Migranti, ne ho incontrato uno al bar ed è stata un'emozione intensa

Per i giornali l'uomo di colore in un caffè di Milano è un numero, cioè uno dei 24.000 profughi arrivati dal sud del mondo a partire dal 1° gennaio 2016: io ho vissuto invece un'esperienza commovente​

Più Popolare

C'è questo ragazzo migrante che vedo ogni mattina, ha la faccia nera di pece e un taglio sotto l'occhio, sigillato da una lunga cicatrice. Sta fermo sul bordo della strada e guarda basso, come un cane randagio abituato a prendere le botte. Dentro quegli occhi c'è come un amo, che se li guardi ci cadi giù, e fa paura perché il fondo è lontanissimo, cadi e basta. Sembrano due laghi immobili. Neri, docili. Così arresi alla violenza della vita, che speri ogni volta di non incrociarli, perché ti fanno domande a cui non vuoi rispondere, ti mettono a disagio.

Advertisement - Continue Reading Below

La prima volta che l'ho incontrato era un sabato mattina davanti al bar. Il sabato è il momento delle brioche calde, del giornale, del cappuccino con la schiuma – non troppo caldo, grazie -, dell'oggi amore che si fa? Un angolo di assoluta pulizia e pace, al termine di una settimana di furia e trincea. Lui era lì fuori, dietro la vetrina. E noi, tutti noi, Milano l'Occidente il Primo Mondo, seduti placidi a fare colazione. Lui era lì e io non potevo fare come se non ci fosse. Cercare un tavolo in fondo, davanti alle paste, per toglierlo dall'orizzonte. Cancellarlo. Entrando, non aveva chiesto niente. Né soldi né attenzione. Ma era lì, fermo, la sua presenza gridava.

Più Popolare

Insomma ho ordinato due brioche, gli ho chiesto con un gesto vuoi da bere? Il pollice e l'indice che si chiudono in un cerchio, e simulano l'atto di bere qualcosa. Come se fosse un amico rimasto fuori con il cane. Come se fosse tutto normale. Lo sforzo di non permettere a quel nocciolo molle in fondo al cuore di esplodere, chiuderlo dentro al pugno, non farlo respirare: sssh, va tutto ok. Poi lui entra, anche se non vuole, il limite della porta è un confine invalicabile. C'è un espresso per lui pronto sul bancone. Non osa, glielo porgo. E sta. Confuso tra la gente, timido. Un uomo venuto non so da quale mondo (Nigeria, scopro poi), come un marziano, che gli altri guardano come una cosa strana - anzi non guardano, perché fa più evoluto - un disperato nel bar dei fighetti, che beve il suo caffè. Lo fa velocemente, con lo sguardo basso. Ha occhi così tristi che sembrano coltelli. Poi esce, è un attimo.

E in quell'attimo il nocciolo molle in fondo al cuore si rompe e sporca tutto come l'inchiostro delle seppie. Comincio a piangere, e mi sento una scema, rannicchiata su un trespolo con le mani sul viso. Lacrime al posto delle zollette di zucchero, scendono incontrollabili sulle guance e nel caffè. Non si fermano, non fanno rumore, rotolano. Mi dicono che non è tutto normale. Nel bar è entrato un nero che s'imbarazza di stare in mezzo ai bianchi. Un invisibile, arrivato senza niente, nella città dove tutti hanno di più. Scagliato nel nostro sabato d'operosa pigrizia come una mina, una bomba H, uno sputo possente. 

Sui giornali è uno dei 90.000 migranti passati per Milano negli ultimi due anni. Uno dei 24.090 profughi arrivati dal mare dal primo gennaio a oggi. Magari il primo dei 500 che stanno "salendo su" dal Sud. Qui non è un dato, è una persona, che china la testa per dire grazie quando gli passo delle cose da mangiare, e accenna un sorriso se mi riconosce per strada. Un sorriso piccolo e incerto, che non riesce a spegnere la tristezza degli occhi. Figurarsi a scavalcare i muri. Dopo l'accordo tra Ue e Turchia l'Italia è diventata la prima meta delle migrazioni africane. Se continueranno i blocchi alle frontiere del Brennero, se malgrado la lezione della storia, l'Austria continuerà ad alzare barriere per rimbalzare questa vergogna, da Paese corridoio, diventeremo un Paese di sosta. Ma una vita che si ferma è una vita perduta.

More from Gioia!:
Firme
CONDIVIDI
Quando sposarsi era meglio che lavorare
Oggi il concetto stesso di «tenore di vita» è ridicolmente antiquato: chi può denunciare in tribunale la crisi economica?
Firme
CONDIVIDI
Nel degrado di Roma nessuno è innocente
Cambiano i sindaci ma la capitale è sempre sporca, i cittadini non fanno la raccolta differenziata e i politici si rimpallano le...
matteo-maffucci-zero-assoluto-foto
Firme
CONDIVIDI
Benvenuti a Milano, dove le minicar NON esistono
Mi sono ripromesso di non fare paragoni tra Milano e Roma: ma come si fa a non soffermarsi su alcuni dettagli?
Firme
CONDIVIDI
Per fare la moglie ci vuole una certa vocazione
Non ho simpatia per le ex mogli che spremono i mariti, ma ho a cuore le altre gettate via dopo tante rinunce
Firme
CONDIVIDI
«Non so scegliere fra marito e amante»
«Lo tradisco, ma gli voglio bene»: prima di mollare un coniuge devoto bisogna capire se l'eros resisterebbe alla vita vera
matteo-maffucci-zero-assoluto
Firme
CONDIVIDI
Milano Zucchero e Catrame, nel regno dei maghi
Il mio amico me l'aveva detto: «Vai a vedere questo posto, non è un semplice negozio di magia...»
Firme
CONDIVIDI
Kirk Douglas, Anne e il matrimonio perfetto
Per il loro 63esimo anniversario di nozze l'attore e sua moglie si sono regalati un libro che raccoglie le loro lettere d'amore, e molte...
Firme
CONDIVIDI
Così Macron ha conquistato la Francia
Senza esperienza, senza partito, senza grandi doti comunicative: l'ha votato chi non vuole cedere all'estremismo
Firme
CONDIVIDI
Anna e la cronaca semi-seria della malattia
Anna Savini ha raccontato in un libro la sua lotta contro il cancro: una storia bella e necessaria a chi ne sta vivendo una simile
È tornata la stagione del bikini, e puntuali spuntano le foto non ritoccate dal Messico: il sedere di Kim Kardashian è il più chiacchierato del web.
Firme
CONDIVIDI
Cara Kim, ho capito cosa significa il tuo sedere
La reazione alla tua (peraltro prevedibile) cellulite racconta più di noi che di te, che sei una purista della menzogna