Quel che si perdono i figli bamboccioni

La sindrome dell'impostore è quella vocetta che ti dice che prima o poi tutti si accorgeranno che non vali quanto credono: l'attrice della serie tv Scandal Katie Lowes l'ha applicata agli immobili

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Quando Katie Lowes è diventata famosa aveva trent'anni. Era la prima stagione di Scandal, e lei era la ragazza che viene incastrata per l'assassinio del fidanzato e scagionata da Olivia Pope e poi diventa la sua principale collaboratrice. Noi spettatrici normali la notammo perché ha le braccia grosse: in tv ci sono o fotomodelle mancate o obese chiamate curvy; le vie di mezzo, con un po' di pancetta e i braccioni, non si vedono quasi mai.

L'attrice Katie Lowes, 36 anni.
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Chiunque vada a Los Angeles per la prima volta ne torna raccontando che le cameriere sono tutte attrici: è una città fatta di gente che aspira alla fama, e intanto deve pur mantenersi (è un'informazione vera, ma incompleta: ci sono anche un sacco di camerieri che sperano di sfondare come sceneggiatori, mica solo come attori). Prima di Scandal, Katie era una di loro: quelle che fanno particine ogni tanto, e nel frattempo si arrabattano. Quando arrivarono il ruolo fisso e le foto sui red carpet e le interviste sui giornali, Katie raccontò d'essersi data, con Scandal, l'ultima chance. Avrebbe rinunciato all'eterna attesa della gloria, stufa di non sapere mai come avrebbe pagato l'affitto del mese dopo: se anche quel provino non avesse portato a nulla, si era già offerta per lavorare come assistente per una sua amica attrice allora più famosa, Connie Britton. Il provino ha portato sei stagioni di Scandal, 
e Katie Lowes ha comprato casa.

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La settimana scorsa, sul sito che ha messo su la produttrice di Scandal per raccontare storie di donne (shondaland.com), Katie ha raccontato la sindrome dell'impostore applicata agli immobili. La sindrome dell'impostore è quella vocetta (Arianna Huffington la chiama «la coinquilina odiosa») che ti dice che prima o poi tutti si accorgeranno che non vali quanto credono, che sei una miracolata e questa è la volta in cui il mondo lo capirà, che non può durare. Per una che è nata in una famiglia benestante ma alla quale i genitori, una volta laureata, hanno giustamente smesso di passare soldi, e che quindi si è arrabattata fra mille lavori e stando attenta agli spicci, l'acquisto di una casa scatena ogni paranoia d'impostura. E se poi domani resto senza soldi di nuovo? E se mi sono sbagliata a fare i conti? E se i miei amici non mi vorranno più bene perché sono una riccastra e non una di loro?

È una lettura buffa e un po' commovente, e mi ha fatto pensare a quel che si perdono le mie amiche che, ben dopo i trent'anni, vivono in case pagate dai genitori, mandano i figli in costose scuole private pagate dai suoceri, fanno meravigliose vacanze pagate dai genitori o dai suoceri, tutto questo dopo banchetti di nozze pagati da genitori e suoceri che si sono pure presi degli improperi perché – «Ma ti rendi conto! Che invadenza!» – volevano invitare i propri amici 
a un pranzo che pagavano loro.

Ho pensato alla gioia purissima di Katie che finalmente può smettere d'aver paura delle bollette e comprare la sua prima casa, e alle lamentele delle mie amiche perché madri che pagano le case delle figlie quarantenni si presentano non invitate in quelle case (nelle quali le figlie vivono senza potersele permettere). Mi sono chiesta cosa accadrebbe se i genitori ci tagliassero i fondi a vent'anni: diventeremmo adulte che fanno serie televisive più divertenti? Chissà. Di certo io avrei amiche meno lagnose.

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