Milano Zucchero e Catrame, quanto dice di te la tua scrivania?

Da quando sono a Milano colleziono istantanee che sto cercando di dividere per temi: in questo periodo fotografo tutte le scrivanie che vedo, perché scatenano la mia curiosità

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Alla fine di ogni giornata a quello che mi rimane impresso nella testa sono le fotografie che faccio senza pensarci. Da quando sono a Milano sto collezionando istantanee che sto cercando di dividere per temi, categorie, argomenti. Le case degli altri, le insegne dei bar, i cortili. In questo periodo fotografo tutte le scrivanie che vedo. La mia non è una curiosità dettata dall'amore per il design né voler arredare casa, ma soltanto mera e cruda curiosità. Le scrivanie mi incuriosiscono tantissimo.

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Sono cresciuto con mia nonna che mi diceva: «quando metterai ordine sulla tua scrivania, vorrà dire che avrai messo ordine nella tua vita».

Parole sagge, che in qualche modo, presagivano la mia condizione di eterno indeciso. Ma non sapeva, sempre mia nonna, che crescendo, sarei diventato un compulsivo non dell'ordine, ma delle posizioni degli oggetti.

Il computer lì, le matite temperate tutte insieme, le penne da un'altra parte, i blocchi uno in fila all'altro e cosi via. Lo so, un'esagerazione. Ma che posso farci. Ognuno ha le sue turbe e per me sono attenzioni (maniacali) che in qualche modo mi rasserenano. Ma il disordine mi piace.

Tanto. Soprattutto quello degli altri. Adoro le scrivanie sommerse di fogli, giornali, libri. Adoro chi riesce a trovare tutto con estrema serenità nel caos più assoluto. A Milano ho incontrato tavoli e scrivanie davvero affascinanti. È il tocco personale che fa la differenza. Chi personalizza, chi vuole avere tutto davanti ai propri occhi, chi aggiunge piccoli ricordi, foto, biglietti del treno, del tram e vecchi oggetti di un parente lontano. Guadandole con altri occhi, le scrivanie sono microcosmi funzionali al nostro lavoro. Se sei un fumatore ci saranno accendini ovunque, posaceneri in ogni cassetto o anfratto. Se ti occupi di moda troverai mille pagine strappate di giornali con vestiti, abbinamenti e varie.

Se sei un artigiano "i ferri del mestiere" saranno sempre in primo piano.

È un approccio quasi teatrale, la scenografia è determinante, perché aggiunge emozione a quello che fai e che vedi. Poi ci sono le scrivanie che non ti aspetti, che non riesci assolutamente ad associare alla persona o a quello che fa. E qui entro in crisi.

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È così perché non gliene importa nulla o c'è dell'altro?

Che cosa nasconde?

Capirò.

Nel frattempo vi allego foto di scrivanie sparse senza dirvi di chi sono.

Provate a giocare. Guardatele e immaginate.

Che fa nella vita?

Quanti anni ha?

È una persona che si sente realizzata o no?

Nel frattempo, godetevi con chi vi pare la vostra Pasqua.

Io me ne vado due giorni a Venezia a vedere la mostra di Damien Hirst.

La mia prima gita fuori porta.

Da Milano.

Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto,lascia Roma per Milano: qui potete seguire (e poi commentare sui social) le sue peripezie di expat.

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