Bullo è una parola che fa ridere, che dice tutto e che non dice niente

I prepotenti ci sono sempre stati, e solo ora abbiamo iniziato a chiamarli bulli. Ma è tempo di chiamare le cose con il loro nome: i bulli bulli, chi compie atti gravi che violano corpi e identità, invece, criminali

Più Popolare

Il mondo è dei forti. Così almeno vogliono farci credere. Ma non dei forti valorosi – gli aner-andròs che si studiavano al liceo, gli Achille, gli Ettore, i grandi eroi della mitologia greca, oppure i Marvel in tuta e mascherina – votati al sacrificio, guidati dal vigore dei bicipiti e dalle logiche della ragion pratica, campioni di coraggio e di lealtà. Il nuovo mondo è dei forti-pirla. I superuomini di plastilina, che gonfiano il petto e incendiano gli animi, che fanno male ai deboli per sentirsi grandi. Machisti, razzisti, stupidi. Governano Paesi, arringano le folle, soverchiano gli avversari nei talk show. Alcuni vivono nelle nostre case. Ci danno la buonanotte prima di dormire. Sparecchiano la tavola e alzano la tavoletta. Sono i bravi ragazzi che «non me lo aspettavo», gli studenti modello, i figli di papà. I maledetti bulli della porta accanto – docili coi prepotenti, prepotenti con i docili – hanno le facce di chi non c'entra mai. Ma che dici a me? Ma che s'è offeso? Guarda che mica l'ho fatto apposta. Era per scherzare.

Advertisement - Continue Reading Below

Una baby gang di 15enni

Così, per scherzare, una baby gang di 15enni a Vigevano perseguitava un compagno in modo atroce, e lui succube li lasciava fare. Era il loro passatempo, un giocattolo, da legare come un cane a una catena, da appendere da un ponte a testa in giù, nudo; da seviziare, umiliare, deridere, metterlo in Rete e riderci su. A casa di uno hanno trovato cinque martelletti frangivetro, rubati sui treni, piazzati in bella vista in cameretta come un trofeo di guerra. Agire nel paese indisturbati, condividere sui social le bravate per ricavarne onore e gloria, ci dice tutto sull'arrogante mediocrità ma soprattutto sul senso di beata impunità di cui oggi godono le super-mezzetacche con velleità da superuomini.

Più Popolare

Il padre che posta su FB la foto del figlio picchiato

I quattro bulli ora sono in carcere, ma non è escluso che la faranno franca. I bulli, è noto, ci sono sempre stati. Li abbiamo subiti tutti, prima o poi. A scuola, nella vita, sul lavoro. Ma solo adesso gli abbiamo dato un nome nel quale abbiamo messo dentro tutto: il "figlio' e' ntrocchia" che ruba la merenda a ricreazione e il criminale che posta il video di una ragazza nuda e la dà in pasto al Web, spingendola al suicidio. Bullo è una parola che fa ridere. Che dice tutto e che non dice niente. A me fa venire in mente Bulli e pupe, Danny Zuko che snobba Sandy in Grease e poi si pente; i quattro deficienti che mi nascosero il motorino nel cassonetto della spazzatura a 16 anni e io invece di piangere mi misi a cercarli per mandarli a quel paese. Dare un nome alle cose aiuta a dire che esistono, ed è importante. Parlarne è importante. Ma non basta. Bisogna chiamarle nel modo giusto. E bisogna agire. Fare fronte comune, perché non serve a niente il gesto del singolo – il dirigente scolastico che scrive una lettera aperta per dire che è dalle medie che inizia il gioco vittima-carnefice e che nessuno è immune; il padre che posta su FB la foto del figlio picchiato affinché tutti sappiano – per arginare un morbo che sta diventando lentamente epidemia.

