Cara Lena Headey, dobbiamo parlare di Cersei Lannister del Trono di spade

So pochissimo di lei, la regina coi capelli a scodella, ma abbastanza per decidere che è la sola, in quel mucchio di scappati di casa, a meritare una serie tv

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Cara Lena Headey, dobbiamo parlare di Cersei.

D'altra parte di te so pochissimo, di lei, la regina coi capelli a scodella, non molto di più – arrivasse Sky Atlantic fino al suo palazzo, Il trono di spade non lo guarderebbe manco lei: confuso, interminabile, pieno di bestie e funamboli dell'espressione unica – ma abbastanza per decidere che è la sola, in quel mucchio di scappati di casa, a meritare una serie tv.

Lena Headey, 45 anni, è la regina Cersei Lannister nella serie tv Il trono di spade 7, in onda su Sky Atlantic.
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Cersei mica è una pazza. È una donna che fa quello che fanno gli uomini nella sua posizione – nello specifico: usare il sesso come arma, vendicare ogni torto, ammazzare nemici in guerra – ma viene trattata da cattiva perché è femmina. O almeno di questo è persuasa, e certo avere un fratello gemello ma scemo che si crede eroe non aiuta. Ma Cersei è pure una strepitosa influencer: dopo il cammino della vergogna ha mantenuto i capelli corti, come promemoria, e imposto lo stesso taglio a tutte le ancelle. Che gusto c'è a essere regina se non puoi fare un po' la bulla?

Lena Headey-Cersei in una scena della settima stagione della serie.
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Una che a Cersei vorrebbe molto somigliare è Taylor Swift. Ha provato a fare la ragazza del popolo, ma non è la sua vocazione. Il popolo è stupido: crede ai draghi, agli zombie e a Kim Kardashian. Allora ha deciso di coltivare la discrezione per smaltire la vergogna – l'anno scorso di questi tempi lasciava Tom Hiddleston: un tentativo fallimentare di power couple – e di uscire solo per motivi esemplari. A novembre 2016 ha votato, a febbraio ha tenuto l'unico concerto dell'anno (quello che serve a sottolineare che non ce ne sono altri), a maggio ha lasciato intuire un fidanzato segreto, ad agosto si è stabilita a Denver per vincere la sua battaglia. In tribunale.

Taylor Swift in concerto a Houston (Texas) a febbraio 2017.

Nel 2013 Swift graziosamente accettò di scattare una foto ricordo con un dj locale e la sua fidanzata, e pertanto consentì a due estranei l'ingresso nella sua bolla prossemica. Dice lei che il dj approfittò della breve vicinanza per palparle il sedere, e per questo venne allontanato, quindi denunciato ai suoi superiori e licenziato due giorni dopo. Dice il dj che sì, in effetti si è accorto di aver toccato qualcosa, ma pensava fosse la gabbia toracica: non meritava di perdere lavoro e reputazione.

Dice l'avvocato del dj che soltanto un cretino avrebbe rischiato di fare una cosa del genere alla popstar più rancorosa del millennio. Dice l'avvocato di Swift che mica è una pazza che si inventa le aggressioni: la sua denuncia sarà di esempio per tutte le ragazze molestate e umiliate. A rischio c'è la credibilità di un reame milionario, e quindi la sua sopravvivenza. Ma quando si gioca al gioco della celebrità, o si vince o si muore. Non c'è via di mezzo.

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