Come sta Hillary Clinton?

Benone, per essere una signora di 68 anni in campagna elettorale da una vita. Ma una femmina che va a comandare mette sempre un po' a disagio

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Cara Hillaryandiamo a comandare. Perché non è possibile che, quando pensavamo che il peggio fosse passato – o perlomeno ridimensionato: i sondaggi non sono la verità, ma la tendenza sembrava rassicurante – la situazione torni a essere così cagionevole. Ho appena visto l'ultimo rilevamento di CBS/New York Times, si intitola: «Clinton contro Trump: è un testa a testa». Sei ancora in vantaggio, sì. Ma di pochissimo.

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Per carità: c'è stata la storia della polmonite, proprio nei giorni in cui i sondaggisti facevano il giro delle domande. La fuga dal memoriale dell'11 settembre con il vuoto avventato di notizie intorno. Solo un filmino fuori dall'appartamento di Chelsea qualche ora dopo: reidratata e sorridente, ma non particolarmente efficace. Un sacco di presidenti hanno fatto i vaghi sulle loro condizioni di salute – si sono affannati a ricordare i più devoti: vi ricordate di quando Bush vomitò sul primo ministro del Giappone?

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Molto pittoresco. Solo che tu non vuoi essere Bush, tu devi sostituire Obama. E più si avvicina la scadenza del mandato, più il confronto diventa impervio. Qualche giorno prima del malore – nel tentativo di sembrare, se non proprio irresistibile, almeno umana – avevi accompagnato una tua foto su Humans of New York con l'analisi precisa del fenomeno: mettere in scena una cordiale attitudine al comando, per una donna, è più difficile. Perché non ci sono modelli da seguire, e perché la linea tra «appassionata» e «isterica» è sottilissima.

Figuriamoci quella tra «riservata» e «paranoica». Dopo anni di illazioni sul campionario di malattie terminali che avresti nascosto al grande pubblico – danni cerebrali, perlopiù – in occasione della polmonite hai diffuso una nota medica dettagliata. Stai benone, per essere una signora di 68 anni in campagna elettorale da una vita. Naturalmente ci sono stati quelli che hanno provato a trovarci uno scandalo – hai sofferto di sinusite! A nostra insaputa! – ma all'aumentare delle informazioni, scoloriscono le ipotesi di complotto.

E poi anche le cospirazioni immaginarie hanno qualche vantaggio. Mentre tu ti rassegnavi alla disciplina della trasparenza – almeno: di quella diagnosticabile – i malfidati si scambiavano hashtag fantascientifici. Per esempio: #BodyDouble, la sosia di scorta per quando non ti reggi in piedi. E soprattutto: #isHillaryStillAlive? Hillary, sei ancora viva? O sei morta nel 1966, come Paul McCartney?

È stato lì che mi sono tranquillizzata: possiamo ancora vincere. Non sarai mai simpatica: una femmina a comandare mette sempre un po' a disagio. Ma sei la più leggendaria delle antipatiche.

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