Ragazzi, non smettete di sognare

A chi mi scrive: «Cosa farò da grande?» non ho ricette da dare in questa era di precariato a vita: solo, fate esperienze e non rinunciate ai sogni

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Stefania ha 18 anni, fa l'ultimo anno di liceo, mi scrive che vorrebbe diventare giornalista, mi chiede spiccia come si fa. Io che studi ho fatto? Esistono scuole specializzate? E andare all'estero conviene o no? Intanto mi manda un lungo racconto, mi fa pensare a me alla sua età, le idee chiarissime e la voglia di farcela, con umiltà e passione, amore anche, perché «se non smetti di scrivere mai», vuol dire che è proprio un'ossessione, come quella degli innamorati.

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È un peccato regalare il talento ad altri

Federica, 25 anni, è partita per Londra appena finiti gli studi. Vive lì da meno di un anno e ha appena iniziato il suo terzo stage. È laureata, parla bene le lingue, ha fatto esperienza in aziende importanti. Però ora vorrebbe tornare a casa: non è mammona non è bambocciona, solo si dice che sarebbe bello poter fare ciò che le piace nel Paese che ama, e non perché le manchino pizza e carbonara, ma perché è qui che è cresciuta e si è formata, ed è un peccato regalare il suo talento ad altri, ne fa una questione di principio. E poi se tutti scappano, in Italia chi ci resta? I vecchi e basta, neppure i bambini, che tanto ormai chi li fa più.

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Precisa, organizzata, stakanovista

Valentina lavora da 11 anni alle produzioni di un grande ufficio della comunicazione, zona Repubblica, Milano-Milano. Per scherzare le colleghe la chiamano «perfortunachevalec'è», perché senza di lei davvero tutto andrebbe a rotoli. È la prima che arriva in ufficio e l'ultima che se ne va. È precisa, organizzata, stakanovista. Prende meno di una dogsitter a tempo pieno, lavora il doppio e ha appena firmato il suo terzo contratto d'assunzione «a termine» dopo anni di formule creative di collaborazione col suffisso co- (co-co-pro, co-co-co, co-co-dè). Ha firmato perché non aveva scelta, ma l'ha fatto con le lacrime agli occhi, perché se dopo 11 anni l'azienda in cui sei cresciuta, che ti ha formato e a cui hai dato tanto (tempo, energia, entusiasmo) non si prende la responsabilità di assumerti e basta, in via definitiva, senza lasciarti appesa a un ma-però, tenendosi aperta la possibilità di scaricarti dopo 12 mesi, perché all'improvviso non servi più, ti chiedi solo una cosa: perché?

Perché sgobbare tanto il merito non conta?

Perché sgobbare così se tanto il merito non conta? Se tutto quello che hai fatto fino a oggi vale zero, non ha fatto curriculum, non ha alcun peso nella tua «storia» in azienda: sei entrata come una qualsiasi e come una qualsiasi domani potrai andartene. Intanto però sei diventata una donna di 31 anni, che ancora vive in un bilocale a dieci fermate dal centro. Una ragazza grande che non può permettersi di fare cose da adulta: comprare una casa, sposarsi, fare figli. Come se la vita fosse chiusa in un congelatore. Ma guai a lamentarsi perché c'è chi sta peggio. Anche tu potresti stare peggio tra 12 mesi. Quindi incassa, asciugati le lacrime, e dai il meglio di te. Convincili che non possono perderti. Testa china, umiltà, pazienza. Un giorno finirà? Forse, non è detto. Intanto, ringrazia.

La nuova gioventù bruciata dal precariato a vita

«Ringrazia» è il mantra con cui Raffaella Silvestri, giovane scrittrice di talento, ci ha raccontato la nuova gioventù bruciata dal precariato a vita. Tarpata nei sogni, spezzata nella volontà, resa così insicura e fragile riguardo alle proprie capacità, da diventare docile e rinunciataria. Ubbidiente. Il sociologo Domenico De Masi la sprona invece alla disubbidienza. Una disubbidienza non violenta e costruttiva, che mira aripensare il mercato del lavoro – in questa nuova era in cui il lavoro non c'è – tramutando il tempo in risorsa, la libertà forzata nella chiave di volta con cui progettare un sistema diverso di sviluppo, capace di abbattere le disuguaglianze e generare un'umanità meno frustrata e più felice. Un'utopia? Può darsi, ma perché non provare? Avrei qualcosa di bello da dire alle giovani lettrici che mi scrivono in cerca di consigli sul futuro. Le ricette per «farcela» valevano ai miei tempi, oggi non più. L'unica cosa che mi sento di dirvi è: mettetevi in ascolto, capite bene cosa vi piace. Studiate, viaggiate, fate esperienze, ma non perseguite i sogni degli altri. Seguite il vostro. E non smettete di sognare.

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