Kate Middleton, storia di una mamma regale

​Da primogenita ubbidiente a salvatrice della corona. Tutto quello che c'è da sapere sulla duchessa di Cambridge

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Tra le molteplici competenze acquisite da Kate Middleton in oltre quattro anni da prima nuora del regno c'è senza dubbio l'affettuosa ma irreversibile riduzione di William a erede consorte. Quando sarà passato tutto questo femminismo, bisognerà ricordarsi di organizzare un movimento per la rivalsa dei maschi scialbi, e il loro diritto a indossare una corona a cena come argomento di conversazione. Nel frattempo, può servire ripercorre le tappe fondamentali dell'ascesa di Kate Middleton da primogenita ubbidiente a salvatrice (sempre piuttosto ubbidiente) della corona.

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Le prime parole che Kate Middleton ha pensato il 20 ottobre 2010 – quando William le infilò al dito lo zaffiro da 12 carati che fu l'anello di fidanzamento di Diana – certo somigliavano a «Grazie, mamma». Se la suocera Diana è un fantasma da far tremare i polsi, figuriamoci gli anulari, Carole Middleton néeGoldsmith è una suocera in carne e ossa: la peggior specie. L'ambizione scorre peraltro potente lungo tutta l'ascendenza matriarcale, a partire dalla figura chiave: Dorothy Harrison, la nonna alla quale si deve l'incrollabile convinzione di appartenere a un'aristocrazia dello spirito.

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Lady Dorothy – la nobiltà della quale era sola questione di portamento, colletti immacolati e arie da gran dama – aveva educato la figlia a mirare più in alto possibile. Carole diventò pertanto hostess della British Airways, quando fare l'hostess era lusinghiero come fare la modella, e poi sposò Michael Middleton, pazientissimo tecnico dei trasporti aerei a Heathrow. Ma certo non è con uno stipendio da dipendente aeroportuale che si pagano le rette delle migliori scuole d'Inghilterra – quelle, cioè, in cui una ragazza perbene può finire fidanzata a un principe ereditario.

Kate andava ancora all'asilo quando a Carole venne l'idea risolutiva. Un'idea che sottintendeva – a metà degli anni ottanta – una comprensione straordinariamente lucida dell'universo che verrà: confezionare e vendere i sacchettini di cotillon che si regalano alle feste di bambini. Nasce così Party Pieces, il negozio che trasforma i Middleton in milionari. E nel settembre 1989 Kate mette piede nella prima delle esclusive scuole private che la porteranno – 12 anni dopo – a essere matricola alla University of St. Andrews insieme al principe William del Galles.

L'altro fondamentale apporto nella costruzione della Middleton regale è certo Philippa, detta Pippa: venti mesi meno di Kate, e lo stesso sguardo di audace sicurezza. Da sempre considerata la più carina delle due – ed essendo le due soprannominate the Wisteria Sisters, le Sorelle Glicine: «estremamente ornamentali, terribilmente profumate, ferocemente rampicanti» – era da Pippa che tutti si aspettavano il risultato clamoroso. Ma proprio in questo giace la forza della Middleton minore: è una varietà di rampicante parassita. Anzi: simbionte. Utile negli anni lunghi dell'attesa, quando la duchessa era per tutti Waity Katie («Mi si nota di più se rimango a casa a piangere o se esco tutte le sere a ballare con mia sorella coscialunga?»), e indispensabile il giorno del matrimonio per rendere (più) interessanti le foto delle nozze (soprattutto quelle da dietro). Adesso vive di rendita.

Infine: le nozze. Il 29 aprile 2011 abbiamo (in svariati milioni) assistito in diretta a un capolavoro di equilibri: la storia e la telegenia; la favola e la crisi, il principe e l'arricchita, Carlo l'erede legittimo e William quello plausibile, Camilla e il ricordo di Diana. E la regina Elisabetta II, naturalmente, alla quale finalmente è stata data l'opportunità di plasmare la principessa del popolo.

Nell'organigramma di Buckingham Palace il primo dovere della principessa del popolo è l'infallibilità. Con disciplina olimpica, in meno di due anni, Kate ha partorito an heir and a spare, George e  Charlotte, il maschio e la femmina. Donando contestualmente nuovo slancio a numerose industrie: quella dei cappottini, quella delle scarpe nude, quella dei vestitini per bambini beneducati. E quella del Kate-watching: ormai un genere letterario.

Foto: Getty

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