Milano Zucchero e Catrame, mi piacciono le vite degli altri

Io quando entro in un salotto guardo dettagli. Dove sono tutti i telecomandi? La tv? Ma è davvero comoda quella poltrona?

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Canzone per leggere l'umore: Time After Time di She & Him

Gli androni dei palazzi moderni, le scale delle case di ringhiera, le luci dei saloni. I divani.

Mi piacciono le vite degli altri, ne sono attratto in maniera irresistibile. Adoro le loro scenografie, anzi diciamo che sono la cosa più intrigante. I salotti dove sono stato in questo ultimo periodo hanno tutti qualcosa da dire. Non è una questione stilistica, non è importante la libreria, il quadro, e tutto quello che può venirvi in mente, ma che sia realmente vissuto da qualcuno. Sono uno di quelli che adora le abitudini casalinghe e tutti quei movimenti che diventano rituali nella nostra vita a casa. Non ho mai verificato fino in fondo, ma sono sicuro che nella mia camera da letto mi muovo sempre nello stesso modo, in cucina anche, e in salotto idem: in base agli orari tutto si ripete come una canzone che ti piace e vuoi riascoltare.

Sono un abitudinario del plaid, un campione di apparecchiatura tavolino per la cena, una superstar della comodità quando devo giocare alla play. Tutto calcolato senza pensarci, curato nei dettagli come non è mai quando sono fuori casa. Più libero, appunto.

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Ho sempre pensato che le case sono la più alta forma di ispirazione per raccontare storie, scrivere una canzone, pensare a un film. Insomma, creare. C'è tutto quello che serve. Protezione, libertà, pesantezza (e il suo contrario). Tutto in perfetto equilibrio.

I salotti di Milano sono diversi da quelli di Roma.

Sono più onesti. Li vedi e in due minuti, se non conosci il proprietario di casa, potresti scrivere su un biglietto la sua professione. Sono coerenti, ortodossi, rigorosi.

A Roma il principio è un altro. I salotti ti confondono di più. C'è più voglia di stupire, sono ingannevoli, più divertenti e imprevedibili. Non potete immaginare il fascino e la voglia che ho di uscire la sera e andare a casa di qualcun altro. Non c'è evento, aperitivo, festa che possa rendermi più incuriosito. È il momento dove - in maniera amabile e innocente - rubo. Immagino le storie private, le litigate, gli incontri, le partenze. E gli arrivi. Adoro ascoltare i campanelli di tutti. Il suono anche se non te lo sei scelto, dopo un po' racconta chi sei. Sei proprio tu che dopo un po' ti avvicini a loro. Come con il cane. Alla lunga ci si assomiglia.

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Il "dlin-dlon" classico, quello che ti perfora i timpani, quello a musichetta, quello elettronico che assomiglia al tuo cellulare e al tuo citofono, quello che appena squilla ti ricorda quello di tua nonna. Io quando entro in un salotto guardo dettagli, stronzate. Dove sono tutti i telecomandi? La tv? Ma è davvero comoda quella poltrona? La distanza con il bagno? Lo so, dopo questo post non riceverò più nessun invito a casa di amici, ma prima o poi dovevo dirlo: tendo ad avere comportamenti di natura curiosa e ossessivo-compulsiva. E tutto questo mi piace tanto. Tantissimo.

Ah, sappiate che quando verrò nelle vostre case, sono uno di quelli che controllano il mondo sotto casa vostra. Il bar? Il giornalaio? Il ristorante che ti salva la vita quando il frigo è vuoto? Insomma, tutto ciò che potrebbe sembrare superfluo, per me è il punto di partenza per innamorarmi di una casa.

Qui di seguito alcuni scorci di salotto con divano di case milanesi dove ho passato meravigliose serate.

P.S. Sappiate che prima o poi lancerò la mia App, identica a Tripadvisor, ma dove invece dei ristoranti e alberghi si recensiscono le case degli altri.

Pensate un po' che ansia. Accetto inviti. Abbiate pazienza.

Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto, lascia Roma per Milano: qui potete seguire (e commentare) le sue peripezie di expat.

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