Richard Gere resta il migliore dei principe azzurri, anche con i capelli bianchi

Ci ha fatto sognare nei boxer di American gigolò e sospirare sulla scala antincendio di Pretty woman: oggi che ha meno testosterone e più saggezza si dice convinto che «nel corso della vita non si cambia, piuttosto si diventa più simili a se stessi»

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La verità rende liberi e Richard Gere si libera al minuto uno di questa intervista quando, parlando dei suoi 68 anni, del tempo che passa, degli anni che sono quasi 70 e di come sia cambiato, dice: «Non credo si cambi nel corso della vita. Piuttosto sono convinto che si diventi più simili a se stessi». Sembra una frase di circostanza e invece chiarisce molte cose. Prima tra tutte come possa il ragazzo che ci guardava dai poster di American gigolò, ispirandoci certi pensieri poco casti, deporre gli indimenticati boxer di Julian Kay per trasformarsi in un signore dai capelli bianchissimi che ha barattato – anno dopo anno, film dopo film – i friccicori di allora con l'atarassica pace dei sensi del buddismo tibetano.

Richard Gere, 68 anni, in una foto recente.
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Da sex symbol a guru. E anche sul set: da Zack Mayo di Ufficiale e gentiluomo a Parker Wilson di Hachiko - Il tuo migliore amico. Pensate che nel cambio ci abbia perso? Datevi pace (anche voi): lui dice che, semplicemente, ha trovato se stesso. Ma davvero sotto il sorriso ammiccante e l'occhio malandrino del gigolò di allora, così perfetti da sembrare veri, si nascondeva un aspirante monaco? La risposta è sì, e la prova migliore si trova in un'intervista di qualche anno fa al giornale buddista The lion's roar. Racconta che, come tanti ragazzi, non era particolarmente felice, incapace di dare un senso vero alla sua vita. Finché non inciampò (prima) nello zen, e poi (più tardi), nel Dalai Lama e nel buddismo tibetano.

Richard Gere con Debra Winger in Ufficiale e gentiluomo.
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A 24 anni (6 prima di American gigolò) passava il suo tempo chiuso nel suo minuscolo appartamento a fare tai-chi e meditare. Seduceva e spezzava il cuore a Diane Keaton in In cerca di Mr. Goodbar (era il 1977 e lui aveva 28 anni), rivelandosi al mondo come idea platonica del bello e dannato, ma dentro di sé aspirava alla purezza d'animo e all'amore universale. Un sentimentale, un puro. E infatti.

Richard Gere in American gigolò, il film che nel 1980 l'ha reso un sex symbol.

Infatti arrivò Pretty woman e arrivò il matrimonio con Cindy Crawford. Il principe azzurro, il sogno romantico, il bello e dannato che si redime. Una parte così convincente da restargli appiccicata addosso in un tripudio di ruoli di marito rassicurante (pure quando ammazza l'amante di sua moglie in Unfaithful - L'amore infedele), approdati sul grande schermo mentre lui girava il mondo con il Dalai Lama per sostenere la causa tibetana (e tutte le cause buone che si possono sostenere, dai diritti umani dei popoli indigeni alla promozione dell'uso del preservativo tra i camionisti indiani per contrastare la diffusione dell'Aids).

Richard Gere e Julia Roberts in Pretty woman, nel 1990.
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Ora, a 68 anni, dice di aver trovato se stesso. Al cinema torna con L'incredibile vita di Norman, ora nelle sale. La storia di un uomo ambiguo, che è un truffatore bugiardo ma (guarda un po') ha un cuore buono. La fase tre. Oggi che, come mi ha appena detto, è diventato più simile a se stesso. Lo incontro a Roma, per parlare del suo film.

Richard Gere nel film L'incredibile vita di Norman.
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Che cosa ha capito di sé?

Che sono bravo a sopravvivere alle difficoltà. Ho incontrato tanti ostacoli nella mia vita, ma ho trovato il modo di aggirarli.

Non superarli?

Aggirarli, superarli, saltarci sopra, passarci sotto: qualunque cosa, basta che funzioni! Ma credo che se avessi incontrato le terribili difficoltà che hanno colpito alcune delle persone che ho conosciuto tramite il Dalai Lama, probabilmente avrei gettato la spugna. Loro sì che non mollano mai.

