importa granché» 

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«Odio ogni tipo di ipocrisia, sono uno che dice sempre quello che pensa». A scanso di equivoci, prima di rispondere a qualsiasi domanda, Michael Pitt mette le cose in chiaro. «So che questo non piace, ma me ne frego. Chi mi vuole mi deve prendere per ciò che sono». Coerentemente, l'attore lanciato da Bernardo Bertolucci in The dreamers, 34 anni, dal New Jersey, ha decisamente fatto di testa sua di recente, per questo si è visto poco in giro. Dopo aver co-prodotto oltre che interpretato lo stupendo film di Mike Cahill (quello di Another earth) I origins, adesso lo vedremo dal 24 marzo in Il condominio dei cuori infranti di Samuel Benchetrit, con Valeria Bruni Tedeschi e Isabelle Huppert, nei panni di un astronauta americano atterrato per sbaglio nella banlieue parigina, e ad aprile nel thriller Criminal, con Kevin Costner e Ryan Reynolds. Biondo, grandi occhi azzurri, labbra carnose, anima tormentata, Pitt sceglie i suoi progetti attentamente, meglio se si tratta di produzioni indipendenti e progetti complicati, purché rappresentino una sfida. È schivo e concede poche interviste. Di lui si sa che ha lavorato come modello, «per sbarcare il lunario», ma la sua passione sono la recitazione e la musica. La notorietà la deve alla serie tv Dawson's creek. Ma il battesimo di qualità è al cinema, con The dreamers di Bertolucci. Da allora si è diviso tra produzioni tv, come Boardwalk empire e Hannibal, e pellicole artistiche, come Last days di Gus Van Sant, dove era una star ispirata a Kurt Cobain, il leader dei Nirvana morto suicida nel 1994.

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Continua a frequentare il cinema d'autore, ora tocca al film francese Il condominio dei cuori infranti.

Non sono mai stato interessato ai soldi. Non mi faccio coinvolgere da un film perché mi procurerà compensi stellari, macchine sportive o donne bellissime... magari anche una rendita per tutta la vita. Sono un altro tipo di persona. Uno che insegue sentimenti e passioni.

Ha girato diversi film romantici, oltre a questo… Che posto occupa l'amore nella sua vita (è da tempo fidanzato con la modella Jamie Bochert, ndr)?

È la cosa che conta di più. Non posso immaginare di vivere senza. Anche se c'è chi l'amore lo teme. Non tutti sanno affrontare le sue sfide con serenità, bisogna mettere in conto reticenze, traumi subiti o altro...

In I origins è uno scienziato che studia gli occhi delle persone. Quanto conta lo sguardo in un incontro?

Trovo che gli occhi siano un elemento fondamentale, sia dal punto di vista spirituale che scientifico. È la cosa che noto per prima, lo specchio dell'anima. Quello è un film a cui mi sento legato. Il mio personaggio, scienziato e ricercatore, si trova a confrontarsi con cose che non capisce: il lato inafferrabile e spirituale della vita, opposto ai risultati scientifici su cui si basano le sue teorie. È come una porta da cui filtra un sottile filo di luce: alla fine lui capisce che, un giorno, per essere completo dovrà varcarla.

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Immagino che per lei non sarebbe un problema, ha dimostrato di essere uno che non teme le sfide.

Ciascuno nasconde cose di sé che per diversi motivi vive con disagio e teme di affrontare. Ecco, io sono convinto che felicità e pienezza si raggiungano solo quando si ha il coraggio di avventurarsi oltre quella porta, di non avere paura dei propri sentimenti e di ciò che si prova.

Interpreta sempre personaggi complicati e tormentati, è così anche lei nella vita?

Sono uno che ama porsi domande e per questo mi piace provocare gli altri con i miei personaggi.

Per questo ha scelto di lavorare nella serie Hannibal, per provocarci?

Sì, dopo che mi hanno detto che il mio personaggio si sarebbe tagliato la faccia e l'avrebbe data in pasto ai cani! (ride di gusto, ndr).

Che ricordi ha di Dawson's creek?

È stata una buona esperienza, anche se appartiene alla fase in cui non ero ancora nella posizione di scegliere i ruoli che volevo davvero, quelli che il mio agente solitamente definisce un "suicidio" per la mia carriera...

Però poi ha collezionato collaborazioni con grandi registi.

Con Martin Scorsese è come se ci conoscessimo da sempre e mi sono trovato molto bene con lui in Boardwalk empire. È come un'enciclopedia del cinema, ha una cultura immensa: per un attore è un grandissimo maestro.

E Bernardo Bertolucci?

Lo identifico ancora con il mio sogno. Quando mi chiamò e lo conobbi non avevo un soldo, ero nel New Jersey... Improvvisamente mi trovai su un aereo per Parigi, diretto sul set di The dreamers. Mi sono affidato totalmente a lui nella recitazione.

Anche Gus Van Sant è un suo amico.

Con lui ho interpretato una rockstar ispirandomi al tormento personale di Kurt Cobain, con cui mi sono totalmente immedesimato, provando emozioni fortissime. Quando amo qualcosa o qualcuno, mi lascio completamente coinvolgere.

È anche un musicista, ha addirittura una sua rock band, di cui è cantante e chitarrista.

Sì, la musica è nel mio cuore. Potete ascoltarmi su Internet, è tutto lì e scaricabile gratis. Potere della Rete!

È vero che per le sue scelte professionali ha rischiato spesso di finire sul lastrico?

Quando sono arrivato a New York, ho vissuto per diverso tempo con altri coinquilini, una volta nove! Ma almeno non sono mai sceso a compromessi. Anche ora, se ho quello che mi serve per vivere a New York e fare scelte creative, sono felice. Mi basta andare sul set, credere in quello che faccio. E sapere di avere vicino la persona che amo con tutto me stesso. 

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