Beatrice Borromeo: "Con il mio docu vi porto tra i bambini ostaggio della camorra"

Un anno fa la più aristocratica giornalista italiana è andata al Parco Verde di Caivano, incinta di 7 mesi, per vedere come si cresce nel quartiere dei boss e degli orchi: quel viaggio è diventato un documentario, in onda su Sky, che parla di infanzia e speranza

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«Mio padre non si è ancora rassegnato. Ogni tanto alza gli occhi al cielo e mi dice: per carità, Beatrice, torna a casa, sii buona». Beatrice Borromeo, in diretta telefonica dal Principato di Monaco, dove vive da quando ha sposato Pierre Casiraghi, mi regala una risata malandrina che sa di perfidia filiale e gioia di vivere. Come quei monelli irresistibili la cui natura più autentica si manifesta nel fare l'esatto contrario di quello che ti aspetteresti da loro, ma nel farlo così bene e raccontarlo con un sorriso così candido da guadagnarsi ogni genere di impunità. Anche quella di esser finita a fare la giornalista con due giacobini come Michele Santoro (ad Annozero) e Marco Travaglio (al Fatto quotidiano), di aver impallinato politici ed ex reali a sberleffo dei titoli nobiliari (è contessa) e del bon ton richiesto alle ragazze del suo mondo.

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Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi all'ultima Mostra del cinema di Venezia.

L'ultima meta da cui suo padre, il conte Carlo Borromeo, ha chiesto un pietoso ritorno è il Parco Verde di Caivano, nel napoletano: l'inferno in Terra, il posto dove gli orchi buttano i bambini giù dalle finestre, dove si cresce vedendo la gente ammazzata per strada, dove si campa spacciando droga e si gioca a calcio tra le siringhe e con le pistole sotterrate nelle aiuole. Un posto dove l'infanzia è terra di conquista di pedofili, camorristi, spacciatori, e la scuola l'unica (flebile) speranza di raddrizzare un futuro già guasto. «Mi avevano raccontato la storia di Eugenia Carfora, preside di una scuola sperimentale che, con quei ragazzi, stava facendo miracoli. Così ho detto: vado con un operatore e vediamo che cosa viene fuori». Il risultato è Bambini mai, documentario firmato da Beatrice e Mia Benedetta, produzione originale Sky: la storia di quella preside, di quei bambini e di come, spiega Beatrice, «in un Paese come il nostro anche una scuola possa fare paura».

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Ha preso un aereo ed è partita.

Ero al settimo mese di gravidanza e avevo una pancia che non finiva più, ma volevo capire. Ho incontrato quei ragazzi e mi sono innamorata delle loro vite impensabili, ostaggio della camorra.

Ora denuncia la camorra, due anni fa ha raccontato le donne della 'ndrangheta. Si era stufata dei politici?

Anni fa feci una delirante intervista a Marcello Dell'Utri in cui mi disse che faceva politica per non andare in galera. Pensavo succedesse il finimondo e invece dalla politica neanche un commento. Tanto vale che mi occupi direttamente di mafia, mi son detta. I mafiosi, in un certo senso, sono più interessanti e meno viscidi dei politici.

Anche più pericolosi, però.

Una delle poche volte in cui mi sono spaventata è quando per il documentario Lady 'Ndrangheta sono andata a casa di Maria Serraino, 85 anni e un ergastolo per mafia. Era ai domiciliari, malata, e aveva in casa sei figli appena usciti di galera. Ha tirato fuori un articolo in cui parlavo di lei. Ha detto: «Se trovo chi ha scritto questo, lo ammazzo». Per fortuna non si era accorta che ero io. Avevo un microfono nascosto: il regista era parcheggiato sotto; quando ha sentito, è scappato.

Le ragazze della sua famiglia sono meno esposte.

Io invece penso che, se ne hai la possibilità, sia bello vivere più mondi possibili.

Come si fa a passare dal Parco Verde a Monaco?

Le esperienze di un mondo mi caricano per la vita nell'altro. Quando da Caivano sono tornata a Monaco, ero ben contenta di farmi qualche giorno a casa al sicuro, io e il mio pancione. Ma anche quando parto per raccontare una storia sono felice: mi aiuta a non rimanere chiusa in una bolla.

