Perché a volte l'amore di una mamma è come una coperta che soffoca

Ci sono madri che ti tirano a fondo e madri che ti buttano lontano, perché sanno che non gli appartieni, che sei del mondo: io cerco di trasmettere all mie figlie altro oltre al calore di una chioccia

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C'è un'età in cui credi che tutto cambierà. Un'età in cui diventerai più morbida, più accogliente, più dolce, più complice. Un'età in cui dimenticherai e perdonerai tutto. Anche perché da perdonare alla fin fine cosa c'è? Non abbastanza per alzare muri e rispondere coi sassi. Sarai adulta finalmente. Sarai una donna di fronte a un'altra donna, e capirai. Non avrai più bisogno di scontrarti né di compiacere, di opporre con violenza le tue ragioni alle sue, di fare qualsiasi cosa per non somigliarle e liberarti una volta per tutte da quello sguardo che ti insegue sempre, che a volte dice altro da quello che la bocca dice e lancia gommini ad aria compressa che non uccidono, ma fanno un male cane. Anche se poi non te ne frega niente di quello che lei pensa di te, siete il giorno e la notte, siete lontane, ognuna incatenata alla sua vita, finalmente legate solo da un vincolo di sangue, non più da chiavi, chiamate, permessi, divieti, ricatti, gioghi sentimentali e piccoli segreti che lo dico solo a te, non dirlo a papà. E invece te ne frega, porca vacca, neanche avessi ancora dieci anni. E ti dispiace non essere migliore, qualsiasi cosa voglia dire. Per renderla fiera e felice per te.

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Ci sono mamme grandi come massi

Mamme che fanno ombra e impediscono il passo. Mamme leggere che volano via, soavi, distratte, femmine e coiffate fino all'ultimo giorno. Mamme che tirano a fondo e mamme che ti buttano lontano, perché sanno che non gli appartieni, che sei del mondo. La mia è nata per fare la mamma, con la maiuscola in tutte le lettere, non solo la prima: MAMMA. Con le lucine tutte accese come una scritta del luna park. Sempre presente, calda. Con un odore tutto suo che sento ancora nelle narici, fatto di cose dolci e buone, come di latte e biscotti, di ciambellone che lievita in forno. Come si fa a non essere grate quando si cresce con una madre così? E invece spesso si diventa feroci, insofferenti a tanta cura, desiderose di libertà. L'amore a volte è una coperta che soffoca. E noi troppo diverse per rannicchiarci l'una nell'altra e sopravvivere a quella brutta battaglia che è il crescere. Per diventare altro: non più solo figlia, non più solo madre.

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Non so se sono la mamma che sono per reazione

Tanto lei ansiosa, quanto io abile nel minimizzare, allergica al telefono, insofferente ai diktat del bravo genitore, disposta sempre a negoziare sulle regole ma mai sulle cose che riguardano me. Non avrei mai potuto essere mamma e basta, tu invece sì. E forse ti è mancato essere altro, ma l'hai capito tardi. È anche per questo che mi arrabbiavo tanto. Avrei voluto salvarti dalla tua mammitudine, dalla difficoltà a trovare un interstizio - tra la figlia ubbidiente che sei stata e la madre con le lettere in grassetto - in cui poter essere solamente tu. Io questa cosa l'ho perseguita sempre, questo non perdermi di vista, e forse, anzi di sicuro, non sono diventata brava come te, ma non ho rimpianti. Resto una mamma con le minuscole, senza velleità, e cerco alle mie figlie di trasmettere altro oltre al calore di una chioccia (che poi magari, solo quello vogliono).

L'età della dolcezza e della resa delle armi comunque credo non arrivi mai

Non c'illudiamo. E l'ho capito in modo chiaro sentendo le storie di amore e arsenico raccolte da Concita De Gregorio nel docufilm Lievito madre: 15 confessioni senza rete di ragazzacce del secolo scorso, da Natalia Aspesi a Luciana Castellina, da Inge Feltrinelli a Dacia Maraini, per dirci che le madri sono quasi per tutte un bell'intralcio, eppure necessario. A loro, e a questo strano miscuglio di tenerezza e chiodi, sensi di colpa e nostalgia, è dedicato il numero 47 di Gioia!. Fatto di lettere aperte, scambi di abiti e confessioni. Abbiamo lasciato la parola anche alle nostre figlie adolescenti per capire se aver abdicato al ruolo di genitrici vecchio stampo per diventare amiche sia stato un bene o un male. Cosa ci abbiamo perso? E cosa guadagnato? Per il momento, solo il doppio dei vestiti. Poi si vedrà, ma intanto non è poco.

Scrivete a Maria Elena Viola, direttore di Gioia!: direttoregioia@hearst.it

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