La vera storia delle (poche) donne italiane che hanno vinto il Nobel

Nella sua secolare storia il Premio Nobel ha «parlato» italiano una ventina di volte e, di queste, solo due sono state le voci femminili

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La prima assegnazione dei Premi Nobel avvenne nel 1901. Da allora sono trascorsi 116 anni e i premiati nelle varie discipline (gli ambiti sono chimica, fisica, fisiologia o medicina, letteratura, pace a cui va aggiunto quello dell'economia che non è stato istituito da Alfred Nobel) sono tanti, di varie nazionalità. Le donne, però, sono pochissime, anche se bisogna ammettere che nel corso degli anni le cose sono cambiate e recentemente il riconoscimento a quello che è considerato il premio più importante del mondo tende molto all'uguaglianza di genere.

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Le cose si fanno drammatiche, per così dire, per l'Italia: in tutto il Nobel è arrivato 20 volte nel nostro Paese, ma le donne premiate sono solo due: Grazia Deledda, nel 1926, e Rita Levi-Montalcini 60 anni dopo, nel 1986.

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Grazia Deledda

Nata a Nuoro nel 1871 è stata la prima scrittrice italiana a ricevere il premio Nobel per la letteratura. Era il 1926 quando le venne assegnato il riconoscimento, con la seguente motivazione: «per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi».

Di formazione verista, la vena narrativa di Grazia Deledda si è evoluta nel tempo in uno stile fortemente influenzato dal folclore sardo che si esprime in cronache paesane e leggende. Nelle sue numerose opere – tra cui ricordiamo en passant Elias Portolu, Cenere, Canne al vento, Fior di Sardegna – la pesantezza del vivere e l'ineluttabilità della sofferenza umana si stemperano nelle sognanti descrizioni del paesaggio che lasciano presagire un riscatto anche in chi è condizionato dalle più elementari passioni. Le tematiche affrontate con il passare degli anni si «universalizzano» lasciando i limiti dell'insularità per aprirsi al più vasto respiro della letteratura del decadentismo.

Dai suoi scritti riportiamo una frase che ci sembra emblematica del suo modo di pensare:

Mutiamo tutti, da un giorno all'altro, per lente e inconsapevoli evoluzioni, vinti da quella legge ineluttabile del tempo che oggi finisce di cancellare ciò che ieri aveva scritto nelle misteriose tavole del cuore umano.

Rita Levi-Montalcini

Grazia Deledda morì a Roma nel 1936, nello stesso anno in cui Rita Levi-Montalcini si laureava in medicina e chirurgia e dava avvio agli studi sul sistema nervoso che avrebbe sviluppato con rilevanti risultati lungo tutta la sua carriera di ricercatrice. Fu proprio la ricerca a portarla a vincere nel 1986 il Nobel per la fisiologia o medicina «per le sue scoperte e l'individuazione di fattori di crescita cellulare».

Rita Levi-Montalcini nacque a Torino nel 1909 e viaggiò tanto prima di stabilirsi a Roma dove, fra le numerosissime attività e collaborazioni, nel 1992 creò, con la sorella la fondazione che porta il suo nome per favorire l'ingresso dei giovani nel mondo della ricerca. Il suo legame con il mondo giovanile è stato sempre fortissimo e Rita Levi-Montalcini si è sempre adoperata per rilanciare il mondo della ricerca in Italia con lo stesso spirito che l'ha sempre animata. Apprezzatissima all'estero, forse più ancora che qui in Italia, per i suoi alti meriti nel 2001 è stata nominata, pur fra aspre polemiche, senatore a vita. A proposito delle difficoltà ebbe a dire:

A me nella vita è riuscito tutto facile. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un'anatra.

Parzialmente cieca, ma non priva di energie, concluse la sua vasta esperienza umana nel 2012 all'età di 103 a Roma. A noi piace ricordarla con questa sua celebre frase:

Tutti dicono che il cervello sia l'organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore. Ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi.

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