Invecchiare secondo Emma Thompson

L'età che avanza non si può combattere, ma può diventare un processo sostenibile

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Cara Emma,

sei la mia amica geniale.

L'altro giorno ti ho visto in un programma della tv svedese, e già questo mi ha fatto sentire intelligentissima, ché niente è più spendibile di un aneddoto che comincia con «in Scandinavia». In Scandinavia, per dire, i talk show sono in inglese. O almeno: questo lo era, e il bilinguismo – si sa – l'hanno inventato loro.

A questo talk show in inglese scandinavo e brillante ti sei presentata come le amiche mie intellettuali vorrebbero tanto essere: in tailleur pantalone come Hillary, capello corto e biondo perfetto, scarpe di esemplare buon senso. E hai parlato delle cose di cui si parla tra gente allenata a far bella figura.

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Hai parlato di cambiamento climatico, e di quella volta che sei andata al Polo Nord con Greenpeace e tua figlia ti ha costretto a twittare, ma «non è cosa che si adatti alla mia generazione». Di Donald Trump che un giorno ti invitò a uscire, ma ora non ci puoi neanche pensare: chissà se accettando avresti cambiato il mondo. E hai parlato del corpo delle donne, naturalmente. Non vivi a Los Angeles perché sei «vecchia e grassa», non ti farebbero passare alla dogana. Le attrici lì sono così magre, ma così magre. Per forza: non mangiano mai.

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Con il numero esatto di rughe intorno agli occhi che è necessario avere per essere splendide cinquantottenni – il satinato non si porta più, persino i paladini del fotoritocco lasciano tre zampe di gallina a suggerire verosimiglianza – hai perciò avanzato la proposta definitiva: basta con le creme anti-age. Perché dovremmo essere contrarie all'invecchiamento? Siamo vecchie, invecchieremo ancora – bene che vada. Vogliamo creme in difesa di un invecchiamento sostenibile. E sarebbe sciocco fermarsi qui, Emma.

Io, per esempio, non ho abbastanza smagliature da farne una dichiarazione politica. Le foto di Beyoncé incinta hanno reso la coscia striata bandiera della femminista in mutande, e Kendrick Lamar ha scritto una canzone per celebrarne la gloria. Immagino le modelle respinte al casting per il video: «Spiacente, ma di una pelle così compatta non sappiamo che farcene». Quanto Rilastil buttato.

Quando l'altra settimana ho visto il manifesto del festival di Cannes, quello con Claudia Cardinale più sottile (e pettinata) dell'originale, per un po' non ho saputo che pensare: certo che lei andava benissimo com'era, ma un poster mica è un documentario. Poi la medesima Cardinale ha sciolto ogni mio dubbio: «Ce n'est que du cinéma», ha scritto in una nota. Lo era la prima foto come la seconda. Lo è la tua intervista e la gravidanza di Beyoncé. Dobbiamo smettere di credere sia finto solo quello che non ci somiglia.

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