Carlotta Ferlito ed Edwige Gwend: due giovani atlete si raccontano

Una è una ginnasta, l'altra una judoka, entrambe sono alle Olimpiadi 2016 per l'Italia: tra sacrifici e successi, ci hanno raccontato cosa significa essere una campionessa​

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Sono italiane, giovanissime e partecipano alle Olimpiadi 2016: Carlotta Ferlito ed Edwige Gwend fanno parte della federazione italiana ai giochi olimpici di Rio. Carlotta, classe 1995, è nella squadra di ginnastica artistica ed è diventata famosa al grande pubblico grazie al docu reality di Mtv Ginnaste - Vite parallele. Edwige, classe 1990, originaria del Camerun, a Rio 2016 gareggia nel judo. Carlotta ed Edwige ci hanno raccontato le loro emozioni per i giochi olimpici estivi, la fatica dietro ai successi e cosa significa essere atlete a tempo pieno. 

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Quali sono i tuoi obiettivi per Rio?

C.F. A Rio voglio dare il massimo. L'Olimpiade è la competizione per eccellenza, che capita una o due volte nella vita, e la voglio vivere al meglio per riuscire a portare a casa un bagaglio di emozioni e soddisfazioni. Il mio sogno è riuscire a qualificarmi in più finali possibili e una volta lì giocarmela con le migliori al mondo.

E.G. L'obiettivo di ogni olimpionico è quello di ambire a raggiungere la medaglia più pesante. Sarebbe un'emozione che mi ripagherebbe di tutti i sacrifici fatti. Gareggerò con gioia e spensieratezza, voglio poter far tesoro di ogni momento cercando di dare il meglio di me.

La seconda olimpiade: cosa hai imparato dopo Londra che ti porti a Rio come esperienza?

C.F. A Londra avevo 17 anni e non avevo la maturità sportiva per riuscire a gestire l'ansia. Inoltre aprii l'Olimpiade azzurra in un attrezzo che non mi è mai stato congeniale: le parallele. Ho vissuto talmente male quel momento che non ricordo praticamente niente dei miei esercizi, ero come un automa che doveva svolgere il suo compito. Per questo la cosa a cui tengo di più, per Rio, è godermela al massimo, dalle gare alla vita nel villaggio Olimpico.

E.G. Dopo l'esperienza di Londra, che purtroppo fu breve perché passato il primo turno persi poi con la cinese che si classificò seconda, porto con me l'entusiasmo del potermi rimettere in gioco e poter sfidare gli atleti migliori al mondo. Poter partecipare alla competizione alla quale ogni sportivo ambisce, per la seconda volta, è un per me un privilegio. Londra è stata un'ottima palestra di emozioni, delusioni e riscatto: a Rio avrò la mia rivincita.

Carlotta Ferlito.

Quali sono gli avversari/nazioni che temi di più?

C.F. Il più grande avversario da battere, per me, è la paura. Ho tanto allenamento alle spalle e nell'ultimo anno ho fatto grandi passi avanti perciò mi sento pronta, devo solo fare del mio meglio senza farmi prendere dall'ansia di sbagliare. Le nazioni che temo di più sono USA, Russia, Cina e il Brasile che gioca in casa, con loro sarà una bella lotta per la finale a squadre.

E.G. A essere sincera non ci sono atlete che temo particolarmente. Ci saranno però tre avversarie alle quali dovrò prestare particolare attenzione: la francese Agbegnenou, la slovena Trstenjak e la giapponese Tashiro. Nonostante loro siano judoka, a livello tecnico, molto preparate, io sono positiva. Voglio mantenere la concentrazione così una volta salita sul tappeto non avrò paura di nessuno.

Il Brasile: qual è il tuo rapporto con questo paese?

C.F. È la prima volta che vado in Brasile e, all'emozione dei giochi olimpici, c'è la curiosità di poter conoscere una paese, una città, una popolazione così lontana dalla mia. Amo viaggiare e quest'anno riuscirò a coronare due sogni nello stesso momento.

