Claudio Bisio si fa portavoce di tutti i padri con poche, pochissime certezze

Come il protagonista di Gli sdraiati e come Michele Serra, dal cui libro è stato tratto il film, anche l'attore è un genitore che ha messo in discussione tutto, autorità compresa: "Ho sempre cercato il dialogo con i mie figli", ci racconta in questa intervista

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"I ragazzi di oggi affrontano un mondo che è molto diverso da quello in cui siamo cresciuti noi. E temo che per noi genitori il problema stia proprio lì. Nella presunzione di volerli leggere attraverso le lenti che sono solo nostre, convinti di essere più in grado di comprenderli di quanto lo fossero i nostri genitori con noi". Claudio Bisio ripercorre la lunga strada che l'ha portato a interpretare Gli sdraiati prima a teatro, con la tournée di Father & Son, e ora a al cinema, e del suo doppio ruolo di padre e attore (nella foto d'apertura lo vediamo con i giovani attori del film). "Quando Michele Serra mi ha fatto leggere le bozze del libro, ho capito che era proprio ciò che stavo cercando. Lo chiamai chiedendogli se non fosse stato di recente a casa mia, perché era come se ci avesse spiato".

Claudio Bisio, 57 anni, protagonista del film Gli sdraiati.
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Cosa le ha lasciato la lunga corvée con Gli sdraiati?

A differenza della tournée di Father & Son, durante le riprese del film ho dovuto interagire con degli adolescenti: Gaddo Bacchini, mio figlio al cinema (bravissimo) e il gruppo degli amici. Tutti ragazzi, vivaci e spontanei, peraltro non attori professionisti: il divario tra realtà e finzione era ridotto all'osso e alcune volte mi sembrava di interagire con mio figlio Federico (quello vero) e i suoi amici. Un cortocircuito non sempre facile, ma utile: l'assenza di legami biologici, di vissuto comune, di aspettative reciproche permette uno sguardo più leggero e comprensivo, un dialogo più sereno e diretto. Che può servire quando si torna a casa…

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Quanto assomiglia al padre di Michele Serra?

Io e Serra apparteniamo a una generazione che ha messo in discussione tutto e quindi abbiamo molte meno certezze dei nostri padri. Forse per questo non riusciamo a mettere in campo quell'autorità che i nostri padri esercitavano con fin troppa noncuranza e che a noi – forse – non interessa. Personalmente, credo più nell'autorevolezza che all'autorità tout-court. E ho sempre cercato di avere un approccio più amichevole e fraterno con i miei figli. Oggi gli psicologi spiegano che è un errore essere amici dei propri figli, perché si rischia di non farli crescere. Ma io credo che essere aperti al dialogo non voglia necessariamente dire "essere amici", ma tentare di non perdere il collegamento con loro e provare a comprenderli.

Nonostante le scarpe inadeguate e i pantaloni molli, sarà il figlio a conquistare la vetta: a modo suo, ma lo farà

E magari vederli sotto una luce più benevola?

Io non ho mai letto il romanzo come un atto d'accusa nei confronti di una generazione. L'ho trovato fortemente auto-ironico. È il padre quello che viene messo in discussione, è della sua inadeguatezza che si parla, è il suo sguardo quello sotto accusa. E il finale (del libro, del monologo teatrale e del film) ne è la conferma: nonostante le scarpe inadeguate, il poco sonno, i pantaloni molli che cascano lungo i fianchi, sarà il figlio a conquistare la vetta. Lo farà a modo suo, che non è quello del padre. Ma lo farà.

Gaddo Bacchini e Claudio Bisio: figlio e padre ne Gli sdraiati.

Come ha raccontato ai suoi figli questa esperienza?

Da veri adolescenti, sono molto concentrati su se stessi, gli amici, la vita fuori casa e il loro mondo interiore. Mentre giravo poi ci siamo visti poco. Quando vedranno il film ne parleremo.

Che speranze ripone in questa generazione?

È una generazione che non ha conosciuto muri e confini. Da quando sono nati, questi ragazzi si muovono in Europa senza avere la percezione di varcare delle frontiere. E mentre stanno per entrare nell'età adulta, ecco che il mondo ha cominciato a restringersi, erigendo muri e fili spinati. Ecco, io spero che questa generazione riesca a scrivere il futuro con lo spirito dell'apertura.

Cosa ritrova di sé alla loro età?

La stessa spavalderia e la stessa fragilità. La stessa urgente necessità di trovare il proprio posto in questo mondo. Un'impresa che fa tremare i polsi, no?

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