Anna Molinari di Blumarine, la regina delle rose

Anna Molinari, anima e cuore di Blumarine, prima ancora che stilista è una fiorista e ora attraversa i 40 anni trascorsi dalla fondazione del suo marchio con una biografia: La regina delle rose, una favola vera

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Si capisce subito che la definizione "regina delle rose" le calza a pennello. Perché Anna Molinari, anima e cuore di Blumarine, prima ancora che una stilista è una fiorista. Petali, pampini e corolle sbucano da ogni frase, sono la lente d'ingrandimento dei ricordi, somigliano alle madeleine proustiane di una recherche travolgente, selvaggia e tutto sommato allegra, che attraversa i 40 anni trascorsi dalla fondazione del suo marchio, per celebrare i quali esce ora una bella biografia: La regina delle rose, una favola vera.

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Vera – «Vengo da una famiglia bellissima e da una cittadina di provincia della Pianura Padana dove c'erano angoli verdi meravigliosi»– e scandita, appunto, dai fiori.

Nel giardino di famiglia, con la mamma: «Anna, metti le mani dietro la schiena, non staccare le rose: hanno una vita breve ma devono viverla. Da lì nasceva ogni nostro discorso sull'esistenza».

All'altare, con l'amore della sua vita, l'industriale-gentiluomo Giampaolo Tarabini: «Avevo un abito pieno di roselline con boccioli ricamati e tanti non-ti-scordar-di-me fra i capelli».

I fiori circondano la prima show room «in giardino, con mobili di recupero dipinti d'azzurro», determinano i primi successi professionali – «Sulle maglie che presentai c'erano rose bellissime, ricamate a mano da me e da un'amica giorno e notte, perché avessero le sfumature giuste» – non mancano mai dalla sua camera da letto «affacciata su un giardino che sembra un piccolo parco», trasformano ogni ragazza in principessa – «basta un piccolo abito di cotone a fiori» – e schiudono la memoria: «A proposito di principesse, sa che la mia nipotina, Elisabetta Tarabini Cappellani, rappresenterà la terza generazione Blumarine? Quando viene da me la domenica, sempre vestita a dovere, mi dice: come sei bella nonna, e io le rispondo: non chiamarmi nonna, ciamami Anna! È anche nobildonna, potrebbe essere una nuova Beatrice Borromeo, la principessa Casiraghi».

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Molinari l'ha fatta sfilare spesso: «Quando venne da me per la prima volta, la feci camminare sulla passerella, aveva una spalla un po' più giù dell'altra perché giocava a tennis e le dissi che, se voleva sfilare, doveva alla notte fare le prove con i tacchi alti e tenere le spalle dritte. Ce l'ha messa tutta e ce l'ha fatta, me la sono portata ovunque, pure a Montecarlo. Ci scriviamo ancora». Le rose la accompagnano ogni volta che esce a salutare il pubblico, alla fine di una sfilata: «Pure quella volta che presi il posto di Naomi nella carrozzina inglese di Rossella, mia figlia, spinta da Carla Bruni. Naomi non ci stava, ma io sì, sono piccolina. Una follia, ma il successo fu tale che Gaultier copiò l'idea con Madonna».

Non i fiori ma i vegetali le ricordano l'amicizia con Franco Moschino: «Il mio maestro, un amico: fece sfilare gli abiti da sera con sacche della spesa piene di verdure, carote in particolare. Era un genio, il mio Franco. Lui non sapeva niente di maglieria, io non sapevo niente di confezione. Mi mise a modellare, tagliare e ricucire i suoi vestiti: "Però poi mi insegni a far la maglia, eh?, perché io non sono capace", diceva. Ma era avanti anni luce». I suoi prossimi anni luce? «Sapesse quante volte mi hanno chiesto di vendere. Ma non lo farò mai, rimarrà uno scrigno nel Paese delle Meraviglie. Si può vendere tutto ma non i sentimenti, che sono la mia moda, il mio nome, la mia famiglia e il mio marchio. Quest'azienda l'abbiamo fondata io e mio marito, due giovani innamorati».

Molinari, ragazza, era nel giardino della casa di campagna quando vide «arrivare questo ragazzo più grande, con i capelli scarmigliati, bellissimo, su una motocicletta d'argento che si chiamava, non ricordo, Harley Davidson?» e si disse: «dev'essere mio marito. Pensi che per tutta la vita ha sempre spostato la sedia per farmi accomodare, oggi non lo fa più nessuno».

C'è qualcosa che non gli ha detto? «Gianpaolo, continuo a vivere con te». Dopo l'incidente (morì nel 2006 durante una battuta di caccia in Africa, ndr) «non indosso più gioielli, ma solo le fedi nuziali e l'anello col suo stemma gentilizio». Una parola con la quale vorrebbe essere descritta? «Una rosa, le guardo e mi dico: vorrei essere come loro, tranne per il fatto che sfioriscono presto. Un giorno, molto lontano, non vorrei essere ricordata per le mie capacità personali e imprenditoriali, ma con una frase che dico sempre anche ai miei figli quando li saluto per dar loro la buonanotte. Vorrei congedarmi dal mondo così: mamma, dormi con gli angeli».

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