È cominciato il grande esodo estivo, ma c'è qualcuno che non partirà

La buona notizia è che si ricomincia a viaggiare, segno che c'è una lieve ripresa e l'ottimismo non è morto; e mentre felici si prepara la fuga, si pensa a chi non andrà in vacanza: i nostri anziani, lasciati in balia del Ferragosto, ma anche i precari a vita

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È cominciato il grande esodo estivo. 33,5 milioni di italiani hanno iniziato a migrare da inizio luglio e fino a settembre nei luoghi di vacanza: 1,2 milioni in più dell'anno scorso, rivela un'indagine della Codacons, alla faccia della crisi. Destinazione Mare nostrumPuglia in testa, seguita da Sicilia, Toscana e Liguria – per il 78 per cento dei vacanzieri. Grecia, Croazia, Spagna, per la gran parte di quelli (il 22 per cento del totale) che hanno preferito indirizzarsi verso l'estero.

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L'allarme terrorismo ha pilotato quest'anno più che mai la pianificazione delle ferie, escludendo una buona fetta di mondo – secondo il sito della Farnesina sono potenzialmente a rischio tutti i Paesi che aderiscono alla Coalizione internazionale contro l'Isis, e cioè Francia, Gran Bretagna, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Canada, Australia, Giordania, ma anche la Russia, e Italia per chi viene da fuori: si fa prima a elencare tutti gli altri – spingendo a scoprire Stati, come l'Albania, fino a ieri poco battuti.

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Parola d'ordine: stare insieme

La buona notizia è che si ricomincia a partire, segno che c'è una lieve ripresa e l'ottimismo non è morto del tutto. Certo si fanno vacanze più caute, si accorciano i tempi (12 giorni è la media), si spende un po' meno. Ma, per fortuna, si fanno le valigie e ci si ingegna a trovare soluzioni che siano più in linea coi nuovi tempi e la ritrovata sobrietà. La condivisione è la regina dell'estate. Si condividono case, viaggi in auto, cabine, pattini, ombrelloni e pure mariti e fidanzati volendo, ché in estate la proprietà privata fa antipatico, e sono i 40 anni della Summer of love (era il '67 in quel di San Francisco quando frotte di giovani accaldati andavano reclamando peace&love). Ho amici che vanno in perlustrazione della Scozia in van Volkswagen Anni 70, parenti allertati da dicembre per prenotare voli da varie latitudini e ritrovarsi chi a Sabaudia chi in Cilento, compagni di merende pronti a sparpagliarsi in case enormi e basiche tra le dune e i cespugli di Ibiza, Pantelleria, Paxos, Salina. Parola d'ordine: stare insieme. Perché non c'è antidoto migliore alla paura e al senso di impotenza di questi anni fragili che farsi compagnia e ridere del mondo, del tempo che passa, dei figli che crescono, dei giorni buttati via dietro problemi inutili, della salute che va e degli acciacchi che vengono trovandoci sempre impreparati e sgomenti nello scoprirci all'improvviso meno-giovani, del senso della vita e di quella canzone di Battisti che, dopo il ritornello, come fa…?

Preparativi prima della partenza

E mentre felici si organizza la fuga e si diramano le ultime disposizioni come si fosse in punto di morte o non si dovesse tornare mai più (le piante, il gatto, le tartarughe, il lievito madre: ci vuole una task force per garantire la tenuta in vita di case e cose prima della partenza, neanche ci si imbarcasse per una traversata oceanica o ci si lanciasse in orbita), corre il pensiero a chi non partirà. I precari a vita, in vacanza forzata tutto l'anno, che guarda caso trovano finestre d'occupazione a Ferragosto. Le signore che vengono a innaffiarci i gerani, nutrire gli animali, badare ai nostri «vecchi». Vecchi come ci chiamano i figli per farci sentire matusa, i nostri padri e le nostre madri non più in grande spolvero, lasciati in balia di agosto, dei palazzi vuoti, delle tapparelle abbassate, dei condizionatori che ronzano, dei minimarket chiusi e delle zanzare. Portati al mare o in campagna per qualche giorno coi nipoti. Esigenti e docili, non sempre facili da accontentare, soli nel cuore, timorosi di disturbare.

Se la solitudine diventa emergenza sociale

Tutti noi della generazione sandwich, schiacciati da prole non ancora autonoma e genitori anziani, abbiamo quel pensiero lì mentre strizziamo il pareo nel trolley. Sentendoci colpevoli per non riuscire mai a fare abbastanza per loro in quel sudoku che sono le vacanze, sognando colonie per over 70 dove si possano divertire insieme giocando a carte e raccontandosi la vita, ammortizzando le solitudini. La solitudine è un brutto affare in questo nuovo mondo senza reti. Bisognerebbe parlarne di più. E fare qualcosa di concreto. Perché quando il problema è di molti, allora si chiama emergenza sociale.

Scrivetemi a: direttoregioia@hearst.it

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