Intervista a Greta Gerwig, regista di Lady Bird che potrebbe entrare nella storia degli Oscar (e non solo)

In pieno #metoomovement la vittoria meritatissima di Greta Gerwig come miglior regista agli Oscar 2018 sarebbe un passo fondamentale per il riconoscimento professionale delle donne a Hollywood

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Era ora. È successo, e nonostante tutte le pressione mediatiche possibili ed immaginabili degli ultimi anni (#oscarsoblack, #oscarsowhite #minoranzeoscar) possiamo dire che giustizia è stata fatta e, per chi ha visto il film, senza pregiudizio o favoreggiamento alcuno. Greta Gerwig - intervistata da noi al festival di Toronto - è stata nominata, unica donna dopo Katherine Bigelow nel 2010 con il film The Hurt Locker, come miglior regista agli Oscar 2018 insieme ai maschi Christopher Nolan (Dunkirk), Jordan Peel (Get Out), Paul Thomas Anderson (Il Filo Nascosto) e Guillermo del Toro (La Forma dell'Acqua). Nominata meritatamente. E dopo aver vinto il Golden Globes come film comico chissà che non si ripeta agli Oscar di quest'anno, spingendo sempre di più il #metoomovement e il riconoscimento professionale delle donne a Hollywood.

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Greta Gerwig è la quarta regista donna ad essere nominata, seguendo le orme di Lina Wertmuller (Pasqualino 7 Bellezze), Jane Campion (Il Piano), Sofia Coppola (L'amore Tradotto) e Kathryn Bigelow, unica fra tutte a vincere l'Oscar per il film The Hurt Locker. Lady Bird è un film magnifico, il ritratto semi-biografico coming of age di Christina, una ragazza in cerca della propria identità, fra la piccolissima Sacramento e l'enormità dell'America, con un'attrice Saoirse Ronan fantastica (vincitrice Golden Globe 2018 e nominata agli Oscar), con una supporting actress di spessore Laurie Metcalf e la rivelazione dell'anno quel Timothée Chalamet di cui tutti parlano in Chiamami Col Tuo Nome. Una cosa è sicura: nonostante pressioni, complimenti e critiche (positivissime) Greta Gerwig è una persona solare, disponibile, anche comicamente impacciata (come il suo idolo Buster Keaton) e sempre pronta a sorridere.

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Come ti sei trovata nel ruolo di regista?

Per me è stata un'esperienza fantastica e ho provato un'emozione incredibile vedendo un gruppo di attori di talento recitare… i miei dialoghi. Mi piace molto il confronto, ma come regista preferisco fidarmi dei miei attori e lasciarli liberi di interpretare il proprio personaggio come meglio credono, con la certezza che daranno il meglio.

Cos'hai imparato dalla tua prima esperienza come regista?

Quando ho finito di scrivere Lady Bird sapevo che avrei dovuto dirigerlo perché solo facendo, si impara qualcosa di nuovo. Nonostante fossi terrificata non potevo più aspettare, volevo imparare anche questo lato del mestiere che amo.

Chi o cosa ti ha motivato quotidianamente?

Sam Levy il mio direttore della fotografia, mi mandava ogni mattina, prima di cominciare le riprese, un foto di un'altra regista donna al lavoro, come se mi volesse ricordare che ce la si può fare.

A chi hai chiesto consigli?

Non avendo frequentato nessuna scuola di regia, mi sono ispirata a tutto quello che ho sentito e visto quando ero sul set come attrice, anche se devo dire che mentre preparavo il film ho chiesto mille consigli a Spike Jonze, Rebecca Miller e Wes Anderson.

Il film è ambientato in un liceo cattolico. Hai frequentato una scuola simile?

Sì, ma non sono stata cresciuta con una cultura cattolica, ho scelto quella scuola perché avevo la passione della scherma e li mi era data la possibilità di migliorare. Poi all'università ho smesso perché è uno sport molto costoso, bisogna investire costantemente in attrezzatura, è impegnativo, bisogna viaggiare parecchio e allenarsi tantissimo, e io avevo anche altri interessi, non volevo diventare un'atleta professionista. È ancora il mio sport preferito, lo pratico a livello amatoriale, sono iscritta al New York Fencers Club. E so come sono bravissime le italiane.

Spesso scrivi con il tuo partner Noah, come organizzate il lavoro?

Scriviamo in stanze separate e poi ci troviamo dopo qualche ora e leggiamo quello che abbiamo fatto. A volte sono solo idee, pagine che non hanno un posto preciso nella storia, ci scambiamo critiche ed opinioni per poi separarci nuovamente e continuare a scrivere. Un po' alla volta i personaggi prendono forma, il loro mondo diventa più definito. Il fatto che leggiamo a voce alta è molto importante, ci aiuta a trovare il giusto ritmo dei dialoghi. Il linguaggio fa parte del nostro corpo, influenza come parliamo, come ci muoviamo.

Modelli di donna hollywoodiana per le quali simpatizza?

Helen Hunt, Dee Rees (MudBound), Geena Davis, un mito per tutte noi donne nell'ambiente, e Jill Soloway del fantastico e rivoluzionario Transparent.

È vero che hai sempre un taccuino in mano?

Sì, sempre. Mi piace prendere appunti di quello che vedo e osservo quando sono in metro, al ristorante, a piedi… ovunque!

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