Hugh Grant: «Fare film mi annoiava, poi mi hanno chiamato per Florence»

Lo scapolo d'oro, al cinema in Florence, ha passato gli ultimi anni a fare figli da due donne diverse: di fare film non gli importava più tanto finché, un giorno, non è arrivata Meryl Streep

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Come invecchiano i Peter Pan come Hugh Grant? Come resiste al tempo l'appeal mortale dei seduttori, degli scapoli impenitenti? Osservando da vicino e con occhio critico il cinquantaseienne Hugh Grant, a lungo testimonial della categoria, dentro e fuori dalle scene (qualcuno ha pensato bene di dedicargli addirittura un romanzo, La sindrome di Hugh Grant, Mondadori), saremmo tentate di dire: benone. La chioma leggermente brizzolata è ancora folta ed elettrica. Le rughe intorno agli occhi azzurrissimi, malinconicamente spioventi, alimentano la scorta di attenuanti che gli concederesti in caso di dolo; malizia e ironia in abbondanza fanno il resto. Solo sul fondo dello sguardo, una sottile reticenza color acciaio racconta che a volte anche Peter Pan mette giudizio. In modo un po' scomposto, come ha vissuto fin lì. Nel caso di Hugh Grant vuol dire diventare, superata la soglia dei cinquanta, quattro volte padre in quattro anni da due donne diverse, e riuscire alla fine a tenersi accanto quella che ama, la svedese Anna Eberstein.

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E sul set, dopo un lunga assenza a causa di attacchi ripetuti di panico, avere il coraggio di smarcarsi dal cliché cinematografico consolidato coi film che hanno fatto la sua fortuna: Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill e sopra tutti Bridget Jones: per il quale ha pronunciato, proprio alla vigila del terzo episodio, il gran rifiuto; a favore di un ruolo insolito in Florence (dal 22 dicembre 2016 al cinema), accanto a Meryl Streep, in cui è il giovane compagno di un'ereditieria milionaria, con una passione per il bel canto inversamente proporzionale al talento.

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Come mai ha deciso di tornare al cinema?

Stephen Frears, il regista, era coinvolto insieme a me in un progetto politico contro la violazione della privacy e una sera mi ha detto che dovevamo tornare a fare film. Pensavo scherzasse, invece il giorno dopo mi ha mandato una sceneggiatura, informandomi che la grande Meryl Streep aveva già accettato. Non volevo tornare a recitare, ma per questo film mi sono entusiasmato.

Hugh Grant con Meryl Streep.

E come è andata con Meryl Streep?

È stata straordinaria, ma io ero letteralmente terrorizzato, peggio di un ragazzino al primo appuntamento. Poi mi sono lasciato andare: lei ha un talento tale che ti coinvolge nel suo mondo. Immaginavo che recitare al suo fianco fosse un'esperienza unica, ma la realtà ha superato la mia immaginazione. E aggiungo che non è così facile stupirmi.

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È stato reciproco?

Sulle prime sembrava contenta, solo dopo ho scoperto che senza occhiali non vede quasi a un palmo dal naso. Conosceva la storia di Florence Foster Jenkins? In effetti sì: in certi circoli di amici era una specie di tormentone, uno di quei fenomeni che diventano virali col passaparola. Sa, nell'era pre-Internet, al posto della Rete, c'era lo scambio di cassette. Mi sono convinto che nella realtà Florence fosse un mostro di egoismo ed egocentrismo. Ma ho sempre avuto simpatia per chi fa qualsiasi cosa per inseguire i propri sogni.

Anche lei come Florence ama la musica?

No, sono un disastro in quel campo: non suono uno strumento, non compero dischi o cd, non canto, anche se ho imparato a farlo per esigenze di lavoro e mi sono abituato ad ascoltarmi. E soprattutto non ballo.

Ero terrorizzato all'idea di recitare con Meryl Streep. Come un ragazzino al primo appuntamento.

Ma è bravissimo in Love actually, nei panni del Primo ministro ballerino.

Crede? Beh, lì ho improvvisato, ma dopo una preparazione di quasi tre mesi. Sono contento del risultato: avevo paura di non essere all'altezza di quella scena. Di certo non saprò mai muovermi come una rockstar. È qualcosa che si ha nel sangue.

Nessuna chance di vederla in un musical quindi?

Non sono un grande fan del teatro. Preferisco risparmiare al pubblico le mie performance.

Ha qualche rimpianto per aver detto no al terzo episodio di Bridget Jones?

Basta non andare a vedere quanto ha incassato! Adoro i libri, ma non ero completamente convinto della sceneggiatura e ho semplicemente deciso di non farlo, nonostante l'amicizia per la mia piacevole compagna di set.

Hugh Grant e il suo ritorno al cinema con Florence.

Renée Zellweger?

Una donna decisamente più vicina alla follia che alla normalità e..un'ottima baciatrice!

Di recente è stato molto impegnato in una campagna contro i paparazzi per proteggere la privacy.

Ci tengo a precisare: anche la privacy della gente normale, non solo delle star.

Cosa fa nel tempo libero?

Leggo, guardo il tennis e il calcio. Tendo noiosamente a guardare film. Persino qualcuno dei miei, come Quattro matrimoni e un funerale. L'ha visto?

Chi non l'ha visto? Se posso chiedere, quanto le assomiglia il suo personaggio nel film? Anche lei ha avuto una vita sentimentale movimentata (per 13 anni è stato con la modella e attrice Elizabeth Hurley, poi con l'ereditiera Jemima Khan, poi ha avuto due figli dalla compagna Tinglan Hong e altri due, l'ultimo nel 2015, con la produttrice tv svedese Anna Elisabet Eberstein, ndr).

Chi lo sa.

Teme mai l'opinione degli altri? O dei suoi figli?

Ho la malsana, masochistica abitudine, tipicamente britannica, di non leggere mai le recensioni positive. E di appassionarmi a interpretare quelle davvero cattive. Permetto loro di distruggermi fino in fondo. Quanto ai figli, sono piccoli ancora.

Cosa pensa di Donald Trump?

È stato la mia co-star in Two weeks notice (ride). Gli ero simpatico..Al punto da farmi membro del suo golf club.

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