Theresa May è il nuovo premier della Gran Bretagna

Theresa May entra a Downing street 37 anni dopo Margaret Thatcher: nelle sue mani la pesante responsabilità del dopo Brexit 

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Dopo il disastro Brexit, la patata bollente passa in mani femminili. Le dimissioni di David Cameron, la rinuncia di Boris Johnson e una serie di bocciature preventive lasciavano in corsa per la leadership del partito conservatore inglese (e di conseguenza per la non confortevole poltrona di Primo ministro) soltanto due persone, entrambe donne over 50: Theresa May, già ministro dell'Interno (nella foto, mentre esce dal 10 di Downing street), e Andrea Leadsom, ministro dell'Energia.

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Delle due l'una: Andrea si è ritirata ed è rimasta Theresa, che dal 13 luglio è il nuovo capo del governo britannico. In attesa di sapere se abbia una personalità tutta sua, viene paragonata un po' alla Thatcher (per la perfidia) e un po' alla Merkel (per essere pure lei figlia femmina d'un pastore protestante). 

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Già schierata per un blando "remain", ma ora convinta che quando si è fuori si è fuori e non ha senso riparlarne, molto severa nei confronti dell'Europa eppure a modo suo europeista, Theresa viene considerata una perfetta premier di compromesso – a parte i gusti in fatto di scarpe, estremamente divisivi – e insomma la persona ideale per rappresentare un Paese incerto, o confuso. Lei ne è convinta: «La più adatta», ha detto, «sono io». Andrea un po' meno, ma le critiche rivolte alla May (più o meno: io sono madre, tu no) non paiono più così rilevanti.

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