Asia Argento: «Gli uomini passano, i figli restano»

Asia ci apre la sua casa e ci parla dei suoi ex (Morgan e Michele Civetta): con 2 figli, 3 gatti e il lavoro, dove lo mette un uomo? ci chiede, perché lei nella battaglia preferisce stare sola

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Le streghe non sono le baccanti sguaiate che vogliono gli inquisitori. Il loro diavolo le fa prime in grazia, ironia, studio. Un po' Charlot un po' Lulù, scugnizza e raffinata, Asia Argento è una cosa dell'amore. Nel coraggio, nel dolore, nel paradosso, nello scandalo della sua purezza. La vedi e le vuoi bene. Sul polso ha tatuato un pulsante: «Pause» («Vorrei davvero premerlo ogni tanto, e fermarmi»). Anche il suo corpo è un'opera d'arte. Al petto la collana vittoriana, sulla schiena il fiore della vita, sulle braccia geometrie sacre, il sigillum di quelli che sentono le voci degli spiriti, sul ventre un angelo ad ali spiegate che la protegge. «Me lo ero fatto cancellare, perché il mio ex marito diceva: "Una vecchia coi tatuaggi non si può vedere". Avevo 33 anni. Quando ami qualcuno vuoi piacergli. Ma poi l'ho ritatuato».

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Asia e l'amore.

All'inizio erano i genitori. Mia madre, divinità inaccessibile, era la Luna. Perché appariva, scompariva, affascinava, splendeva, ora affettuosa, ora toglieva tutto. Mio padre non c'era mai. Portava un'allegria infantile, e scompariva anche lui. L'amore era sempre inafferrabile.  

Primi amori?

A otto anni mi piaceva Fausto, il figlio del tassista; io andavo davanti a casa sua, camminavo avanti e indietro. Non s'è mai affacciato, ma quella già da allora era la mia idea dell'amore. Sono rimasta la ragazzina che passeggia sotto una finestra con le sue illusioni. Quando il bimbo Fausto divenne mio non mi interessava più, lo preferivo assente. Io nella quotidianità non sono capace. Ci ho provato, non ce la faccio. Ho due figli, tre gatti, il lavoro, dove lo metto un uomo? Nella battaglia preferisco stare sola. Con Morgan abbiamo resistito sette anni perché ci lasciavamo e ci riprendevamo. E ridevamo tanto.

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Grandi cotte?

Una, da restarci morta. Per un musicista americano, ho scritto un libro su di lui, ci ho fatto un film, Scarlet diva. Quando lasciò la moglie per me, dopo tre giorni nella stessa casa ci siamo lasciati: andava bene finché era impossibile. Il mio ideale è l'amore angelicato, che chiede all'altro solo di essere immaginato. L'amore era quando mi scriveva le sue belle mail, anche con un nome finto. Era tutto finto, quindi perfetto. A me non dovete scrivere perché mi innamoro...

Sei una seduttrice?

No, ero sempre sedotta. Fino a 17 anni mi lasciavano tutti. Poi è accaduto qualcosa, sono diventata una giustiziera, e mi sono messa a spezzare i cuori.

È successo quando sei diventata un sex symbol? 

Quella è stata la mia più grande invenzione! Sono timida e maldestra, però senza volerlo ho creato un alter ego che è diventato un'emanazione delle mie insicurezze: un sex symbol appunto. Ero una specie di Ddt: cadevano tutti stecchiti. Pensavo di essere la meno attraente, ma se a una così le dai sicurezza diventa megalomane. Di colpo mi sentivo la più figa del mondo. Intuivo questo potere, ma non sapevo bene come usarlo, così spruzzavo a destra e a manca facendo dei danni. Pensavo di amarli, per tre secondi. Ma non era vero e allora sparivo, mi dicevo: «Se io non lo amo, come può amarmi lui?». Che c'entravo? Si erano fatti delle illusioni sul sex symbol, sulla finta me. 

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Mai avuto un vero fidanzato?

Sì, al liceo. Non ci potevo credere che voleva stare con me. Poi mi allontanai per fare un film. Al ritorno mi aspettava all'aeroporto e di colpo l'ho lasciato. Non ho mai capito come finisce l'amore. Durante le riprese gli avevo messo mille corna, ma lo pensavo.

Mai stata fedele?

No. In quarta ginnasio avevo cinque fidanzati che vennero tutti davanti a scuola. Dicevano: «Io sto con Asia, no ci sto io, no io... ». Poi mi hanno mandato tutti al diavolo, non ero così dominatrice. Solo che mi fidanzavo con tutti, insomma ci si baciava.

Ma gli altri erano fedeli?

Non me ne frega nulla della fedeltà. Il tradimento non è con un altro corpo, è quando non c'è più la comunione.

Ti aspetti l'amore?

Non nella realtà. Però una bella convivenza l'ho avuta. Breve. Lui era un pescatore. Stavamo nella sua casa senza Internet, senza acqua calda, in un posto isolato. I miei figli erano in vacanza. Mi ha insegnato a pescare. Si lavorava insieme, poche parole: ecoscandaglio, l'esca viva o a traino. Ho visto un pesce morire. Da grigio è diventato pallido, ho visto il momento in cui è andato da un'altra parte. Quando pulivo il pesce avevo paura di sbagliare, lui col pesce ci viveva: sbagliare era come rompere un pezzo di Gallé. 

Ti innamori sul set?

Sì. Da ragazzina mi piacevano gli attori, però sono troppo egocentrici. Sono più simpatici i macchinisti.

Hai avuto dei bei rapporti di sesso? 

Sì, sempre, perché se non c'è quello… Io con gli uomini ho sempre detto: «No guarda, non si fa così». Poi erano più contenti perché non sanno toccare il corpo di una donna, sono terrorizzati, è come se dovessero affrontare un'operazione. Uno li deve guidare. Se fosse per loro si masturberebbero e basta di fronte al corpo femminile. Molto meglio con le donne. A letto. Nella vita le donne sono noiose con le donne. Possessive. Ma sono più perspicaci (Asia cambia discorso).  Cresco i miei figli da sola, i padri (Morgan e Michele Civetta, ndr) non contribuiscono in alcun modo, né pratico né affettivo. A cosa servono, allora? Ho un'amica lesbica in Danimarca che ha fatto un bambino senza un partner: porta il suo cognome, nessuno può fare rivalse. Invece, tanti padri di oggi vogliono solo creare ostacoli e non fanno nulla per i figli, non ci sono.

Hai allattato Nicola per nove mesi, sei una madre all'antica?

Non lo so. Li amo. Lietamente, disperatamente. Mi ha sorpreso il fatto di provare la stessa quantità d'amore per entrambi. Siamo molto vicini. Ieri ho detto a Nicola: «Siamo una piccola famiglia, ma bellissima». Lui si è commosso. Anna Lou, figlia mia e di Morgan, mi aiuta col piccolo e io aiuto lei. Loro sono l'unica realtà dove mi sento a mio agio: sto bene, mi diverto, riesco a calmare il mio cervello che lavora sempre troppo e in modo inquieto. Con loro sono sempre a casa, e sempre altrove.                                         

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