Adrien Brody si racconta: «Finalmente faccio il cattivo»

Nel film  La battaglia degli imperi l'attore premio Oscar per Il pianista si scrolla di dosso l'etichetta di attore tormentato e diventa un perfido militare che combatte contro il leggendario re del kung fu, Jackie Chan

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Quando ho visto il film, la prima cosa che ho fatto è stata chiamare mio padre. «Non crederai ai tuoi occhi», gli ho detto, «quando mi vedrai combattere con Jackie Chan». Così Adrien Brody, 43 anni, descrive la gioia di far parte del cast di La battaglia degli imperi – Dragon blade, film girato in Cina (in questi giorni in sala), in cui interpreta Tiberio, spietato militare dell'antica Roma che porterà il proprio esercito a scontrarsi coi soldati che proteggono la Via della seta, guidati dal leggendario re del kung fu, Jackie Chan. 

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«Da piccolo mio padre mi portava al cinema nella Chinatown di New York, per vedere i film di arti marziali e da allora sono sempre stato ossessionato dal genere. Quando ero ragazzino mi allenavo con i nunchaku (un'arma tradizionale composta da due bastoni uniti da una catena, ndr), una volta mi sono fatto un occhio nero: era il giorno prima di fare la foto per la patente e così quella faccia pesta è finita a lungo sui documenti. Capisce perché per me era un sogno lavorare con Jackie?». 

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Lei non interpreta spesso cattivi al cinema. Come si è sentito?   

È liberatorio incarnare qualcuno che pensa di non poter subire nessun tipo di punizione, uccide e magari pronuncia una battuta di una malvagità memorabile. Però io cerco sempre di esplorare il lato umano: un cattivo è più interessante se ne intravedi la fragilità. 

Vale a dire?  

Non faccio lo psicologo se dico che la spietatezza deriva spesso dalle insicurezze. 

Da attore ne ha ancora, di insicurezze, o avere vinto un Oscar a 30 anni, per Il pianista, le ha regalato solo certezze? 

Il successo mi ha tolto quell'ansia che avevo da ragazzo di non sapere se avrei lavorato ancora o se avrei avuto i ruoli che volevo. Non lo vedevo come un punto d'arrivo e di fatto non lo è stato: la mia vita oggi non è più sfarzosa. Un Oscar ti dà libertà di scelta ma ti mette sotto la lente di ingrandimento. Il bello di fare l'attore è sperimentare, ma essere famosi amplifica ogni tuo passo falso, gli errori sono ingigantiti.

Ha paura che qualcuno le appiccichi addosso qualche etichetta?

Credo che molti pensino, sbagliando, che mi piace interpretare solo personaggi che soffrono. Invece, per dire, ho lavorato anche con Woody Allen. Non sono un artista tormentato, come mi ha detto una volta un suo collega: lo sarei se non avessi trovato riconoscimenti per le mie capacità. Il punto è che sento la responsabilità di dare voce a chi non ce l'ha e talvolta, invece di fare scelte che mi avrebbero portato in tasca soldi facili, ho preferito impegnarmi in storie che riguardano la sofferenza umana.

Come nel caso di Septembers of Shiraz, appena uscito negli Usa, dove lei e Salma Hayek siete due ebrei sottoposti ad ogni forma di angheria in Iran dopo la caduta dello scià. Che relazione c'è tra questo ruolo e quello de Il pianista?

Mia madre (la fotografa ungherese Sylvia Plachy, ndr) è stata costretta a scappare dall'Ungheria durante la rivoluzione. Penso che la sua esperienza abbia instillato in me la consapevolezza di quanto la vita sia precaria per molti. Quindi mi onora dare voce a chi come lei è stato perseguitato, a qualsiasi latitudine ed epoca. La mia ambizione non è fare film politici, ma esprimere l'umanità dei personaggi, raccontare in maniera fedele le difficoltà che hanno incontrato nella vita. Per farlo devi essere disposto a mettere in gioco la tua vulnerabilità, aprirti anche a sentimenti come la pura disperazione.

È difficile poi, spenti i riflettori, tornare alla vita di tutti i giorni?

Non è il genere di esperienza in cui puoi spegnere e accendere sensazioni e pensieri a comando, quindi spesso, quando interpreto questi ruoli, mi sento terribilmente arrabbiato e ho sbalzi d'umore. E mi capita anche riguardando il film, quando mi torna la memoria di quel che ho vissuto in scena.

Ma lei quando stacca cosa fa?

Il lavoro occupa la maggior parte del mio tempo. Quando ho dei periodi liberi cerco di rilassarmi con la persona che amo (la modella russa Lara Lieto, sua fidanzata dal 2012, ndr) e di pensare a come sviluppare nuovi progetti. Tra l'altro amo molto l'Italia: l'estate scorsa ho trascorso le vacanze in Costa Smeralda. Siete fortunati: la Sardegna ha dei panorami incredibili. 

Adrien Brody con la fidanzata, la modella russa Lara Lieto.
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