Domanda: ma il Festival di Sanremo di Claudio Baglioni non doveva andare malissimo?

Fino alla vigilia il Sanremo di Claudio Baglioni doveva essere un flop, e invece: perché lui è un classico, il jukebox delle nostre vite, uno che ci fa saltare sul divano con le prime quattro note di La vita è adesso

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Il Sanremo di Baglioni - che ha fatto invidia al mondo, che ha vinto contro un miliardo di previsioni - era, fino alla vigilia, un festival che doveva andare a puttane. Non ci scommetteva nessuno: dirigenti Rai, autori, addetti ai lavori assortiti. Figuriamoci: un Sanremo che non voleva fare nessuno, dopo il successo di Carlo Conti. Finché qualcuno ha pensato a Baglioni. Certo, ma mica può bastare. Ci voleva un'idea e il tempo di lavorarci, ed era tardi (Baglioni è arrivato come direttore artistico in autunno, al Sanremo successivo si comincia in genere a lavorare in primavera); ed era impossibile convincere gli ospiti; e poi serviva un conduttore: Baglioni mica può condurre. E invece. 


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Il Sanremo di Baglioni doveva essere un insuccesso. Perché i numeri di Conti erano oggettivamente imponenti, e il confronto faticoso; e perché, se fosse andato male, erano già pronti per l'anno prossimo conduttori di quelli importanti ma che vogliono essere considerati salvatori della patria: quelli che Sanremo lo fanno solo se l'anno prima è andato abbastanza male da farli acclamare come coloro che ci hanno convinte a ritornare davanti alla tele. E invece. 


Claudio Baglioni con Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino sul palco di Sanremo 2018.
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Il martedì sera, eravamo tutte piacevolmente sorprese: i tre funzionavano. Favino si sapeva: fa ridere, fa le voci, balla, canta; se serve aggiusta anche lo scaldabagno (quello che Fazio si vanta sempre d'aver fatto installare nei camerini dell'Ariston al suo primo Sanremo, nel 1999; e io ogni volta penso a Baudo che negli Anni 80 si lavava con l'acqua fredda). La Hunziker era bella come al solito e meno attraversata da irritanti risate nervose del solito. E l'idea non serviva: Baglioni è un'idea, è un classico, è il jukebox delle nostre vite, è uno che ci fa saltare sul divano con le prime quattro note di La vita è adesso. Sanremo è Sanremo, e Baglioni è Baglioni. 


La tv è una scienza basata sul senno di poi, quel senno di poi chiamato Auditel che alle 10 di mattina fa improvvisamente ribaltare ogni giudizio: se t'hanno visto tutti, quella ciofeca della sera prima era una meraviglia. Quando, alle 10 d'ogni giorno da mercoledì a domenica, numeri incontrovertibili hanno sancito che gli autori fossero dei geni e non dei cretini, quelli che fanno la tv hanno capito quel che sanno da sempre quelle che guardano la tv: dateci canzonette a forma di madeleine, anche se le rovinano gli ospiti, anche se le interrompono le giornaliste, e noi saremo contente. Sopportiamo pure le canzoni nuove in concorso, se in cambio ci date quelle vecchie da squarciagolare. 


Claudio Baglioni on stage a Sanremo 2018.

Alla fine dell'ultima puntata, i tre conduttori più Sabrina Impacciatore, che ogni sera fingeva di disturbare e ogni sera si confermava la Franca Valeri della nostra generazione, hanno fatto un numero da gran varietà sulla Canzone intelligente, quella "che sia piena di bei ragionamenti, che spieghi un po' di tutto e un po' di niente", e poi ci hanno lasciate lì a chiederci per chi fosse il pizzino: per Elio, inventore dell'intelligentismo da Ariston arrivato ultimo, o per i vincitori, con canzone rigorosamente impegnata? E soprattutto - adesso che torniamo ognuno al proprio posto, liberi finalmente e non saper che fare - Claudio ce lo fa il Sanremo 2019? Ragazza di campagna non l'ha ancora cantata. Al prossimo festival senza interruzioni, per favore.

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