Zoe Saldana: «Vi dico perché mi piace la fantascienza»

Al cinema in Star Trek beyond, il nuovo capitolo della saga, l'attrice ci racconta come mai predilige i film di fantascienza: «Le protagoniste sono toste, un bell'esempio per le ragazze»

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Zoe Saldana dal vivo è esattamente come la vedi sullo schermo: bellissima, divertente, intelligente. E soprattutto determinata a far valere i propri diritti di donna, madre, attrice e moglie, sia sul set che nella vita privata. La incontro nel corridoio dello studio ad Atlanta, sul set di Star Trek beyond accompagnata dal marito, l'artista italiano Marco Perego, che cerca di tenere a bada i figli gemelli, Cy Aridio e Bowie Ezio... «Ci ho messo nove ore a partorirli», dice Zoe, «il minimo è che li porti in giro lui adesso. Non avessi Marco, che mi sostituisce spesso e volentieri, saremmo nei guai».

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Perché?

Perché altrimenti dovremmo prendere una bambinaia e saremmo costretti a non vivere un rapporto quotidiano con i nostri figli.

Com'è stato ritornare sul set di Star Trek?

Bellissimo, ci conosciamo tutti da più di otto anni, è come avere una seconda famiglia. Star Trek stato il primo film che ho fatto dopo la nascita dei bambini. Sul set sono stati tutti molto carini, specialmente J.J. (Abrams, il regista che ha riproposto la saga tv al cinema, ndr). Del resto, sei mesi dopo aver partorito apprezzavo tutti i complimenti che arrivavano! Il mio personaggio, Uhura, in questo episodio è molto più vicino alla mia personalità. Credo che diventare madre mi abbia resa più sensibile nei confronti di tante tragedie umane.

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Neytiri in Avatar, Gamora in Guardiani della galassia e ora Uhura in Star Trek. Almeno è un'appassionata di fantascienza?

Sì, nei film di fantascienza le donne sono più forti, decise, non sono un accessorio dei maschi. Come donna mi sento più importante, coinvolta.

Tutte le ragazze che interpreta sono toste.

Non è un caso: questi ruoli educano le ragazze delle nuove generazioni, devono sapere cosa vuol dire vivere in una società ingiusta e diseguale.

Ci tiene a trasmettere un esempio?

Più invecchio e più diventa importante. Quando la mia amica Amanda De Cadenet (fotografa, attrice ed ex moglie di John Taylor dei Duran Duran, ndr) chiese a Jane Fonda un consiglio per una ragazza che voleva fare cinema, lei rispose: «Imparare a rifiutare un ruolo se ti mette a disagio». Noi donne siamo cresciute remissive, abituate a dire sempre sì, non va bene.

Zoe Saldana con il marito, l'artista italiano Marco Perego.

Nel suo lavoro, qual è l'ostacolo più grosso che ha dovuto superare?

Non permettere a un sistema come Hollywood di categorizzarmi. Ho perso tanti ruoli perché gli agenti non sapevano come propormi e preferivano scegliere donne più tradizionali.

Cos'è un ruolo tradizionale?

La classica moglie bionda che si fa trombare (testuale, ndr) dal marito. Hollywood è come un piccolo paesino pettegolo che tende a giudicarti in base alle differenze, al colore della pelle, alle opinioni. Io sono cresciuta multiculturale, non sono una cittadina di seconda classe.

Quanto è italiana dopo il matrimonio?

Al cento per cento. A casa parliamo solo italiano e spagnolo, quando comunichiamo in inglese i bambini ci guardano strano. Mio marito è fiero della sua cultura, fiero di essere artista, è cittadino del mondo, mi spinge sempre a rischiare. Mi dice di non pensare al botteghino e fare i film che mi interessano. È lui che mi ha consigliato di indossare il vestito da pavone al Met Gala di quest'anno. 

Aveva ragione, era bellissimo!

Io ne avevo scelto uno molto cauto, classico, non volevo essere criticata. Quando Marco l'ha visto, mi ha detto: «Ma sei matta? È un circo, divertiti!».

Difficile conciliare il ruolo di attrice con quello di mamma?

Una delle battaglie che conduco con gli Studios prima di firmare un contratto è la richiesta di una babysitter. Non voglio un massaggiatore, un trainer, un cuoco personale, chiedo solo di avere qualcuno sul set che si occupi dei miei bambini, così quando giro posso dare il meglio.

Presto ci saranno le elezioni presidenziali. Per chi voterà?

Non certo per Trump! Sono figlia e moglie di immigrati, abbiamo due creature meravigliose con la pelle scura. Per loro voglio il meglio, un futuro. Spero che tra dieci anni rideremo di quanto siamo arrivati vicino alla tragedia della sua elezione.

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