Che cosa le hanno insegnato 40 anni di cinema?

A essere onesto. Su un palco si può anche «fare finta«, la distanza dal pubblico aiuta. Ma quando la cinepresa è a pochi centimetri dalla tua faccia, se menti il pubblico ti «sgama» immediatamente.

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E delle donne, invece, che cosa ha capito dopo due matrimoni e due divorzi?

(Ride, ndr) Assolutamente niente. Per me rimanete un mistero totale.

Richard Gere con Cindy Crawford (51 anni): sono stati sposati dal 1991 al 1995.

Garry Marshall, il regista che l'ha diretta in Pretty woman e Se scappi, ti sposo, ha detto che «nessuno era al di fuori del suo campo di interesse». Direbbe lo stesso di se stesso?

Mi piacerebbe, ma per Garry questo atteggiamento era naturale, come lo è per il Dalai Lama, che non esclude nessuno dal suo cerchio di affetto. Io invece mi ci devo impegnare.

Perché?

Perché non sono un essere umano straordinario come loro.

Come mai ha chiamato suo figlio Homer James (nato dal matrimonio con l'attrice Carey Lowell, ndr) con un terzo nome, Jigme, che in lingua tibetana significa «senza paura»?

Perché tutti noi siamo consumati dalla paura, che ci impedisce di essere straordinari. Se potessimo vivere senza, avremmo tutte le strade aperte. Ho pensato che non ci fosse augurio migliore da fare ad un figlio.

Richard Gere con la seconda moglie Carey Lowell (56): sono stati insieme 11 anni.

Quale sarà il suo prossimo film?

Three Christs, un dramma con elementi di commedia nera che ha appena ricevuto un'ottima accoglienza al festival di Toronto: era la prima volta che lo vedevo insieme al pubblico e accanto a me c'era mio padre, che ha 95 anni. È stata una grande emozione, per lui come per me.

Lei che ruolo interpreta?

Sono uno psichiatra che ha in cura tre schizofrenici, ognuno di loro convinto di essere Gesù Cristo. Può immaginare il casino.

A quali degli attori con cui ha lavorato è rimasto più legato?

A Julia Roberts, Diane Lane e Susan Sarandon, tuttora mie grandi amiche. Ho molto rispetto per donne come loro, che si impegnano a rappresentare la speranza di un mondo migliore.

Pensa che le attrici dovrebbero guadagnare tanto quanto i colleghi uomini?

Penso che tutti dovrebbero guadagnare la stessa cifra a parità di impegno lavorativo. Ma penso anche che noi attori, maschi e femmine, veniamo pagati uno sproposito.

Che cosa accomuna i personaggi che ha interpretato?

Sono uomini in cerca di una casa. Il protagonista di Ufficiale e gentiluomo lo diceva proprio: «Non ho un posto dove andare». Non è un caso che ultimamente abbia interpretato un senzatetto ne Gli invisibili e che del protagonista di L'incredibile vita di Norman non si veda mai l'abitazione.

Anche gli immigrati si spostano in cerca di una casa.

E abbiamo il dovere di aprire loro le braccia, perché sono scappati da una casa in fiamme. Offrendo loro uno spazio vitale diamo inizio a un processo di integrazione che non riguarda solo la loro condizione di vita, ma anche la loro identità di esseri umani. È il non avere accesso a quello spazio a renderli pericolosi, per se stessi e per gli altri. Ognuno di noi ha bisogno di un nido, un bozzolo, un rifugio dove potersi preparare da mangiare e dove sentirsi al sicuro.

Richard Gere con l'attuale fidanzata, la spagnola Alejandra Silva, 34 anni.

Lei l'ha trovato?

Sì, la mia casa a New York, sia perché ci vivo da 50 anni, sia perché ci abita mio figlio. Scelgo quasi sempre di interpretare film girati a Manhattan proprio per restargli accanto.

Suo figlio ha 17 anni: ogni tanto sarà anche contento di non averla intorno.

(Ride, ndr) Infatti non è lui che ha bisogno di me: sono io che ho bisogno di lui.

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