Migranti, perché l'Europa tace sul muro del Brennero

Un'epidemia di paura impedisce alla Ue e all'Italia di fermare l'Austria, che sta chiudendo la frontiera meridionale con il filo spinato

È troppo debole la protesta dell'Europa per il muro del Brennero. L'Austria lo sta costruendo a tempo di record, una barriera di reticolato per respingere i migranti sbarcati in Italia e diretti a nord. È un'offesa ai valori fondanti dell'Unione europea e un calcio nei denti al governo italiano. Eppure, da Roma la risposta è flebile. Il nostro continente sta esplodendo. A minacciarne il futuro, prima di ogni invasione migratoria, è un'epidemia di paura.

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I numeri non contano: hai voglia a spiegare che non esiste alcuna invasione (lo dice chiaramente l'Unhcr, agenzia dell'Onu) e che, alla peggio, ci troveremo nel 2016 con un milione di migranti da distribuire su un continente abitato da mezzo miliardo di persone. Hai voglia a ipotizzare che, in parecchi casi, i profughi di guerra saranno in futuro i pagatori delle nostre pensioni. Non intendo minimizzare i problemi: accogliere i rifugiati richiede organizzazione ferrea e rispetto delle leggi. Ma non c'è alternativa e i nostri governanti dovrebbero saperlo. Finché il Medio Oriente sarà squassato dalla guerra, la gente fuggirà verso l'Europa. Si possono almeno rimpatriare i migranti economici? Nella maggior parte dei casi no, dal momento che non esistono accordi con i Paesi di provenienza. I quali non vogliono riprenderseli perché contano sulle loro rimesse economiche. Ecco la ragione per cui servirebbero un ministero europeo unico per l'immigrazione e un piano di accordi economici internazionali, specie con i Paesi africani.

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E torniamo al muro del Brennero. Vi pare possibile che questa strada – una cessione delle sovranità nazionali sui temi dell'accoglienza – possa essere percorsa se nel frattempo accettiamo che Vienna tiri su un filo spinato al confine con l'Italia? La risposta ovviamente è no. Se ci terremo senza fiatare quel muro osceno, la dissoluzione dell'Ue sarà quasi raggiunta. E, in fondo, anche meritata.

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