Sicurezza stradale: la tragedia degli studenti Erasmus e i rischi delle gite scolastiche in pullman

Il tragico incidente che ha coinvolto un gruppo di ragazzi in Spagna fa riflettere sulle problematiche che rendono i viaggi in pullman poco sicuri: dalla guida notturna agli autisti troppo stressati​

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Tra tutte le sciagure teoriche e insondabili, che tengono svegli i genitori la notte, la gita scolastica occupa una posizione tra il sette e l'otto, forse di più. Perché racchiude in sé tante paure – lo sballo, le ore piccole, l'assenza di controllo – ma una più di tutte: gli incidenti. Contro l'imponderabile dell'incidente stradale, ogni certezza arretra, ogni tentativo di autorassicurazione si muove a tentoni su un terreno sdrucciolevole. Perché non c'è niente che tu, padre o madre, possa fare contro quell'enne margine di rischio che sempre c'è quando consegni tuo figlio alla strada. Nessuna raccomandazione, nessun insegnamento dato con paziente somministrazione, possono nulla di fronte a quella scommessa di asfalto e benzina.

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La terribile tragedia successa i giorni scorsi al chilometro 335 dell'autostrada Ap7, vicino a Tortosa, tratto con pessima fama tra Valencia e Barcellona, quelle paure le ha risvegliate tutte. Di 60 giovani viaggiatori, tutti studenti tra i 22 e i 29 anni, provenienti da 19 Paesi con il progetto Erasmus, 13 hanno perso la vita nello schianto, sette sono italiani. Tutte ragazze. La dinamica, al momento in cui scrivo è ancora da accertare, si sa solo che si sono messi in viaggio alle quattro del mattino, dopo una notte di festa, che il pullman  era stato sottoposto a tutti i controlli ed era relativamente nuovo, che il guidatore non aveva fatto uso né di alcol né di droghe, che era un professionista affidabile. Un colpo di sonno, forse. Omicidio colposo.

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Si poteva evitare? È quello che ora si chiedono tutti. In primis, i genitori delle vittime. Partite per fare esperienza all'estero, e strappate alla vita nel sonno, il primo  giorno di primavera. Forse bastava non partire di notte. Forse l'autista era troppo stanco. Errore umano l'hanno chiamato. Ma allora cosa ancora si può fare, per ridurre al minimo il rischio, per azzerare l'imponderabile? Già molto s'è fatto nell'ultimo anno: a livello europeo un network di Polizie stradali ha avviato una serie di operazioni congiunte volte a garantire un controllo capillare sui mezzi adibiti al trasporto di persone e cose, con particolare attenzione ai pullman. E in Italia, lo scorso 3 febbraio, il Ministero dell'Istruzione ha diramato una circolare per dare alle scuole informazioni utili ai fini dell'organizzazione dei viaggi d'istruzione. In pratica, ha chiesto di scegliere l'impresa di trasporti dopo attenta e trasparente comparazione dei preventivi, seguendo non solo una logica di risparmio; di pretendere dalle società incaricate tutte le verifiche e la documentazione necessarie per partire tranquilli; di verificare che il veicolo sia dotato di cronotachigrafo, il dispositivo di controllo dei tempi di guida e riposo del conducente; e di accertarsi che il guidatore nell'esercizio delle sue funzioni non parli al telefono, non usi cuffie sonore, non abbia fatto uso di alcolici e stupefacenti. Ma a parte le certificazioni cartacee, chi all'atto pratico si prende la briga di controllare chi? 

Al di là delle buone intenzioni della direttiva ministeriale, al di là vademecum della polizia stradale e del suo impegno a intervenire in caso di evidenti irregolarità, c'è chi alla fine rinuncia al viaggio. Ed è un peccato. Ma le incognite restano tante. A leggere le informazioni uscite sull'argomento in questi giorni, ho scoperto che sono tanti i veicoli in circolo fabbricati prima del '92 (Euro 0), e molti tra questi, essendo low cost, vengono noleggiati proprio dalle scuole; che in molti mezzi i limitatori di velocità, secondo i controlli periodici della Motorizzazione, sono contraffatti per superare il limite, imposto ai bus, dei 100 chilometri orari; che gli autisti spesso guidano più delle 8 ore previste, e in molti casi, nei tragitti lunghi non hanno il sostituto. Questo accade in Italia. In Spagna chissà. Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro.

S'intitola "Sulla buona strada" (#sullabuonastrada) la nuova campagna di comunicazione e sensibilizzazione sulla sicurezza stradale del Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti  che si rivolge a tutti i viaggiatori. Obiettivo: mantenere alto il livello di attenzione,
aumentando l'informazione  all'opinione pubblica sui
rischi legati all'uso dei veicoli e sull'importanza del rispetto delle
norme del Codice della strada. 

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