Alessio Boni: al cinema con il film 'In un posto bellissimo'

​"Se ti fermi all'estetica, poi di che si parla?" L'attore, nelle sale con una storia di coppia in crisi, è uno che non si accontenta...

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«Io l'avviso: parlando con lei vorrei diventare più ricco dentro rispetto a com'ero mezz'ora fa, così diamo senso a questa chiacchierata». Alessio Boni è sempre piuttosto esigente coi suoi interlocutori. Ci sta: prima che un attore, l'uomo che ha dato il suo volto a Caravaggio, al principe Andrej di Guerra e pace e a Walter Chiari, è animato da una curiosità intensa e passionale: ai discorsi sull'Auditel e i palinsesti, preferisce quelli sulla vita, l'amore, ciò che vogliamo diventare e ciò che dobbiamo essere.

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Dopo il Nastro d'argento per La meglio gioventù e tanti ruoli al cinema, da La bestia nel cuore a The tourist, sarà protagonista della serie tv Catturandi, in autunno su RaiUno e, con Isabella Ragonese, nel secondo film della regista e sceneggiatrice Giorgia Cecere, In un posto bellissimo, dal 27 agosto al cinema. «Mi ha colpito il racconto delicato e infinitesimale di una storia di coppia», racconta. «Piano piano, senza urla e scenate, si crea un cortocircuito e s'incrina qualcosa nell'animo di una donna che nasconde un trauma del passato». E scopre che il marito l'ha tradita.

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Quel tradimento è la conseguenza di situazioni che non funzionavano da tempo, un'inezia che in sé non conta niente. Moglie e marito potrebbero andare avanti come fanno tante altre coppie, invece per lei si apre una crepa interiore che la porta a confrontarsi con la sua verità, a rifuggire l'apparenza, l'esteriorità: la fede al dito, la domenica dai suoceri, il cappotto perfetto per andare in chiesa. Per andare alla ricerca della vera donna che si è persa dietro il velo da sposa, la maternità, e tutto il perbenismo borghese che s'insegue nella provincia artigiana.

Pare un percorso inevitabile. Prima o poi tocca a tutti.

Non direi. C'è gente che non si pone mai domande sulla propria esistenza e sta bene così, viaggiano sulla superficie della vita come abili pattinatori che disegnano figure perfette su una lastra di ghiaccio; e c'è invece gente che vuole sentire il fiume che scorre sotto, quello profondo e irrequieto della vita vera.

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Lei a quale categoria appartiene?

Non me lo chieda, per cortesia. Mi offenderebbe.

È un tipo che si indigna?

Assolutamente sì. Mi piacciono le personalità forti, graffianti, che ribaltano i tavoli, altrimenti la vita è solo silenzio e piattume. E mi indigno davanti a chi vuole fare da padrone e dettare legge calpestando la dignità dell'uomo.

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Sul suo sito scrive che diventare uomo è una delle imprese più difficili.In una bellissima intervista a Enzo Biagi, padre David Maria Turoldo disse: «Ho insegnato teologia per 50 anni e ho sempre chiesto ai miei alunni: che cosa volete diventare da grandi? Mi rispondevano chi l'architetto, chi la giornalista, chi l'attore. Nessuno mi ha mai detto: "Io voglio diventare un uomo"». Siamo tutti proiettati sulla professione, ma solo quando hai cominciato a lavorare su di te puoi tentare di svolgere qualunque mestiere. Anche al cinema e a teatro si deve vedere che hai vissuto e sofferto, è un'espressione corporale energica che ti fa diventare uomo, e solo di conseguenza attore.

Al cinema e in teatro si deve vedere che hai vissuto e sofferto, devi mostrare che sei un uomo. Quindi un vero attore

Che cosa fa di un uomo un uomo?

La coscienza, se ce l'ha. Bisogna coltivarla e affidarsi a quella, non a ciò che gli dicono gli altri, a questo marasma occidentale di cose che si devono fare. Se provi un sentimento forte nei confronti di una donna, di un lavoro, di una persona… boom, allora parti, buttatici a capofitto, senza paura.

L'anno prossimo compirà 50 anni. Si sente uomo, oggi?

Ci provo, senza perdere la puerilità e la meraviglia del bambino, che è qualcosa da portarsi dietro fin nella tomba. Sento di approfondire sempre di più il lato umano, rispetto a quello professionale. Fortunatamente non sono mai stato attratto dal denaro e non ho mai voluto diventare una persona di successo. Un uomo di valore, quello sì.

Cos'è il successo per lei?

Nel mio campo, la possibilità di scegliere fra più proposte. Ma se mi offrissero un contratto che mi garantisce che lavorerò sempre al cinema, in teatro o in televisione, senza diventare per forza famoso, lo firmerei subito. Ho iniziato facendo il piastrellista con mio padre e gli zii, quando sento i colleghi lamentarsi perché hanno lavorato dieci ore sul set, rispondo: «Prova ad attaccare piastrelle per dieci ore, vedrai la differenza».

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Come vede i suoi prossimi 50 anni?

Credo che rappresentino un giro di boa e il momento giusto per raccogliere ciò che ho seminato. Già da qualche tempo ho cominciato a prendermi delle soddisfazioni: quest'anno ho portato in scena, al Festival dei due mondi di Spoleto, I duellanti di Joseph Conrad, occupandomi anche dell'adattamento teatrale e, per la prima volta, della regia.

In amore devi dare tutto te stesso. Che fai, centellini? No, ci devi dare dentro. L'amore è un magnifico stato d'animo

L'amore va altrettanto bene?

Passi oltre, prego. Domanda successiva.

Che cosa cerca?

Sentimentalmente parlando? Tutto. Per il resto mi accontento: i soldi, le case, gli oggetti, non me ne frega niente. Ma in amore non mi accontenterò mai. La ricerca è continua.

Che cosa darebbe per trovare la donna giusta?

Tutto. Devi dare tutto te stesso. Che fai, centellini? No, ci devi dare dentro. L'amore è un magnifico stato d'animo, ti innalza e ti regala una luce diversa, più energia. In una donna cerco l'anima, sempre. Se ti fermi all'estetica, dopo di che si parla?

Figli ne vorrebbe?

Tre, almeno.

Accidenti, in questi tempi di crisi…

Quella che stiamo vivendo non è una crisi economica, è una crisi etica dell'uomo, che è arrivata all'apice. Per questo è im- portante essere generosi, scavare in noi stessi. Stiamo troppo dietro agli impegni, ai computer, ai cellulari. Non ci guardiamo neanche negli occhi, ci sentiamo forti dietro a uno schermo, e nelle relazioni vere abbassiamo lo sguardo. Roberto Benigni diceva: «Fai, fai, ma l'anima dietro arranca. E lei non ce la fa».

Che cosa insegnerebbe ai suoi figli?

Con grande pazienza e delicatezza, direi loro che li circonderà l'indifferenza della vita e del mondo, e dovranno riconoscerla subito, farci i conti, così potranno farsela scivolare addosso e continuare nel loro percorso, a testa alta. D'altro canto non si può neanche diffidare di tutto, siamo esseri sociali. Bisogna so- lo capire di chi fidarsi.

(Paola Casella)

Foto: Getty

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