Cosa vorrei dire a tutte le bambine che sfogano nel cibo il loro male di vivere

A loro vorrei ricordare che sempre i protagonisti dei film più belli non sono i vincenti, ma i goffi e i perdenti che ancora non sanno di essere speciali: chi lo è, quasi mai se ne accorge, ed è speciale anche per quello

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Arriva un momento in cui le coccole della mamma non ti bastano più. Ti danno anche un po' fastidio, a volte. Le volte che ti va di stare sola e ti attraversano quei brutti pensieri che ti vergogni di dire, e di pensare anche. Pensieri grandi come buche, scivolosi, che se ci cadi dentro poi è un casino a ritirarsi su. Allora li riempi con qualcosa, qualsiasi cosa, pur di non sentirli e rimetterti in salvo, ricordarti com'era e com'eri tu, prima. Prima delle buche e dei brutti pensieri. Prima che le coccole della mamma fossero solo il fastidio della saliva sulla guancia e la sensazione di essere fuori posto, una sfigata, sennò la mamma mica ti baciava così, con tutta quell'enfasi, come se volesse riprendersi la bambina che eri o non sentirsi in colpa per qualcosa che non sa. Non lo sapevi che era così difficile avere 11 anni. Non te l'aveva detto nessuno.

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Dovresti dimagrire. Vorresti. E invece mangi

Se mangi però il dolore passa. Un dolore che non sai che dolore è, non fisico. Non come la "bua" che ti facevi da piccola e bastava che qualcuno dei grandi ti ci soffiasse sopra perché non facesse più male. Adesso quasi ti mancano quelle ferite sulle ginocchia che ti portavano al centro del mondo. Ora che invece ti senti sempre ai margini. A scuola. Con gli amici. A casa. Non c'è più un "tuo" posto. Un perimetro certo dove ti senti al sicuro. Persino il tuo corpo non lo abiti più. Ti sono cresciute le cosce e il seno è sporgente, puntuto, non basta la felpa a nasconderlo. Balla quando ti muovi, ti mette a disagio. Se mangi non ci pensi. Gli sguardi degli altri non ti toccano più. Non ti fanno sentire continuamente sbagliata, brutta, sgraziata. Riesci persino a dimenticare le cose che dicono, pensando che tu non ti accorga. Sei quella "formosa" in una classe di magre. Di belle bambine bionde con le trecce in ordine e i pantaloni skinny. Questa è la verità. Dovresti dimagrire. Vorresti. E invece mangi.

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Nessuno si accorge più di te da tanto tempo

Lo fai di nascosto, quando gli altri sono impegnati a fare altro e non si accorgono di te. Nessuno si accorge più di te da tanto tempo, così almeno ti sembra. È quello che volevi, se ci pensi, essere grande e non dover dar sempre conto a tutti, averli tra i piedi in ogni momento. Volevi essere autonoma e fare quel che ti pare. Andare a scuola da sola, scegliere per conto tuo i vestiti al mattino, chattare quando ti va, scoprire parole che non conoscevi e che sanno di cose proibite e paurose, da non condividere coi grandi. Ma in tutta questa indipendenza ti ci perdi e le amiche hanno solo le faccine degli emoji. Le tue giornate, la tua autostima appese a un pallino giallo che lancia baci e anatemi. Essere grandi non può essere davvero questa cosa qui. Questa lancinante solitudine.

Non essere per gli altri, ma essere per te

Crescerai. E capirai quanto sei bella. Ti ci vorranno tempo e pazienza, perché si è sempre gli ultimi a capirlo. E il futuro è un concetto lontano per te che già fatichi a gestire il presente. Dovrai distogliere lo sguardo dagli altri e riportarlo su di te. Non essere per gli altri, ma essere per te. Amarti a prescindere. Non perché devi ma perché te lo meriti. Sei bella tutta, non solo la parte che vedi allo specchio. Ma alla tua età le luci si spengono come nella Casa delle streghe, e non vedi più niente, solo ombre e immagini riflesse deformate. Non sei tu e non sarà questa la tua vita per sempre, questa fatica quotidiana a esistere e a dimostrare cose, cercare e cercarti. Questa è solo una traccia nel primo lato dell'album. Poi arriverà il resto. E ci saranno canzoni d'amore e ballate, se solo tu aspetterai e starai attenta a non cadere. Fidati.

Le ragazze che sfogano nel cibo il loro male di vivere

Questo vorrei dire a tutte le bambine e le ragazze che sfogano nel cibo il loro male di vivere, che mangiano o non mangiano per sentirsi accese, presenti agli occhi dei grandi, importanti. Sono sempre di più e sono sempre più piccole. A loro vorrei ricordare che sempre i protagonisti dei film più belli non sono i vincenti, ma i goffi e i perdenti che ancora non sanno di essere speciali. Chi lo è, quasi mai se ne accorge. Ed è speciale anche per quello.

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