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Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi nella corte del palazzo di Monaco alle celebrazioni per il National Day.

Non tutti la capiscono.

Mi è stato detto tante volte che io non dovrei occuparmi di certi argomenti perché sono nata in una certa famiglia o mi sono sposata in un'altra, ma non hai bisogno di essere corrotta per scrivere di politici corrotti.

In famiglia come l'hanno presa?

Mio padre era traumatizzato dalle interviste che facevo. E ancora si preoccupa se mi metto in situazioni rischiose. Ma non mi ha mai ostacolata. Nessuno ha cercato di farmi desistere.

Stando a sua nonna, Marta Marzotto, sarebbe servito poco. In un'intervista disse di lei: «Quando vuole fare una cosa, la fa. È tanto dolce, ma incazzosissima».

Io e mia nonna eravamo l'opposto su tante cose, ma abbiamo la stessa grinta, la stessa voglia di vivere più contesti possibili.

Le manca?

Non mi sembra possibile che una persona con tanta meraviglia dentro di sé possa non esserci. Ci penso ogni giorno: mi sembra ci sia stato un errore che prima o poi verrà rettificato. Dov'è andata a finire tutta quella vita? Un giorno era in Giappone, il giorno dopo in Messico, usciva tutta la notte per una festa e il mattino era pronta a ripartire. Io non le stavo dietro, nemmeno quando aveva 85 anni.

Lei si definisce una pantofolaia. Verità o depistaggio?

Verità. Alle feste ci vado quasi soltanto per obbligo. Se posso evito. Preferisco stare a casa: cucino e poi io e Pierre ci guardiamo un film. E appena posso me ne vado a letto felice, soprattutto ora che dormo molto meno di prima.

Inconvenienti di una neomamma?

Con un bambino di cinque mesi è difficile dormire tutta la notte. Ma ero così anche a 20 anni. Non vado ai cocktail, alle presentazioni. Idem per le cene della moda e le sfilate.

Eppure a curriculum ha anche la voce "modella".

Era lavoro e avevo 15 anni. Ora non faccio più nulla che non mi va di fare.

Diventare mamma l'ha cambiata?

Mi ha fatto scoprire il dubbio, la paura. Un esempio: a Caivano c'era una famiglia che viveva nascosta, minacciata da un boss. Gli avvocati mi hanno proposto un'intervista. Ho pensato: se dico no e quello domani li ammazza, non me lo perdono. Così nonostante il pancione ho accettato, ma mi è rimasta addosso una brutta sensazione. Mi sono sentita egoista.

E suo marito come l'ha presa?

Nemmeno le sue passioni sono all'acqua di rose. Non si fa mancare nulla: vola sulle barche più veloci del mondo e fa sport pericolosi. Non gli fa piacere se gli dico che rischio di farmi sparare da un boss al settimo mese di gravidanza. Ma non è nella posizione di dirmi qualcosa. Ha rispetto di quel che faccio e sa che non sono una kamikaze.

Che cosa conta nella vita?

In questo momento oltre a mio figlio c'è poco.

Le manca qualcosa?

Al contrario: ora sono in pace. Non sento più il bisogno di fare cose per sedare la mia ansia di stare ferma. Il tempo che dedico al lavoro è tempo che tolgo a mio figlio: un progetto lo porto avanti soltanto se merita. Altrimenti non riuscirei a giustificare con me stessa il fatto di lasciarlo a una tata.

Per questo ora si dedica ai documentari?

Sono il modo di conciliare la famiglia con il lavoro. Il nuovo obiettivo è fare le cose senza fretta: per finire Bambini mai sono stata in sala di montaggio fino a due giorni prima di partorire.

Ora vive a Monaco: l'Italia le manca?

No. Mi mancano gli amici. Ma, per il resto, posso vivere ovunque ci sia la mia famiglia e dovunque sia possibile impostare un lavoro. E Monaco è un posto bello e molto sicuro, dà tranquillità far crescere un bambino qui. Sai che sei tutelato. E la vita che sto facendo adesso è la più bella in assoluto: non sono mai stata così felice.

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