Terroristi per caso: i lupi solitari degli attentati di Parigi e Londra

L'attacco terroristico al Parlamento di Londra del 22 marzo 2017 è l'ultimo attentato che ha sconvolto l'Europa, ma prima c'è stato l'aeroporto d'Orly a Parigi, dove ha agito l'ennesimo balordo in bilico tra delinquenza comune e disagio psichico

L'ultimo lupo solitario in azione nell'attentato terroristico di Parigi (all'aeroporto d'Orly, il 22 marzo 2017) nel cuore di un'Europa fragile e sotto elezioni, è l'ennesimo balordo in bilico tra delinquenza comune e disagio psichico, la cui cosiddetta radicalizzazione (forse avvenuta in carcere, non una novità) assomiglia piuttosto a un definitivo buttarla in caciara.

La parabola di Zyed B., francese di origine maghrebina che prima ha reagito a un controllo di polizia aprendo il fuoco e ferendo leggermente un poliziotto, poi ha rubato l'auto a una signora «nel nome di Allah», quindi ha raggiunto l'aeroporto di Orly, ha aggredito una soldatessa strappandole l'arma e infine è stato ucciso, ci ricorda che esiste un terrorismo così, un po' di risulta.

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Zyed non era un foreign fighter di ritorno, ma un tipaccio con precedenti per crimini comuni. Non un fiche S, che è il codice con cui la Francia scheda gli islamisti ritenuti pericolosi, ma un pregiudicato che dopo averne combinate di cotte e di crude (furto, spaccio, rapina), s'è forse convinto che tanto valeva farsi ammazzare nel nome di dio. Questo almeno pare abbia detto ai militari prima che lo uccidessero: «Sono qui per morire per Allah». Fonti giudiziarie rivelano tuttavia la presenza di alcol e droghe nel suo sangue. E il contenuto dell'ultimo sms, mandato al padre quella mattina, non è esattamente riconducibile a uno stato d'esaltazione religiosa: «Ho fatto una cazzata».

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