Papa Francesco compie 80 anni: ecco perché piace agli under 30

Papa Francesco compie 80 anni il 17 dicembre 2016, ma nonostante l'età, continua a farsi amare dagli under 30: il motivo? Perché è social e ambientalista e, in tempi di odio e nazionalismi, chiede una cosa semplice: volersi bene

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Compie 80 anni Francesco (auguri!), il vero Papa giovane. Il pontefice ambientalista e social, che ha dedicato un'enciclica al rispetto della Terra, «la casa comune », e l'ha twittata tutta quanta a botte di 140 caratteri alla volta; il capo della chiesa cristiana che piace ai millennial, pur se questo non significa un aumento del numero dei giovani che s'accostano alla pratica religiosa, anzi; il leader che raccoglie simpatie tra i non credenti come tra gli under 30 che considerano il cristianesimo «più un volersi bene che una religione», come rilevato da un'interessante ricerca dell'istituto Toniolo su Giovani e fede in Italia.

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Il Papa venuto «quasi dalla fine del mondo» il 17 dicembre 2016 compie 80 anni in un mondo completamente diverso da quello in cui, la sera del 13 marzo 2013, una fumata bianca annunciò la sua elezione, ennesima sorpresa dopo le stupefacenti dimissioni del suo predecessore. Un mondo in cui, mentre lui si dava da fare per includere e abbracciare, crescevano i muri e si rafforzavano le ideologie identitariste, e non solo quelle degli altri: per alcuni tra i suoi non pochi detrattori all'interno della Chiesa, infatti, i cambiamenti geopolitici degli ultimi tempi e ora l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti segnerebbero di fatto anche il tramonto del pontificato le cui parole chiave sono state accoglienza, misericordia, periferie.

Un sorridente papa Francesco, con tanto di corona del Rosario avvolta attorno al polso a mo' di braccialetto.
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Lui ha tirato avanti per la sua strada, finendo per assumere – magari controvoglia – una funzione non solo morale, ma anche politica, di contrappeso. In occasione del Giubileo straordinario da poco terminato, Francesco ha aperto la Porta Santa a Bangui, Repubblica Centrafricana. Ha celebrato con un viaggio a Cuba il disgelo tra l'isola castrista e gli Stati Uniti. Ha abbracciato imam e rabbini e s'è opposto, con l'esempio prima ancora che con le parole, alla demonizzazione dell'Islam e a quanti invocano nuove guerre di religione; è andato in Grecia a consolare i profughi e ne ha portati alcuni (di religione musulmana) con sé a Roma; ha abbracciato i luterani; ha lavato i piedi ai detenuti extracomunitari; ha messo i poveri al centro della scena e i demagoghi di fronte alle loro responsabilità, sempre ricordando che i cristiani accolgono e non respingono; ha parlato molto di omosessualità (compatibilmente, si capisce) e ha concluso il Giubileo concedendo l'assoluzione perenne a chi pratica l'aborto (pur continuando a considerarlo un grave peccato). Bergoglio è stato ed è, soprattutto, un pontefice femminile e multietnico, dunque agli antipodi rispetto alla voglia di revanche del maschio suprematista bianco che non solo in America prende nel frattempo piede (tra le altre cose, mettendo in discussione la sua autorità).

Una delle (tante) scene inedite del pontificato di papa Francesco: saluta il suo predecessore, papa Benedetto XVI.

Il Papa che fa storcere il naso ai nostalgici del teologicamente più raffinato e conservatore Benedetto XVI, tuttavia, piace ai mondi lontani, e naturalmente ai poveri cui si rivolge. A Manila nel 2015, per la messa in piazza, sono accorsi in sette milioni, un record assoluto. E benché la fronda interna gli imputi qualche centinaio di "sbattezzi" in Italia, sette milioni sono pure i fedeli che hanno partecipato alle udienze di Francesco (contro i tre milioni circa per Giovanni Paolo II) nel suo primo anno di pontificato. Con lui la Chiesa s'è fatta certamente più periferica – o per meglio dire, visto che già da tempo lo era –, s'è fatta più equa e contemporanea: hanno un cardinale posti come Haiti, Tonga, Mauritius, la Papua Nuova Guinea, Panama, il Burkina Faso, l'Etiopia e persino il Bangladesh, dove i cristiani rappresentano lo 0,5 per cento della popolazione in un Paese a stragrande maggioranza musulmana, dove Francesco si recherà nel 2017. Sempre con lui, che ha semplificato cerimoniale e paramenti e si ostina a vivere a Santa Marta e a mettersi in coda col vassoio per cenare al self service, i privilegi del porporato romano sono diventati più visibili e indifendibili. Sono infinite le immagini che hanno fin qui emozionato, ispirato, divertito, rassicurato e, certamente, anche diviso: dal saluto con pollice alzato al gesto del pugno che deve aspettarsi chi offende le altrui mamme; dalla trasferta in pulmino ai baci veri ai malati, dalla preghiera accanto al Papa emerito Ratzinger ai selfie coi ragazzini – e in questa galleria non può mancare lo sketch satirico di Crozza, con un amabilissimo, finto ma credibile Bergoglio che si carica sulle spalle il frigorifero da consegnare a una vedova di borgata.

Papa Francesco a Lesbo con un alcuni giovani profughi.

Dovessi scegliere un simbolo del suo pontificato, penserei in generale a tutte le volte che ha sorriso (a occhio e croce, un record), e in particolare a una fotografia scattata a Lesbo: quella in cui saluta un gruppo di profughi, tutti ragazzi, tutti maschi, quasi tutti neri. Negli sguardi luminosi dei giovani uomini che tendono la mano verso di lui c'è, a ben vedere, la risposta a chi accusa Francesco di non fare proselitismo in un mondo in cui le religioni, monoteiste e non, diventano più agguerrite. Lo fa eccome, invece. Il proselitismo del volersi bene.

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