Pietro Sermonti: «Sono di nuovo single, il casting è aperto»

Il protagonista di Un medico in famiglia interpreta un elettrauto nato e cresciuto sul Tevere​ nel film Cristian e Palletta, e poi sarà di nuovo sul set di Smetto quando voglio 2 e ​3: in questa intervista ci dice alcune cose di sé

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Per molti Pietro Sermonti è il Guido Zanin di Un medico in famiglia, Stanis, l'attore narciso di Boris o Alessandro nella serie Tutto può succedere. Per altri è il dongiovanni che conta fra le sue conquiste Margot Sikabonyi e Alessia Marcuzzi. Per altri infine è il figlio del dantista Vittorio Sermonti e il nipote di Susanna Agnelli. Oggi è il coprotagonista di Cristian e Palletta contro tutti, debutto alla regia dello scrittore Antonio Manzini. 

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Che cosa racconta il film? 

L'odissea malinconica e grottesca di due delinquentelli senza ambizioni impigliati in una storia più grande di loro. Io sono l'elettrauto Palletta, buono, serio, lavoratore trascinato dall'amico Cristian (Libero De Rienzo) in una truffa improbabile. 

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Che cosa le piace di Palletta?

Per la prima volta ho potuto recitare un personaggio romano fin nelle viscere, come sono io. Con questi tratti somatici da scozzese non me lo avevano mai fatto fare.

Che fa, si prende in giro?

L'autoironia è l'antidoto omeopatico per sopravvivere ai vuoti d'aria dell'esistenza. 

Ora sta girando Smetto quando voglio 2 e 3, riprendendo il ruolo del laureato in antropologia. 

Sì, giriamo di notte e andiamo a dormire alle sei: io che sono rincoglionito già di mio adesso brancolo in una specie di torpore, come se vivessi a Hong Kong. Subito dopo inizierò la seconda serie di Tutto può succedere. Smetto quando voglio è il primo tentativo di commedia italiana d'azione, ma mi piace anche raccontare sentimenti cupi e fragilità, come fa appunto Tutto può succedere: quando si va verso una certa età si ha voglia di toccare corde più nascoste, specie se come me si ha un'indole malinconica.

Smetto quando voglio ha dato il via a un rinnovamento nel cinema italiano.

Se lo dico io sembro Renzi, ma se lo dice lei condivido. Il segnale che ha dato il film è che, quando ci sono una sceneggiatura intelligente e un regista che sa il fatto suo, non c'è bisogno di cast preconfezionati o grandi nomi in cartellone. 

Lo dimostra anche il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot.

Finalmente si sta ampliando la platea degli spettatori, e di questo non posso che giovarmi, come cittadino italiano prima ancora che come attore.

Pietro Sermonti e Libero De Rienzo in una scena di Cristian e Palletta.

Oggi sembrano andare per la maggiore i film di genere.

Per me i film si dividono in due categorie: quelli di genere brutto e quelli di genere bello. E penso che il cinema italiano oggi sia pieno di registi, sceneggiatori e attori bravissimi.

Lei come si sente?

Come Totti, un uomo che ha voglia di continuare a giocare anche quando cercano di tenerlo in panchina. E sogno di diventare come il Leicester, la squadra inglese che l'anno scorso era ultima in classifica e quest'anno ha vinto il campionato.

E nella vita privata?

Sono di nuovo single: dichiaro aperti i casting. 

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