Milano Zucchero e Catrame, una città tutta per me

Il giorno di Sant'Ambrogio mi sono svegliato alle sette e sono uscito: giorno di festa, mattina presto, zero esseri umani e almeno per un po' la sensazione di vivere in una bolla spazio-temporale

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Canzone per leggere l'umore: We Are Nowhere and It's Now di Bright Eyes

Quando ero piccolo, viaggiare in macchina era una festa.

MI sistemavano dietro, ovviamente. Mia sorella accanto e sguardo fuori. Sempre. Un vero trip.

Ho sempre pensato che fosse una di quelle esperienze da non dover mai raccontare ad alta voce. I miei pensieri correvano assieme a quello che avevo intorno. A duemila. Quando arrivavamo a destinazione, di viaggi io ne avevo fatti dieci. Cento. Mille.

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Il giorno di Sant'Ambrogio, lo scorso 7 dicembre, mi sono svegliato alle sette - cosa che per me è come ricevere una coltellata in pieno petto - e mi sono dato appuntamento con il mio amico Andrea, poco dopo, a piazza San Babila.

Giorno di festa, mattina presto. Un cielo azzurro che quasi inibiva e poi, il nulla. O meglio, zero esseri umani in circolazione. Una città intera a disposizione. Strade, vie, piazze. Tutto vuoto. Almeno per un po' la sensazione di vivere in una specie di bolla spazio-temporale.

È incredibile come cambia aspetto una città mentre si riposa, o - come Milano - non è ancora accesa e pronta a correre. I profili dei palazzi sembrano venirti incontro, gli angoli si allungano, le finestre e i terrazzi si mettono in prima fila. Ti guardi intorno, tiri su gli occhi e finalmente vedi la città da un'altra prospettiva.

Il freddo che ci teneva svegli, le parole che allenavano la mente a riconquistare lucidità, un paio di pause caffè, e vai a camminare. Non so quanti chilometri abbiamo fatto, ma siamo andati avanti per ore.

La voglia non era di scoprire qualcosa di mai visto, ma di rileggere con altri occhi e un altro spirito, quello che già è parte della memoria di tutti i giorni.

Un filtro che Instagram se lo sognerà per sempre!

Milano ha cambiato colore ogni dieci minuti e con lei noi abbiamo intensificato chiacchiere, aggiornamenti, idee, e tutte le teorie e tecniche di sopravvivenza al mondo. Bastava una luce particolare, l'altro giorno, una scritta sul muro o un portone di legno a far scattare le connessioni più spericolate, le fantasie più arzigogolate, le battutacce più cretine, ma divertenti. Da rifare. Una figata (con la "g").

Non scattare delle cartoline era da pazzi, non fissare l'istante anche.

Mi sono regalato (e ringrazio Andrea, l'idea è stata sua) uno di quei viaggi in macchina che facevo da bimbo. Un pensiero per dove stavo, un altro per la persona con cui parlavo, e poi, uno solo per me. Chiaro, nitido, potente, di quelli che ti danno coraggio e stimoli.

Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto, lascia Roma per Milano: qui potete seguire (e commentare) le sue peripezie di expat.

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