Quando il desiderio di andare al concerto di Bruce Springsteen rimane in standby

E poi cerchi di consolarti dicendoti che lo spettacolo sarà insignificante, proprio come un panino con la tartare

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Granita ai gelsi o alla pesca? «Intero o bikini? Aperitivo in spiaggia o al porto? Queste le domande che era normale farsi ad agosto. Io invece, neanche fossi una sedicenne rimandata in filosofia, mi chiedevo: cos'è il desiderio? È cominciata quando, in una città semideserta, un'amica mi ha portato a cena in un posto di moda. Dobbiamo andare presto, c'è la fila, ha spiegato, e già assaporavo quelle truffe di Milano quando si sente New York. E infatti. Sono pugliesi, mi spiegava, mettono la tartare nel panino. Ah, beh: un'invenzione paragonabile alla ruota. Alle sette almeno non c'era fila, ma: la tartare era né meglio né peggio di quelle d'un qualsivoglia giapponese del quartiere; la frittura decisamente cattiva; i prezzi da ristorante serio; il servizio da mensa aziendale. Mentre mi ripromettevo di non far mai più scegliere i ristoranti alle amiche, siamo uscite: le otto di sera, una cinquantina di persone in fila per entrare.

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Un paio di settimane dopo, era il 30 agosto. La data che aspettavo da quando Bruce Springsteen aveva annunciato che, a ottobre, farà uno spettacolo a Broadway. Un po' lui che racconta la sua vita, un po' di canzoni. A Ferragosto avevo chiamato il commercialista. Scusi se la disturbo mentre indossa il boccaglio e le pinne, ma ne va della mia serenità: io devo vedere Bruce a Broadway. Quelle cartelle esattoriali che scadono a settembre, se le pago in ritardo mi arrestano? Col tono che si usa con una che ha trovato la farmacia chiusa e non ha potuto prendere le goccine, mi ha rassicurato: potevo pagare in ritardo. Probabilmente ha pensato che a Broadway risiedesse un noto usuraio di nome Bruce, e stessi andando a impegnarmi un rene per pagare l'Iva. Per tutelarci dal sistema di sbigliettamento americano (bagarini che comprano tutti i biglietti appena escono e poi a te tocca pagarli, appunto, a tassi da usura), Bruce ha inventato la preiscrizione, come negli asili in centro. Ti iscrivi in anticipo, il 30 mattina ti arriva un codice tramite che ti dà accesso prioritario all'agognato acquisto. Tradotto nel linguaggio del desiderio: questi 400 dollari devi dimostrarmi che vuoi davvero darmeli, sennò che prova d'amore è?

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Solo che la notte tra il 29 e il 30, mentre ero insonne come quando aspettavo Babbo Natale, mi arriva una mail. L'oggetto è standby access, che nel linguaggio del desiderio equivale a quelli che, trovandoti attraente come un comodino, ti dicono che non vogliono rovinare questa bella amicizia. Sei in standby: purtroppo non sei tra le fortunate cui tocca un codice, ma resta vicino al telefono, non si sa mai, se saranno disponibili nuovi codici potresti riceverne uno. Tradotto: mi faccio vivo io.

Il pomeriggio, con amici altrettanto in standby, cercavamo di consolarci: lo spettacolo sarà insignificante come un panino con la tartare. Ma ovviamente il desiderio non funziona così. Funziona che, se c'è la fila, tu quella cosa la vuoi comunque. E inizi a pensare a dove hai sbagliato. In agosto c'erano delle foto di Bruce, assieme a Robert De Niro, a Como. Avrei dovuto presentarmi lì e offrirgli di portarlo a Milano a mangiare il rivoluzionario panino col pesce. Vedendo la fila si sarebbe convinto che la tartare fosse specialissima, che fossi stata molto generosa a portarcelo, che meritassi due biglietti – altro che standby.

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