Facebook, il cimitero delle nostre illusioni

La funzione «Accadde oggi» ti ricorda cosa scrivevi tot anni fa: così scopri quanto sono scemi quelli che ti sembravano intelligenti

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Ho un'amica che ha disattivato la funzione «Accadde oggi» di Facebook, quella con cui il malefico attrezzo ti ricorda cosa scrivevi in questa data tot anni fa. Forse la emulerò: scorrere i miei nove anni di anniversari è come sfogliare cento album dei ricordi. Ci sono le amiche che evidentemente nel 2008 frequentavi assiduamente, e commentavano qualunque scempiaggine scrivessi, e ora non vi fate neanche gli auguri per il compleanno.

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Ci sono gli uomini che forse ti facevano la corte e tu eri troppo ottusa per accorgertene, o magari la ragione è un'altra, ma sette anni fa s'affrettavano a dir la loro di qualunque cosa tu parlassi – shopping online, dieta no-carb e altre avvincentissime tematiche – e poi sono scomparsi appena hanno trovato una fidanzata (nessuna zitella disperata è disperata quanto un uomo che abbia deciso di fidanzarsi con la prima che ci caschi); neanche sei sicura di averceli ancora tra i contatti di Facebook, tanto son diventati invisibili. Ci sono i commenti dell'allora fidanzata del tuo ex, in quel breve intervallo: da quando l'hai aggiunta ai contatti per spiare la nuova vita di lui, a quando lei ha saputo che eri tu quella di cui lui diceva «Mi ha rovinato la vita» e ti ha prontamente cancellata.

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C'è il filarino del liceo che era ricomparso ingrassato e noioso e neanche remotamente simile allo splendore splendente che trent'anni fa ti spezzava il cuore, e tu te lo tenevi lì per ricordarti di non sovrastimare mai nessuno, perché quelli che ti sembrano belli e brillanti e chissà che altro poi invecchiano persino peggio di te: non era splendore, era uno spasmodico trucco di radianza. Ma adesso ci sono solo i suoi commenti, lui l'hai cancellato dai contatti quando ha deciso che fare il commercialista non appagava più la sua creatività e ha iniziato a tampinarti perché lo aiutassi a pubblicare il suo primo romanzo.

C'è l'altro filarino del liceo, quello cui eri tanto grata perché ai tempi t'aveva fatto scoprire Francis Scott Fitzgerald e gli Smiths, i Rem e Dylan Dog, e insomma era il responsabile della tua formazione, e invece ora i suoi commenti di quando v'eravate ritrovati su Facebook sono preceduti dal nome in nero, non cliccabile: il modo in cui la piattaforma ti dice che quell'utente t'ha bloccato, che non puoi cliccare il suo nome, vedere la sua bacheca, puoi solo rimirare i commenti che ti lasciava come archeologia d'una civiltà non più esistente. Te lo ricordi, il giorno in cui t'ha bloccato: sbraitava contro l'alternanza scuola-lavoro, tu gli hai detto che anche se la sua bambina fa la commessa per un'estate non le vengono i calli, anzi magari si sveglia, invece che venir su come una piscialetto iperprotetta. Lui, offesissimo, aveva risposto che la sua bambina da grande farà l'avvocato, mica la cassiera; tu non gli avevi ricordato che «la sua bambina» ha l'età alla quale noi passavamo le domeniche pomeriggio a fare cose zozze nello studio d'avvocato del nonno; ma lui ti ha bloccata comunque. Facebook, non dovresti farmi scoprire da grande quanto sono scemi quelli che mi sembravano tanto intelligenti da piccola.

In nove anni del mio Facebook ci sono tanti di quei rapporti cominciati e finiti che, ogni volta che leggo qualche attore che si vanta d'avere gli stessi amici da quand'era piccolo, mi domando: ma sono solo io?

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