Victoria Beckham, consigli per il successo

​In una lettera alla se stessa diciottenne, la Spice tamarra evoluta in maestra d'eleganza ci rassicura: anche le ragazzine goffe possono diventare adulte di successo

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Cara Victoria,

come sei saggia.

Per accompagnare la quarta copertina del Vogue d'Inghilterra, invece della solita intervista in cui racconti quanto sei emancipata, impegnata, benefattrice e innamorata, hai scritto una lettera alla te stessa diciottenne per rassicurarla: nonostante l'acne, le cosciotte e l'insicurezza cronica, nel suo destino c'è un'adulta di successo: emancipata, impegnata, benefattrice e innamorata. (E adesso giura: tu e David non vi lascerete mai. Almeno voi).

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Cose che avrei voluto sapere, l'hai intitolata. E alcune sono effettivamente utili. Tipo: «Mettiti gli occhiali da sole. Spesso. Anche al chiuso. Soprattutto in aeroporto. Trasformano qualunque straccetto in un completo figo». Il che è piuttosto vero ma, se scrivessi alla me stessa diciottenne, aggiungerei: «Investi anche in lenti graduate, per l'amor del cielo, ché miope come sei rischi di andare a sbattere contro l'aereo». Se solo avessi saputo, quante brutte figure mi sarei risparmiata.

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Non essere la più magra né la più carina – sostieni, ed è una parabola di riscatto che porti in tour da un po', quella della bambina goffa vessata dai compagnucci delle medie – ti ha aiutato a sviluppare una qual scorza, indispensabile per sopravvivere alle sistematiche critiche e illazioni (ma pure: cattiverie e bugie) che per 15 anni sono state il tuo principale punto di accesso alla realtà. Il bullismo è il nuovo greco antico: serve a selezionare la classe dirigente.

Certo, con le Spice Girls hai venduto 75 milioni di dischi: aiutano a farsi una ragione delle malelingue. Ma adesso che va di moda riverirti – «Elegante, mai sfacciata», ha detto della tua recente sfilata Suzy Menkes – il risarcimento minimo che ti spetta è un attestato di preveggenza. In Wannabe c'era già tutto il millennio in corso: l'amicizia coreografata, la diversità come criterio costitutivo, il femminismo pop. Noi sculettanti all'epoca non lo sapevamo, ma lo sapevamo già. Non serve fare le intellettuali da piccole, per crescere intelligenti.

Non sei più la ragazza semplice di un tempo, non fai neanche finta di crederci (grazie). Hai imparato «a sostituire i tacchi con le Stan Smith, e i miniabiti con le camicie immacolate. Ma non sarai mai una che sembra scappata di casa». Né ti sentirai mai a tuo agio in bikini. E questa è la cosa rassicurante da far sapere, alle noi stesse ancora troppo giovani. Puoi avere tutto il successo del mondo oppure anche meno, fare quattro figli oppure nessuno, fondare imperi milionari oppure combattere ogni anno contro l'anticipo dell'IVA: le paranoie frivole sono per sempre. Nessuno potrà mai portartele via.

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