Pif: «Sono un pigro multitasking»

Ha fama di indolente (ancora oggi continua a lavorare a letto), ma in realtà è instancabile! Ora torna al cinema per il suo secondo film da regista, intitolato In guerra per amore: ancora in Sicilia, dove ha già deciso di invecchiare

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L'ultima volta che ho visto Piefrancesco Diliberto detto Pif era il 2013. Stessa spiaggia stesso mare: gli studi di Wildside, che ha prodotto il suo primo film da regista, La mafia uccide solo d'estate, e ora il secondo: In guerra per amore (al cinema dal 27 ottobre 2016). «Nel frattempo una serie di cose ha travolto la mia vita», mi ragguaglia. «Sull'onda lunga del successo del film». Che ha reso l'ex Iena, l'autore un po' stralunato delle videoinchieste in solitaria de Il testimone, una sorta di celebrity della lotta antimafia: «Mi metteva ansia il fatto che mi cercassero tutti, non voglio essere un leader, voglio solo partecipare». Un carico di responsabilità che non gli impedisce di fare una vita normale («Se no mi perdo qualcosa»), ma rischia di offuscare l'irresistibile aura da Candide televisivo che è il marchio delle sue interviste: «In certe situazioni la mia presenza ormai fa la differenza». A togliergli il sonno ora c'è solo un doppio appuntamento: la serie tv tratta da La mafia uccide solo d'estate, dal 14 novembre su Rai Uno, «per cui ho scritto il soggetto e farò la voce fuori campo», e il nuovo film, in cui è un soldato innamorato.

Pif con Miriam Leone in In guerra per amore, al cinema.
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Qual è la prima immagine che ha visualizzato del film?

Io con la divisa americana, seduto su una panchina davanti alla Casa Bianca.

Come è entrata questa storia nella sua vita?

Volevo fare un film sui partigiani, ma forse è un po presto per la mia breve carriera cinematografica. Ho pensato allora di dedicarmi a un aspetto di quella guerra più vicino a me: i giorni dello sbarco degli americani in Sicilia, è un evento poco raccontato, ma ha cambiato il destino della nostra nazione.

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In che modo?

Gli alleati decidono di sbarcare in Sicilia per salire verso Berlino, in realtà fanno ciò che nella storia hanno sempre fatto: cercano chi comanda e negoziano alleanze. Così come in Afghanistan si sono alleati coi talebani, in Sicilia hanno trovato la mafia, il cui sostegno è durato fino alla caduta del muro di Berlino.

Sempre Sicilia, sempre mafia, insomma?

Ma questa questa è una commedia, ambientata in un paesino di fantasia.

Spieghi il film come lo racconterebbe a un amico.

Sono un siciliano a New York, mi innamoro della nipote del proprietario del ristorante in cui lavoro, che l'ha promessa al figlio di un mafioso; decido di parlare al padre della ragazza. Per raggiungerlo, mi arruolo e parto con l'esercito alleato per la Sicilia.

Pif, è diventato sentimentale?

Tiro fuori il lato romantico che nella vita non ho.

Si definisce anaffettivo, è difficile crederle.

Non riesco a mostrarli, i sentimenti. Qui mi sono liberato.

Lo farebbe, rischiare la vita per amore?

Che ne so. Fortunatamente non mi sono mai trovato in questa situazione. Anzi, più spesso mi sono dato priorità che non corrispondevano a quelle della mia partner... Ma magari di questo parliamo nella seconda seduta, dottore.

Nella prima seduta, tre anni fa, si era sorpreso che non le avessi fatto domande sulla sua  fidanzata (la conduttrice Giulia Innocenzi, ndr).

Me le facevano tutti. A questo giro non ha senso: ci siamo lasciati.

Ci saranno un sacco di ragazze sollevate.

Non ne ho viste molte. La mia vita è meno rock di come pensate, per il lavoro ho sacrificato esperienze importanti e, superati i quarant'anni, ci sono cose che rischio di perdermi. L'ho realizzato questa estate. 

In un momento preciso?

Sì, lavoravo alle nuove puntate de Il testimone e mi sentivo come quando a scuola ero rimandato in latino: mi stavo perdendo il mare, i miei, mia sorella con le nipotine. Mi sono detto: ora mi posso permettere di fermarmi. Ma non sono molto capace di dire di no, non vorrei mai dispiacere a nessuno.

Questo è un problema.

Sì ma c'è un momento giusto per tutto, questo forse è quello di rallentare, di godermi i frutti del mio lavoro. 

C'è posto in cui si sente a casa, a cuccia?

Quando sono a letto. Una volta dormivo tutta la mattina, ora mi sveglio alle otto, ma sono capace di indugiare tra le lenzuola fino alle tre. La sera prima mi piazzo intorno gli oggetti che mi servono: computer, hard disk, mi capita di andare avanti per ore.

Quel che si dice una posizione ergonomica.

Ne risente un po' la cervicale, ma ci sto bene. Mia madre mi ha detto che da piccolo, se mi mettevano seduto, mi accasciavo di lato. Mi portarono dal medico e lui disse: «Chista è lagnusia!».

Sarebbe?

Pigrizia, in siciliano. Una fama che mi perseguita. In realtà immeritata, sono sempre qui che lavoro.

Dove vorrebbe essere, invece?

È un periodo che ho una gran voglia di tornare a Palermo. E poi ho un sogno, per cui sono disposto a fare qualsiasi cosa: vorrei una villa a Mondello, non a Saint-Tropez o a Montercarlo, a Mondello. E non una casetta a schiera, proprio un villone.

In stile Grande Gatsby? E per farci che?

Ci lavorerei, inviterei gli amici, magari è la volta buona che mi rilasso... Magari invecchio anche là. 

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