L'Isis ringrazia Donald Trump per la chiusura delle frontiere

Il neo presidente Usa ha bloccato l'accesso in America ai musulmani di 7 Paesi, ma non quelli in cui la famiglia Trump ha interessi economici: lo Stato islamico esulta sul web, perché spera in una guerra civile in Occidente

Ha chiuso le frontiere americane ai musulmani di sette nazioni, creando il caos negli aeroporti e attirandosi le critiche feroci delle più grandi aziende americane, Apple e Facebook in testa. Ha innescato una guerra giuridica con i giudici delle corti federali. Ha violato non solo il diritto di quei profughi di guerra che fuggono dall'Isis, ma anche di coloro che da decenni vivono negli Usa, insegnano nelle sue università, tentano di raggiungere la propria famiglia. Tutti bloccati ai controlli di frontiera, perquisiti e ammanettati come criminali. È toccato alla trentanovenne sudanese Nisrin Omer, laureata a Harvard, dottoranda a Stanford e in possesso di regolare carta verde. Oppure a Nada, rifugiata yazida scampata al genocidio dell'Isis in Iraq e stoppata prima di salire sull'aereo che da New York l'avrebbe riportata tra le braccia del marito (nella foto d'apertura alcune donne musulmane in preghiera a Manhattan per protestare contro la decisione di Donald Trump).

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La decisione di Trump di bloccare l'arrivo di musulmani in America è dettata da arroganza e malafede. Il neopresidente americano la giustifica per difendersi dal terrorismo. Ma nella lista nera dei Paesi c'è l'Iran, notoriamente nemico acerrimo dell'Isis: non ci sono infatti terroristi col passaporto iraniano fra gli attentatori che hanno colpito America ed Europa negli ultimi tre anni. Molti dei terroristi dell'Isis sono invece sauditi, ma l'Arabia Saudita non è fra le nazioni colpite dal provvedimento restrittivo.

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Curiosamente, fuori lista sono quei Paesi a maggioranza musulmana nei quali la famiglia Trump ha interessi economici. Mentre inclusi sono Paesi economicamente meno strategici. Fra questi l'Iraq, dove Isis ha dilagato anche in conseguenza dell'invasione prima e dell'abbandono poi delle truppe americane. Inutile dire che sul web lo Stato islamico esulta per la mossa di Trump. Al Baghdadi spera infatti nella guerra civile in Occidente, con la sollevazione degli islamici. L'attentato di domenica scorsa nella moschea di Quebec City nel confinante Canada, dove sei islamici sono stati uccisi da terroristi bianchi, sembra dar corpo a quest'incubo.

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