Neri Marcorè ci racconta RisorgiMarche: «Una valanga umana di persone felici»

Il festival di solidarietà per la rinascita delle comunità colpite dal sisma, ideato da Neri Marcorè, ha portato sui prati dei monti Sibillini 13 concerti, 80.000 persone, e la speranza di un futuro carico di bellezza e soddisfazione

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È successo che a un certo punto di questa estate luciferina decine di migliaia di persone – chi le ha contate dice: almeno 80mila, al lordo dei ritorni – hanno deciso di camminare per ore sotto il sole, al dilettevole scopo di assistere a un concerto. E siccome la gratuità dei concerti non mi sembrava motivo sufficiente a giustificare tutti i messaggi sul mio telefonino simili a «muovi quelle tue chiappe milanesi e vieni a vedere almeno De Gregori», e non c'è niente come darmi della milanese per convincermi all'impossibile – a parte forse il polisillabo «degregori» – sono partita, determinata al trekking.

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Quello di Francesco De Gregori con lo GnuQuartet e l'Orchestra filarmonica marchigiana diretta da David Crescenzi doveva essere l'ultimo dei concerti di RisorgiMarche, il festival di solidarietà per la rinascita delle comunità colpite dal terremoto brillantemente ideato Neri Marcorè e realizzato con l'aiuto di Giambattista Tofoni, direttore esecutivo; Raimondo Orsetti, dirigente della regione Marche; e Alberto Mazzoni, responsabile della parte relativa alla visibilità delle aziende locali negli stand enogastronomici. Non lo è stato, perché il calendario degli eventi era così fitto – 13 concerti in 45 giorni, arrampicati su prati panoramici in cima ai Sibillini – che ha incrociato persino un raro giorno di pioggia, e Samuele Bersani è stato rinviato a conclusione. Non lo è stato, soprattutto, perché RisorgiMarche è una promessa per il futuro.

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«RisorgiMarche si fonderà sempre sugli stessi cardini», mi dice Neri Marcorè, «Niente palco, tutti sul prato, molte passeggiate. È un'idea che viene da I suoni delle Dolomiti, e che mi è piaciuto spostare sul nostro territorio. Non ho voluto farlo nei paesi perché erano troppi, e logisticamente più difficili da gestire, soprattutto dal punto di vista della sicurezza. E poi non volevo limitare l'accesso: su un prato si può stare in 100 o in 30.000, senza porre limiti alla partecipazione della gente. L'idea del trekking è servita per tenere lontane le macchine, ma anche per riconciliare le persone con la natura attraverso la lentezza del cammino. E certo ha scoraggiato chi magari non apprezza questa filosofia, e preferisce cose più a portata di mano. Per le prossime edizioni, però, penso anche a qualche variazione: mi piacerebbe coinvolgere altri tipi di artisti, e moltiplicare i piccoli eventi per coltivare nella gente la voglia di partecipare a prescindere da "chi c'è". Mi piacerebbe anche avvicinarmi un po' ai paesini, ma sempre in spazi aperti. Con la ricostruzione avviata, dovrebbe essere più agevole».

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Per venire incontro al mio limitato spirito d'avventura, il concerto di De Gregori è quello più facile da guadagnare: neanche un chilometro di saliscendi dal parcheggio all'altopiano di Macereto, dalle parti di Visso. Comunque abbastanza per sentire i racconti degli amici miei, origliare i discorsi degli altri, intuire il senso di tutto quel camminare. Aggregarsi, riappropriarsi, resistere. E divertirsi, pure, santa pace. «Si è creata una valanga umana di persone felici, perché fare questi percorsi è anche vincere una sfida con te stesso: vieni per passare una giornata all'aperto, goderti la natura e lo spettacolo, e torni a casa carico di bellezza e soddisfazione», dice ancora Marcorè.

Lungo la strada, a chi si lamenta del viaggio, si spiega il paesaggio; a chi si lamenta del caldo si risponde che è estate. Il cordone di sicurezza è un filo in mezzo al campo che nessuno si sogna di oltrepassare. Neri Marcorè arriva a dorso d'asino, monumento equestre a se stesso per acclamazione popolare. L'orchestra fa le prove, e se non avete mai sentito 40 strumenti (più un quartetto) suonare su un altopiano al tramonto io non so proprio da che parte cominciare. Francesco De Gregori arriva, prima scherza e poi canta: di quasi case e pezzi di cose, di chi è ferito eppure non cade, di chi fa la storia sui campi di grano, di notti che passano, o si fanno passare. La semantica del terremoto è quella della sopravvivenza. Torniamo a casa che è buio. Le luci accese, sulle montagne, sono pochissime.

(Alcuni dei concerti di RisorgiMarche verranno trasmessi da Rai Radio 2, media partner del Festival, nel corso del mese di agosto, all'interno del programma Radio2 Live in onda alle 21.00. Questa la programmazione: mercoledì 9 agosto Niccolò Fabi, mercoledì 16 Paola Turci, venerdì 18 Risorgimarche Mix (Ruggeri, Ron e Bungaro), lunedì 21 agosto Fiorella Mannoia con Luca Barbarossa, mercoledì 23 agosto Brunori SAS, lunedì 28 agosto Samuele Bersani).

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