Maria Sharapova, l'importante è saper perdere

La tennista russa è stata battuta da Serena Williams 19 volte (su 21, e tutte di seguito) non perché è più debole, ma perché è più scarsa

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Cara Maria Sharapova, ogni tennista è un'isola.

Lo diceva Andre Agassi in Open – il libro che contiene quello che c'è da sapere sul tennis, la vita e tutto quanto – e poi specificava: «Di tutti gli sport praticati da uomini e donne, il tennis è quello che più somiglia alla reclusione in isolamento». Deve essere per questo che la tua recente autobiografia – Unstoppable, inarrestabile: una scelta di titolo curiosa dopo 15 mesi di squalifica per doping – sembra scritta da una che non ha mai avuto modo di sperimentare la realtà fenomenica del resto del mondo.

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Quando descrivi Serena Williams – dalla quale sembri piuttosto ossessionata, e come non capirti – ci tieni a sottolineare che «la sua presenza fisica è molto più imponente e massiccia di quanto sembri in tv. Ha le braccia grosse, le gambe grosse. E poi è alta, davvero alta». Secondo i misuratori ufficiali del web, Serena Williams è di 12 buoni centimetri più bassa di te. E anche se sono assolutamente convinta che «tutto di lei incute paura e soggezione», tu sei una sventola russa che sfiora il metro e 90: non lo scricciolo che mi augurerei di incontrare in un vicolo malfamato. Se davanti a lei ti senti una bambina alla prima finale tra i grandi, il problema non è certo fisico.

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Pure perché, quando davvero eri una bambinona alla sua prima finale di Slam, Serena Williams l'hai annichilita senza concedere un set, e a Wimbledon. Era il 2004: avevi 17 anni. Ma nel boschetto della tua fantasia questa è l'origine di ogni disfatta: alla fine dell'incontro dici di averla sentita piangere – «Coi singhiozzi, gutturali, di quelli che ti manca l'aria e ti spaventi» – e da allora sei persuasa di essere l'oggetto del suo rancore. Ed è in virtù di questo odio inesausto che secondo te (dopo una seconda meno drammatica sconfitta) Serena ti ha battuto per 19 – diciannove – volte di fila. Perché ti tiene il muso, mica perché è la tennista più forte della storia dell'umanità.

Saper perdere, Agassi diceva pure questo, è molto più difficile che saper vincere. Siccome però tende a capitare più spesso (a chi lo dici) a un certo punto bisogna trovare il modo di uscirne senza capricci. In un episodio di West Wing – la serie tv che contiene quello che c'è da sapere sulla politica americana, la vita e tutto quanto – Amy Gardner fornisce preziose linee guida: «Ho combattuto, ho perso, ho bevuto un drink, ho fatto una doccia. È così che funziona tra professionisti. E sai cosa faccio quando vinco? Due drink». È un approccio di laboriosa applicazione – nel tennis, nella politica, nella vita – ma dà le sue soddisfazioni: se non puoi vincere, sii la perdente più invidiabile del circuito.

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