L'arte di farsi invitare a cena

«Il primo sintomo che permette di riconoscere lo scroccone è la frase: devo fare il bancomat; in seguito: il bancomat era rotto», racconta Guia Soncini

Più Popolare

Finché non ho conosciuto L., massima studiosa dell'antropologia dello scroccone,credevo che lasciare che fossero sempre gli altri a offrire fosse una caratteristica casuale, come il segno zodiacale o il colore di capelli: che non esistessero segni di riconoscimento possibili. Quand'ero piccola e guardavo con un certo stupore i grandi bisticciare come bisticciano i grandi – «Lascia stare, faccio io», «Non esiste, hai pagato l'ultima volta, tocca a me» – c'era un parente che ricordo con grande divertimento. Inscenava anche lui la manfrina «Pago io», ma poi, nella corsa alla cassa, faceva il giro più largo attorno al tavolo: lui il gesto di voler pagare l'aveva fatto, ma poi, accidentaccio, gli altri l'avevano preceduto. Erano anni più ingenui: non c'erano carte di credito da lasciare sul tavolo. A volte pare non ci siano neanche adesso, almeno a valutare dalla frase internazionale di riconoscimento degli scrocconi, che mi ha insegnato L. e che da allora cerco in ogni non pagatore di conto: «Devo fare il bancomat». Quando il mio conoscente R. mi disse «Devo fare il bancomat», e anticipai io i soldi di una cena di gruppo che avevamo stabilito di offrire noi due, era il 2010: sto ancora aspettando che me li ridia. 

Advertisement - Continue Reading Below

Lo scroccone è molto sfortunato, trova molti bancomat rotti e conta sul fatto che negli anni ti stuferai di chiedere. Se ciò non avviene, subentra la seconda regola dello scroccone: egli si percepisce vittima di menzogne e vieppiù generoso. Era il 2011 quando, visto che era inutile mettersi in fila all'alba in due, comprai alla mia conoscente G. un trench di quelli che Lanvin aveva disegnato per H&M. Seguirono molti «Devo fare il bancomat», ma quei 149 euro non li vidi mai (un paio di volte mi rifiutai di pagare il pranzo: facendomelo offrire eseguivo un ammortamento parziale; ma G., professionista della scrocconaggine, paga con la carta aziendale: dilettante, pensavo di scroccare il pranzo a una scroccona). Di recente le ho ricordato le parole trench e bancomat: G. ha risposto seria di avermi restituito i soldi «tante di quelle volte che mi ci rifacevo il guardaroba». La scroccona si percepisce come in regola coi pagamenti, e anzi percepisce un po' te come una che prova ad approfittare della sua generosità. È una malattia, non si può infierire. 

Più Popolare

Non è neanche legata al reddito, secondo uno studio realizzato anticipando i soldi dei biglietti di Springsteen: C., i cui introiti lo qualificano per un servizio di talk-show sui precari, ti fa un bonifico dopo due giorni scusandosi pure del ritardo; F., che guadagna uno sproposito, ti fa penare per mesi di «Devo fare il bancomat» prima di restituirti la cifra che ti deve. È una malattia percettiva e rende ipersensibili, anche. L'altra sera ho preso un aperitivo con una che, al momento di pagare, è rimasta sette passi indietro rispetto alla cassa. Quando si è sentita al sicuro, quando lo scontrino e il resto erano già nelle mani di quella cui aveva scroccato la serata, ha fatto fare capolino al borsellino sbattendo gli occhioni. Essendo poco rispettosa delle malattie, le ho fatto presente che sembrava quel mio parente che faceva il giro largo. Gli occhi le si sono riempiti di lacrime – come potevo darle della scroccona, che calunnia – ma mica mi ha ridato i soldi

More from Gioia!:
L'attrice inglese Emma Thompson rivela alla tv scandinava: l'invcecchiamento non si può combattere, deve diventare un processo sostenibile.
Firme
CONDIVIDI
Cara Emma, sei la mia amica geniale
Quante rughe mi devo far venire per diventare come te?
milano-zucchero-e-catrame-prima-estate-milanese
Firme
CONDIVIDI
Milano Zucchero e Catrame, come sarà l'estate milanese?
La sto aspettando come un viaggio dall'altra parte del mondo, perché Roma per me è un libro aperto, Milano, no: ci sono le cicale?
Firme
CONDIVIDI
Se mi lasci ti cancello: le donne sfregiate
L'acido sulla faccia delle vittime della violenza non brucia solo il corpo, ma scava una ferita dentro da cui è difficile guarire
Firme
CONDIVIDI
Isis, quando i miliziani tornano a casa
Sono europei, ma inneggiano al Corano: si spende per integrarli quando ritornano in patria, ma forse dovremmo difenderci
Firme
CONDIVIDI
Genitori separati: cosa dire ai figli?
Bisogna sempre parlare bene al figlio di un padre, anche se indegno, oppure se un genitore è spregevole i figli hanno il diritto di...
milano-zucchero-e-catrame-primi-sei-mesi-milano
Firme
CONDIVIDI
Milano Zucchero e Catrame, i miei primi 6 mesi qui
Nel sesto mese della mia vita a Milano sono diventato parte del mio quartiere: per un abitudinario come me è una conquista
Firme
CONDIVIDI
Lui non è affettuoso? Protegge il vostro amore
«È l'amante perfetto, ma non è per niente romantico»: la felicità non ti basta, se non la sbatti in faccia agli amici?
immigrati-islam-integrazione-generazioni
Firme
CONDIVIDI
Quei figli di immigrati sospesi tra due mondi
Obbligati a seguire le tradizioni dei padri, ma desiderosi di trovare una collocazione nel Paese che li ospita
Una manifestazione contro la violenza sulle donne in Brasile.
Firme
CONDIVIDI
Femminicidio: quando lui non accetta la fine
Ancora una donna uccisa da un ex, dopo che lui le aveva chiesto un «ultimo incontro chiarificatore»
Firme
CONDIVIDI
Trump: a cosa servono (davvero) le bombe
Ha bombardato una base siriana per ragioni umanitarie, ma lo ha fatto soprattutto per distrarre gli americani dalla politica interna