Nella maggior parte dei casi, nessuno degli adulti sa

Almeno il 34 per cento dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni, secondo l'ultimo rapporto di Telefono azzurro, ha subito o ha assistito a un episodio di bullismo. Cresce il fenomeno, diminuisce l'età, colpendo indifferentemente maschi e femmine: con azioni di violenza fisica nel primo caso, diffusione di informazioni false e cattive nel secondo. La scuola è il luogo privilegiato dove questo accade, il Web il buco nero dove molti si perdono, cadendo nella trappola di persecuzioni e minacce. Ma nella maggior parte dei casi, nessuno degli adulti sa. È in questo crepaccio di non detto, che il peggio si consuma. Che se ne parla dopo, a cose fatte. Un ddl che attende l'approvazione della Camera, chiama a raccolta tutte le parti in causa: il corpo docente, i dirigenti, i gestori dei siti, le famiglie. La cura parte dalla prevenzione. Insegnare ai nostri figli a difendersi, non con l'occhio per occhio, ma opponendo intelligenza ad arroganza, disubbidienza a tirannia. Imparare a sfilarsi. E non minimizzare. Chiamare le cose con il loro nome. I bulli bulli. Chi compie atti gravi che violano, con le parole e coi fatti, corpi e identità, invece, criminali.

More from Gioia!:
Primo amore da vivere senza riserve
Firme
CONDIVIDI
Primo amore: vivilo senza riserve
Altri ne verranno, di amori che tolgono il respiro, ma nessuno avrà la forza dirompente e fiduciosa di questo, acerbo e senza codici
femminicidio: per le donne uccise dagli uomini l'allarme non scatta mai
Firme
CONDIVIDI
Femminicidio: per le donne l'allarme sicurezza non scatta mai
S'allunga la lista delle donne uccise dagli uomini che stavano loro accanto, ma si fa finta che le emergenze nazionali siano altre
Kaia Gerber, La figlia di Cindy Crawford è uno schianto, fa la modella, rilascia dichiarazioni ragionevolmente giudiziose, ma ecco perché non sarà mai irripetibile come la madre.
Firme
CONDIVIDI
Cara Cindy, tua figlia non sarà mai bella come te
La fotogenia si eredita, il mestiere si impara, l'irripetibilità è un accidente
Firme
CONDIVIDI
E tu dov'eri quando è morta la principessa Diana?
Lady D era il pezzetto di cultura popolare che univa noi e le nostre nonne: è scomparsa 20 anni fa, il 31 agosto 1997
nomofobia
Firme
CONDIVIDI
Compito per le vacanze: spegnere lo smartphone
Quando comincerete ad assaporare l'ebbrezza della non reperibilità vuol dire che ne siete fuori: si chiama ritorno alla vita, ed è...
Sostiene Monica Lewinski che gli uomini nuovi (come Brad Pitt o il principe Harry) sono finalmente diventati profondi, affascinanti, vulnerabili, e financo femministi: ma siamo sicure sia una vittoria?
Firme
CONDIVIDI
Cara Monica, la lagna è come l'amore: non si divide, si moltiplica
Capisco il sollievo del mal comune, ma non condivido il mezzo gaudio per l'improvvisa familiarità che certi famosi ostentano col crepacuore
Firme
CONDIVIDI
Se la celeb sembra (ma non è) una di noi
La prima fu Diana, l'ultima è Angelina Jolie che, forse per la crisi dei 40, dichiara di piangere nella doccia per non far preoccupare i...
Firme
CONDIVIDI
Vacanze: finalmente si parte!
Solo da noi l'estate viene vissuta con tale enfasi: qui si emigra letteralmente ed è tutto uno stress. Soprattutto al rientro
Firme
CONDIVIDI
Milano Zucchero e Catrame, quando i saluti più veri sono quelli tra te e te
Milano si comporta come Roma, quando la lasci non ti saluta, ma devi salutarla tu: quando ero adolescente prendevo il motorino e andavo...
woody-allen-guia-soncini
Firme
CONDIVIDI
Tutto quello che Woody Allen non ha mai detto sui gatti
«Preferirebbe stare mezz'ora in un ascensore al buio o una giornata in una suite piena di cani e gatti?». La sua risposta vi sorprenderà