Attentato di Manchester: non dobbiamo avere paura

Come reagire dopo l'ennesimo, tragico attentato? Dobbiamo spegnere la rabbia, il senso di sgomento e di impotenza, con l'analgesico dell'intelligenza

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Non dobbiamo avere paura. Non dobbiamo cedere alle provocazioni. Non dobbiamo provare rancore. Non dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere. Non dobbiamo smettere di viaggiare e andare a cena fuori. Vedere gli amici, ballare, ridere, andare ai concerti. Dobbiamo opporre un muro zen al terrore jihadista. Rispondere alla logica delle bombe con il bazooka dell'imperturbabilità, l'atarassia che tutto smorza ed eleva. Dobbiamo spegnere la rabbia, il senso di sgomento e di impotenza che sempre ci prende quando muoiono degli innocenti che potremmo essere noi – le nostre madri, i nostri fratelli, i nostri figli – calandoci l'analgesico dell'intelligenza e del buon senso. Dobbiamo continuare a vivere come se niente fosse. "Sennò la diamo vinta a loro".

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Dobbiamo continuare a viaggiare

Lo sappiamo. Lo abbiamo imparato a memoria.Ci proviamo. Anche se abbiamo depennato almeno il 30 per cento delle destinazioni turistiche dalla mappa delle nostre vacanze. Anche se persino andare a Parigi o a Londra ci desta qualche preoccupazione. Anche se i posti affollati ci mettono ansia e qualsiasi imprevisto (la metro che si ferma, l'aereo che non parte, la coda bloccata a un metal detector) ci fa arrestare per un attimo il cuore. Anche se ci sentiamo fragili e senza rete, esposti. Bersagli mobili di menti fanatiche che usano il nome di Allah per riscattare vite balorde portando morte e distruzione.

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I palloncini lanciati nel cielo in ricordo delle vittime dell'attentato di Manchester.

Il dolore per l'attentato di Manchester

Ma bisogna essere molto lucidi e molto forti per non crollare quando gli innocenti sono più innocenti degli altri, quando sono ragazzini che non arrivano alla maggiore età. Cosa c'entra Saffie con Salman Abedi, l'attentatore di Manchester? Cosa può entrarci una bambina di otto anni che sogna di vedere Ariana Grande, con un ragazzo di 22 anni, cresciuto in Inghilterra da genitori libici, che si radicalizza al punto da diventare bomba umana? Che cosa c'entra la sua storia di militanza clandestina e ordigni esplosivi, con quella di Nell, 14 anni, che per vedere il suo idolo dal vivo si è mossa da Goostrey in stampelle dopo un intervento al legamento, o quella di Millie, 12 anni, che si era fatta accompagnare dalla mamma e ora non la vedrà più? 22 vite interrotte, centinaia di altre spezzate, perdute.

Troppe vittime innocenti

Ma ancora una volta saremo più forti noi. Più forti dell'odio e del pregiudizio. È quello che fa mischiare le carte e perdere la testa. Portando i seminatori di slogan populisti ad invocare muri e pulizia etnica a tappeto, a cercare capri espiatori, a fomentare il sospetto e la divisione. A prendersela con chi non c'entra. Mentre il mondo piangeva le piccole vittime della Manchester Arena, un barcone con a bordo 500 migranti a 30 km dalla costa libica si è piegato su un fianco rovesciando 200 disperati in mare. 34 hanno perso la vita, almeno dieci erano bambini. Innocenti pure loro, come Saffie, Nell, Millie. Vittime senza colpa delle guerre dei grandi.

Scrivetemi a: direttoregioia@hearst.it

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