Sasha Obama, figlia di femminista

In vacanza a Martha's Vineyard, la figlia del presidente arrotonda come una normale ragazza ricca​: sono le pari opportunità

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Cara Sasha,

è quasi finita. Ancora pochi mesi, e poi papà sarà il presidente più rimpianto dai femminili di tutto il mondo – a cantare l'inno nazionale il giorno del secondo insediamento chiamò Beyoncé: come potrà mai andare meglio di così? – e tu avrai finalmente il diritto di vivere come una qualunque quindicenne figlia di miliardari democratici. Che non è facile, mi rendo conto, ma quantomeno nessuno reputerà ancora opportuno fotografarti in pantaloni beige mentre lavori in un ristorante di Martha's Vineyard.

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Questa del lavoretto estivo è una fissazione dei genitori ricchi di sinistra: come se sparecchiare nel locale di certi amici al mare, aiutata da sei guardie del corpo, in orari di bassa affluenza, potesse somigliare anche lontanamente a un lavoro vero. La responsabilità più delicata che hai imparato ad assumerti, in quella settimana (scarsa) da cameriera, è stata di tenere sempre in testa il cappello aziendale con visiera. Peraltro orrendo. Poi sull'isola è arrivato anche il resto della famiglia – mamma e papà dalla campagna elettorale, quella gran culo di Malia dai prati del Lollapalooza – e la vacanza è potuta cominciare.

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Prima di partire, però, tuo padre l'infaticabile ha lasciato al mondo un messaggio su cui riflettere – come compito per le vacanze – sotto forma di editoriale breve per quindicenni che comprano Glamour (così non hai manco la scusa di non averlo letto perché dovevi lavorare). «Le persone più importanti della mia vita sono state donne», ha scritto lì per cominciare. Èd è stato allora che mi sei venuta in mente tu.

Dopo nonna Ann buonanima, che faceva la ragazza madre e l'antropologa quando le femmine erano al massimo mogli di carriera; dopo mamma Michelle, che ha reso quello della first lady un mestiere allettante anche per un marito; e dopo la solita Malia, che l'anno scorso era sul set con Lena Dunham e il prossimo andrà ad Harvard come papà; tu servi gamberi freschi fritti alla fermata dello yacht. Ci vuole coraggio a fare la secondogenita.

Ma lui vuole bene a tutt'e due, ci mancherebbe. A un certo punto scrive: «È importante per le mie figlie avere modelli di riferimento in posizioni di vertice, qualunque sia il campo che scelgono» – "qualunque", capisci? – «Ed è cruciale che il loro papà sia femminista, perché questo adesso è quello che si aspettano da tutti i maschi». Non importa cosa tu decida di diventare, Sasha. Lui ha sbucciato le tue mele.

Nel mio piccolo, ho un padre anch'io. A casa era lui che sbucciava la frutta, per me e le mie sorelle. Pertanto, quando ho incontrato mio marito, ho messo in chiaro: «Va bene la parità, ma alla frutta ci pensi tu». Ha protestato, sbuffato, rivendicato. Ma è stato quando ha cominciato a occuparsi di frutta per le sue figlie che ha capito. Lui non sbuccia le mele: stabilisce uno standard.

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