Milano Zucchero e Catrame, quanto è bello remare sui Navigli

Un'avventura che è anche poesia: salpare e navigare in compagnia, guardare la città da un punto di vista diverso, formare una squadra con perfetti sconosciuti: basta poco per vivere un momento che unisce

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Canzone per leggere l'umore: The Moon Song di Karen O and Ezra Koening

L'appuntamento era alle 11.45. Simone Lunghi mi aspettava all'entrata del Circolo San Cristoforo (segnatevi l'indirizzo: Alzaia Naviglio Grande 122; su Facebook cercate CanottieriSanCristoforo). Sorridente, entusiasta, con gli occhi luccicanti di chi sa che "spaccia" momenti da ricordare. Ottimo pusher.

Si è inventato qualcosa che, nella sua semplicità, è una vera e propria attrazione. Non una giostra, ma un'esperienza. Che è un'altra cosa.

L'idea è semplice: salpare e navigare lungo i Navigli.

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Confesso. Mi aspettavo una barca a motore... Un piccolo giro, comodo comodo, magari al calduccio, per guardare Milano con occhi diversi. Dall'acqua e dal basso, quattro chiacchiere, qualche curiosità soddisfatta e poi via. Nulla di tutto questo. Mi sbagliavo. L'esperienza è stata completa. Ho remato insieme a perfetti sconosciuti più un amico, un cane favoloso di nome Macchia, e Simone che ci dava il tempo giusto. Una squadra "olimpica" formata in dieci minuti. Ci siamo voluti bene per un po' di tempo. Una bellissima ora con persone di cui non ricordo il nome ma con cui ho condiviso qualcosa. Lo stupore. È bastato perdere per qualche minuto quell'atteggiamento un po' snob che mi porto dietro come fosse uno zaino ingombrante, per godermi a pieno un'ora di una Milano sempre più sorprendente.

È tutto più nuovo e speciale in questa città vista da una barchetta stretta e lunga, con l'acqua che ti bagna la faccia, il freddo che ti entra nelle ossa, un cielo azzurro bello punto e basta. E poi la fatica. Condivisa. Si remava tutti insieme, l'altro giorno. Per uno pigro come me è stato qualcosa di rivoluzionario. Ho amato la piccola avventura, ma anche la poesia da trovare nei piccoli movimenti, nel gridare tutti insieme "Oh" e pagaiare, le risate degli altri e la storia affascinante che questi canali portano in dote.

In mezzo all'acqua, con una città che lavorava come sempre, io mi sono sentito un privilegiato. Ho investito sulla curiosità, sulla voglia che ho di scoprire Milano in ogni suo aspetto, tralasciando per ora l'ovvio e dedicandomi al suo contrario. O almeno provandoci. È la forza di chi arriva in un posto che non conosce che ti spinge a fare di più e di sparigliare le carte. A Roma non lo avrei mai fatto, non mi sarei "sporcato le mani". Perché? Non lo so. Ma qui, a Milano, per me, diventa racconto. Un gioco che diventa una goduria.

Davvero, se avete un'ora di tempo da dedicare a voi stessi, fatelo. Portate amici, figli, la vostra azienda o il vostro gruppo di lavoro, la vostra donna o il vostro uomo. È davvero stupefacente notare come basta poco per vivere un momento che unisce.

Vi sembra poco? A me no, soprattutto quando sei lontano da casa e stai cercando di mettere in piedi un'altra famiglia, un'altra casa, un altro ritmo, un altro approccio, un altro te. Quando ti avvicini ai quaranta, regalarsi un'altra chance per crescere ancora e contemporaneamente sentirsi un "pischello" , non ha prezzo.

L'idea che ha avuto Simone mi fa pensare alle prime volte che usavo l'iPod.

Ascoltavo musica, ma in maniera diversa.

Sono a Milano, ma è un'altra città. O è sempre la stessa che mi avevano raccontato male?

Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto,lascia Roma per Milano: qui potete seguire (e commentare) le sue peripezie di expat.

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