E.G. Questa non è la prima volta per me in Brasile. La prima volta che ho visitato il paese ho avuto la fortuna di poter toccare con mano la vera essenza brasiliana. Quello che più mi ha colpita è stata la gioia di vivere che incontravo negli sguardi delle persone nonostante vivessero in una situazione difficile. La gente non si privano quasi mai del sorriso e credo che dovremmo imparare molto da una popolazione così positiva.

Cosa vorresti vedere nella città che ospita le Olimpiadi?

C.F. Quello che mi piace provare, in ogni posto nuovo che visito, è il cibo. Amo testare e sentire nuovi gusti che mi avvicinano alla popolazione natia e mi fanno sentire parte di un mondo così lontano dal mio. Voglio vivere al massimo questo viaggio perché so che potrò riportare una valigia piena di novità.

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E.G. Vorrei poter visitare ancor di più il Brasile, è così immenso e vi sono indubbiamente luoghi stupendi. Vorrei tanto poter vedere il Parque Florestal da Tijuca, immergermi nella natura e rilassarmi dopo quattro anni di impegno e lavoro.

Edwige Gwend.

Parliamo di rinunce: cosa avete dovuto mettere da parte per arrivare a un livello così alto? Amore, amicizie, tempo libero?

C.F. Mi sono trasferita a Milano all'età di 12 anni. All'inizio non è stato facile dover andare lontano dai miei genitori, dai miei amici ed abituarmi a star così lontano. Se volevo inseguire un sogno dovevo mettermi nelle condizioni ideali per farlo e lasciare casa era una cosa necessaria in quel momento. Ad aiutarmi però c'erano le ragazze che vivevano la mia stessa situazione. Ci siamo aiutate in ogni difficoltà e questo ci ha fatto crescere e maturare molto più in fretta.

E.G. Indubbiamente per arrivare ad alti livelli, si perdono un po' di esperienze della vita quotidiana, come uscire spesso la sera, andare ai compleanni dei vari amici; questo perché quasi tutti i weekend vengono occupati dalle gare. Credo però che per ogni sportivo queste non siano viste come rinunce, facendo sport ad alti livelli si è coscienti che si andrà incontro a delle scelte, alcune volte, difficili.

Qual è la vostra giornata tipo?

C.F. Mi sveglio tutti i giorni alle 7.30, faccio una buona ed abbondante colazione che mi dia la giusta energia per le tre ore di allenamento mattutino. Pranzo molto presto per essere preparata alle tre ore di allenamento pomeridiano. La sera vado a letto presto per potermi sempre allenare al meglio il giorno successivo.

E.G. La mia giornata tipo prevede la sveglia intorno alle ore 8, colazione, allenamento in mattinata, doccia, pranzo, riposo, oppure un film, quattro chiacchiere con gli amici, insomma un po' di tempo in compagnia. Dopo il secondo allenamento del pomeriggio e dopo aver cenato, quando non sono troppo stanca, vado al cinema a vedere un film.

Qual è la vostra massima aspirazione a livello sportivo?

C.F. Per qualsiasi atleta la massima aspirazione sono le Olimpiadi e gareggiare contro gli avversari più forti al mondo. Una medaglia sarebbe un sogno che diventa realtà.

E.G. L'aspirazione in primis è quella di prendere parte alle Olimpiadi, è ciò che tutti sogniamo da piccoli, è lasciare il proprio segno nella storia.

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Che consiglio dareste a chi sogna di intraprendere il vostro stesso percorso?

C.F. Metterci sempre tanta passione, credere in sé stesse e non avere paura degli ostacoli perché cercare di superare le difficoltà ti renderà più forte.

E.G. Prima di tutto divertirsi poi direi credere in se stessi, non montarsi la testa, essere leali con se stessi e verso gli altri.

Carlotta Ferlito all'Happy Meal Sport camp.

Le due atlete, di ritorno dalle Olimpiadi 2016, incontreranno i bambini dell'Happy Meal Sport camp domenica 18 settembre a Padova e sabato 1° ottobre a Reggio Calabria: si tratta di un progetto di McDonald's dedicato alla promozione dello sport di base e di un corretto stile di vita rivolto ai bambini tra i 6 e i 12 anni. Intanto, in bocca al lupo, ragazze!

Edwige Gwend all'Happy Meal Sport camp.

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