Milano Zucchero e Catrame, due pianeti MOLTO diversi a 600 chilometri di distanza

Non sono venuto a Milano per dimenticare Roma, ma per cambiare vita, rimetterla in moto, e mi sono ripromesso di non fare paragoni: ma come si fa a non soffermarsi su alcuni dettagli?

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Non sono venuto a Milano per dimenticare Roma, questo lo so per certo. Sono venuto a Milano per fare altro. Cambiare vita, rimetterla in moto, regalarmi un orizzonte diverso. Non più in alto, o in basso, ma laterale. Nel farlo mi sono ripromesso di non fare paragoni, ma vivere e basta. Mi sa tanto, però, che ho detto a me stesso una gran cazzata: è impossibile. Come si fa a non soffermarsi su alcuni dettagli? A non metterli sulla bilancia? Vi faccio qualche esempio per evidenziare meglio la siderale distanza tra il pianeta Roma e il pianeta Milano.

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Tra le cose che odio di più, e che trovo assolutamente inaccettabili, a Roma ci sono le minicar per i quattordicenni. Costano una montagna di soldi, aumentano il traffico e - cosa gravissima - vengono guidate da questi ragazzini viziati in una maniera che dire pericolosissima è niente. Più o meno come potrei fare io se mi mettessi alla cloche di un 747 dopo tre bottiglie di tequila (di solito svengo al secondo bicchierino). I maledetti, non contenti, modificano estetica e cilindrata di questi barattoli a motore trasformandoli in monumenti allo stile di vita coatto che anche Snoop Dogg farebbe quello con la puzza sotto il naso. In più, sempre i maledetti, girano in branco. Ai semafori li trovi in duemila, spesso con i vetri neri, lo stereo più potente del tuo, e sguardo malandrino che vorresti risolvere tutto con il cric.

Qui, no. Le minicar non esistono. Zero. Questo mi rende più sereno e fiducioso per il futuro. Grazie Milano.

I problemi, è ovvio, in città non mancano. Per esempio, c'è bisogno che qualcuno metta un po' d'ordine nella lingua parlata, imbastardita dai tanti non milanesi residenti. Non sarò il primo a parlarne, so che è una questione di cui in città, in certi ambienti sofisticati, si parla da tempo, ma c'è un'espressione gergale usatissima a Roma che, nei seicento chilometri di distanza fra le due città, ha cambiato completamente significato. È diventato un ogm: l'espressione Sti cazzi.

Ecco un esempio facile facile, per capirci meglio.

Amico immaginario: «Lo sai che oggi al ristorante ho incontrato Pippo Baudo

Io: "Sticazzi!"

A Roma questa risposta ha un'accezione negativa, come dire: «Non mi interessa sapere che Pippo Baudo è seduto nel nostro stesso ristorante».

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A Milano, invece, ormai ha un significato completamente diverso. L'esclamazione si usa per sottolineare gaudio e stupore: «Che bello, non ci credo. Figata!».

Insomma, è un'altra cosa.

Passiamo a cose un po' più serie.

In sette mesi a Milano non ho ancora visto un cassonetto per strada. Fare il paragone con Roma sarebbe davvero impietoso, ma per quei palazzi che non hanno la stanza dedicata alla raccolta differenziata, ho scoperto che i cassonetti ci sono, e quando si può vengono mimetizzati con grande creatività. Sotto casa mia, qualche giorno fa, mi sono accorto che a dividere il marciapiede non c'è una siepe, ma un cassonetto ricoperto di finta edera. Roba da Carlo Rambaldi.

Poi ci sono il rispetto e l'educazione formale, che qui sono contagiose e per un romano rappresentano merce rarissima. In assoluto, le novità più entusiasmanti di questi miei primi mesi da expat. Balle, penserete voi. Bene. Andate allo sportello di un ufficio postale della Capitale. Chiedete un'informazione a un tassista fermo in attesa di un cliente. Andate all'ufficio dell'Anagrafe

Forse a Milano la gente all'inizio e un po' più fredda, meno verace, distante (in realtà mi sembra di ripetere un luogo comune degli anni Cinquanta…), ma almeno rispetta quella piacevolissima convenzione che si chiama educazione (che rima baciata...) e non ti dice subito in faccia che non devi rompere le scatole eccetera eccetera. Che finalino da educanda, eh?

Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto, lascia Roma per Milano: qui potete seguire e condividere le sue peripezie di expat.

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