Robert Redford compie 80 anni: storia di un attore con più vite

Il 18 agosto 2016 compie 80 anni e ha già collezionato due vite, la prima come attore bello e tormentato, sex symbol indiscusso, la seconda come regista e guru del cinema indipendente: aspettiamo di vedere cosa combinerà nella terza

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Quando si dice il destino in un volto, perché di belli come il suo ce ne sono stati davvero pochi. A dire la verità, incredibilmente, con baffi e capelli un po' più lunghi era perfino meglio. Perché Robert Redford innestava su quella faccia da archetipo Wasp (white, anglosaxon, protestant) ricco, figo e di successo, un'ombra trasgressiva, un guizzo insolente, un twist inaspettato. Prendete Come eravamo: prima biondo, solare, adone dello sport; poi elegantissimo in smoking, vincente, compiaciuto e sicuro di sé. O Butch Cassidy, Corvo rosso non avrai il mio scalpo o anche I tre giorni del condor: dietro i lineamenti perfetti s'intravvede qualcosa di meno regolare, prevedibile, rassicurante: uno slittamento, una deriva, una linea d'ombra.

Robert Redford al Sundance Film Festival 2015.
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Ma non è stata (solo) questione di look, Robert Redford, che festeggia il suo compleanno il 18 agosto 2016 - 80 anni! - ed è ora nei cinema con il film Disney Il drago invisibile, è da sempre molto amato per questo: per aver osato scalfire la sua bellezza, emblema del successo e della ricchezza americana come da sempre viene immaginata, con l'ombra del dubbio, dell'insicurezza, dell'insofferenza verso i facili trionfalismi.

L'attore con la famiglia, nel 1969.

Aveva una faccia che non avrebbe mai potuto essere quella di un loser, di un perdente: e infatti non ottenne la parte di protagonista del Laureato. Nei suoi film poteva chiudere la partita in parità o con l'amaro in bocca, ma non cadere vittima di una sconfitta definitiva (è avvenuto solo nel Grande Gatsby, e a scapito della sua credibilità). Eppure, giocando di understatement, con lo smarrimento dello sguardo, riusciva a trasformare lo yankee vincente in un uomo in stato di crisi permanente. 

Robert Redford con Mia Farrow nel film Il grande Gatsby, del 1974.
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Una vita nomade tra New York e Firenze

Figlio di un lattaio e di una casalinga, Redford, adolescente, soffre della vita limitata della cittadina dove è nato. Sogna, si agita, cambia una scuola dopo l'altra e quando la madre muore di cancro, all'età di 18 anni, decide di partire. New York, poi Parigi, Firenze per diventare pittore, senza una lira in tasca, vivendo di lavoretti, saltando pasti, dormendo dove capita, tirando la cinghia. Tanto solo da sentire la necessità di ribadirlo in molte interviste «La solitudine... quando non parli con nessuno per giorni, quando il mondo è una scatola vuota che risuona solo dei tuoi passi e dei tuoi pensieri». Ma l'arte non è la sua strada. Si avvilisce, torna a casa. «Mi sentivo invecchiato dentro. Cominciai a bere, a uccidermi lentamente ogni giorno».

Robert Redford con Natalie Wood nel 1966.

L'amore a salvarlo e gli esordi a Broadway

È l'amore a questo punto a salvarlo: Lola von Wogenen, sua vicina di casa, è la sua ancora di salvezza. Insieme vanno a New York, si sposano, lei lavora per due mentre Redford si avvicina alla recitazione e frequenta l'accademia. Il successo arriva con A piedi nudi nel parco: tre anni di repliche a Broadway, poi il film con Jane fonda. È la rivincita. Lavora a fianco di Natalie Wood, Catherine Ross, Barbra Streisand, Meryl Streep, naturalmente Paul Newman.

Robert Redford con Paul Newman in Butch Cassidy e Billy the kid, uscito nel 1969.

Redford non perde la testa, fino al 1985 resta con Lola, non fa casino. Con i piedi per terra cresce, matura, costruisce, passa dietro la cinepresa e nel 1980 porta a casa da regista l'Oscar con Gente comune. Girerà altri 10 film in bilico tra analisi dei sentimenti (L'uomo che sussurrava ai cavalli) e temi politici (Leoni per agnelli, La regola del silenzio).

Con un'amica sulla Fifth Avenue, nel 1978.

Dietro l'attore Redford, il pubblico, passati in secondo piano il biondo grano dei capelli e il sorriso perfetto, ha imparato a vedere l'uomo: l'acceso democratico, l'ambientalista appassionato, il regista sempre impegnato, e naturalmente il fondatore del Sundance institute and festival, Dedicato a quei ragazzi che, come accadde a lui, sentono l'esigenza di esprimersi e hanno bisogno di aiuto e di una strada. In fondo, a Redford è riuscita una cosa rara: dimostrare che dietro l'immagine del sogno Wasp può battere il cuore di un uomo appassionato della vita, e degli altri esseri umani.

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