Angelina Jolie e i figli perfetti

Shiloh, Pax, Maddox, Zahara, Vivienne e Knox studiano lingue, e da grandi faranno io benefattori internazionali

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Cara Angelina,

figurati se non ti capisco. Hai vinto un Oscar e la riconoscenza della regina Elisabetta, hai combattuto il cancro e la fame nel mondo. Hai una carriera da regista a credito illimitato, e una cattedra temporanea alla London School of Economics. Hai un segretario di Stato americano, e 65 milioni di profughi, da accudire. Quelle labbra sono naturali. Eppure, quando vuoi fare bella figura, non parli di te. Quando vuoi sentirti dire «brava», tu parli dei tuoi figli. I magnifici sei. Nessuno dei quali risulta intenzionato a fare l'attore: la tua non è una famiglia per vanitosi.

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E se davvero a casa vostra si celebra ogni anno la giornata internazionale del rifugiato, presumo sia difficile dopo il pensierino altruista della sera cambiare discorso e confessare: «Mamma, da grande voglio essere Tom Hiddleston». Piuttosto il musicista, dici, ma ti viene da ridere, perché sai già che nel loro destino c'è la diplomazia internazionale. Shiloh sta imparando lo khmer, Pax il vietnamita, Maddox il russo, Zahara il francese, Vivienne l'arabo e Knox – chissà che mal di testa, poveretto – il linguaggio dei segni. Lo hai raccontato alla BBC con la disinvoltura con cui io ho lasciato cadere ovunque mi sia capitato di passare nelle ultime settimane – compreso: qui – indiscrezioni sulle pagelle (bellissime) delle mie figlie (bravissime). Sei entrata nel dettaglio con lo stesso entusiasmo delle madri che fanno la cronaca su Facebook degli esami di maturità di figli non particolarmente verosimili – «È uscito Eco! Con il programma non ci sono arrivati, ma per fortuna lui lo ha letto tutto» – e l'immedesimazione di chi non contempla il rinnovamento: la matematica non sarà mai il mio mestiere, figuriamoci il suo.

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Perché possiamo essere scienziate, alte commissarie, sindache o presidentesse degli Stati Uniti: niente ci misura con la precisione della potenza intellettuale dei nostri figli. Ci vuole superiorità genetica, ci vuole lungimiranza tattica, ci vuole culo: mica crederanno che sia merito loro. E in un momento storico in cui, per rappresentare la maternità, Donatella Versace prende Karlie Kloss e Gigi Hadid (45 anni in due) e le mette in un supermercato a far da mamme a giovinette abbondantemente scolarizzate – anche per fare figli c'è stato un momento giusto: si portava molto nel 2006, esibire un neonato oggi è da parvenu – mi rendo conto che pure tu, che di mestiere sconfiggi il male, hai bisogno di gratificazioni.

Perciò, Angeli', diciamoci tutto. Che la versione di greco era difficilissima, e la professoressa un'incapace, ma la bidella dice che l'amore mio è stato il più bravo. Che quel film Maddox in Cambogia lo sta girando praticamente da solo, coi soldi della paghetta, e sarà l'opera struggente di un formidabile genio. Che durante le vacanze lavoreranno negli ospizi, e per rilassarsi la sera leggeranno Proust. Tanto diventeranno adulti comunque: avranno tutto il tempo di sostituire alle nostre illusioni le loro mitomanie.

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