Kate Middleton, la scuola di George sarà un inferno

I duchi di Cambridge hanno scelto la scuola per il principe George con estrema attenzione, perché adesso anche i ricchi devono occuparsi dei bambini

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Cara Kate,

benvenuta all'inferno.

A settembre George andrà a scuola, Kensington Palace ha annunciato che i fortunati candidati al titolo di "compagno di classe" nelle didascalie delle foto reali sono gli alunni della Thomas's di Battersea, una primaria privata – e assai costosa, ci mancherebbe – della quale non sapevo niente e ora so tutto. Non è la scuola di William, la divisa costa 370 sterline, è lontana da casa (addirittura oltre il fiume, dove non arriva neanche la metropolitana: che sublime snobismo).

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È una scuola mista – non è il momento di fare i disinvolti con le discriminazioni di genere – e il motto d'istituto è: «Sii gentile». Ma per carità, Kate, non t'illudere. L'altra sera al galà della National Portrait Gallery hai detto che non sai se George si renda conto di cosa sta per capitargli. Mi chiedo se tu lo sappia, invece. E no, non sto per parlarti della feroce piaga delle chat su WhatsApp: sono certa che, come per il trasporto, preporrai un inserviente al disbrigo della pratica.

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Il problema sono gli esseri umani. I quali nelle scuole primarie si sentono tutti investiti del sacro compito di preservare l'integrità spirituale degli eletti pargoletti, ma partecipano alla vita di classe con assiduità (e veemenza) direttamente proporzionale alla posizione sociale rivestita. I tempi in cui bastava essere ricchi per potersi disinteressare dei bambini sono finiti, anzi: almeno i poveri hanno la scusa di dover tornare a lavorare. Tu no, ma hai tempo per prepararti.

L'ecosistema scolastico nella sua più esatta rappresentazione è il protagonista principale di Big Little Lies (se l'hai guardato per copiare i vestiti di Reese Whiterspoon o le messe in piega di Laura Dern, guarda meglio). Ci sono tutti. C'è la madre fisiologicamente impicciona, quella che pensi avrebbe un gran bisogno di un lavoro o di un amante o di una vita, invece è così di suo: amica del cuore o nemica giurata, purché informatissima. C'è quella di successo che trova la scuola dell'obbligo una seccatura: la sua bambina sarà CEO del mondo, cominciate a portare rispetto. C'è la madre che sembra perfetta ma nasconde torbide atrocità, la riconosci perché su Facebook mette solo foto di bambini e like a storie di corsa o di vendetta. E c'è la povera, che non è mai sicura di niente.

Poi ci sono i bambini: la vittima, il represso, l'isterica, il manesco, la manipolatrice. E soprattutto c'è quella maestra: terrorizzata da grandi e piccini, priva di qualsivoglia autorevolezza. Un figlio che va alle elementari è un thriller a puntate: è un miracolo è che non ci scappi il morto tutti gli anni.

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