Milano Zucchero e Catrame, non ricordo più il colore del cielo

Dopo tre settimane da expat accuso il colpo: a parte la pioggia c'è anche altro, non sto vivendo

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Canzone per leggere l'umore: Questo nostro grande amore de I Cani

Se non fossi tornato a Roma qualche giorno, forse starei rianimando il mio umore senza trovare soluzione. Ho un problema: non ricordo più il colore del cielo. Sono meteoropatico, umorale, lunatico e il sole mi aiuta a essere più equilibrato. Insomma, devo abituarmi in fretta alla mia nuova realtà di milanese. Ho capito che chi vive qui accoglie la pioggia come fosse un vecchio amico che si presenta a casa tua a sorpresa. Uno di quelli a cui vuoi bene, che accogli volentieri, ma poi non va più via, se ne approfitta, e anche se ogni mattina dice che sta per andare via, non lo fa mai. Si radica, svuota le valigie, occupa il bagno, diventa parte dell'arredamento. Forse esagero. Boh!

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A parte la pioggia, c'è anche altro: non sto vivendo. Da quando sono qui non faccio altro che andare ad appuntamenti di lavoro. Sarà che ho un arretrato con questa città da poter andare avanti così fino al 2020 - sarà il condizionamento ambientale da "fare tanto, fare sempre, fare ancora di più", che qui si respira ovunque, ma a fine giornata mi ritrovo con uno strano senso di colpa misto a un po' d'ansia, che mi porta a pensare che avrei potuto fare di più. Mi sento come quei drogati di lavoro dei film americani, quelli che fanno palate di soldi ma sono soli come cani e tornano a casa - ancora piena da scatoloni da svuotare - soltanto per tramortirsi d'alcol con il telefonino in mano. Ecco, io, di sicuro non sto facendo soldi a palate, bevo al massimo un bicchiere di rosso e onestamente ho sempre avuto un senso della socialità fin troppo spiccato. E allora, perché mi sento così?

Sono entrato nel trip che questa città me la devo meritare, come se avessi stipulato un contratto, come se dovessi dimostrare la mia intraprendenza.

Ci sto. Accetto il gioco.

Anche se piove. Non è una cazzata. Alla lunga è una prova anche questa.

Lo sapevo che dopo un paio di settimane, avrei iniziato ad accusare il colpo, ma non sono pentito, anzi. Adesso vivo a Milano e qui voglio restare.

Questa specie di diario mi aiuta e mi costringe a non dirmi bugie, che è già un passo avanti. Anche se c'è questa pioggia, che non molla.

Il punto è che devo iniziare a fare vita sociale! Non è che non esco, lo faccio, ma non con quella leggerezza che solitamente ho a Roma. Vedo sempre un opportunità laterale per non smettere di pensare, mentre dovrei semplicemente spegnermi e godermela, la vita.

Comunque, la mia casa è ancora vuota in base ai miei standard di "accumulatore seriale" e di "sepolto in casa", ma ho tutto quello che serve per sopravvivere. Ho (quasi) imparato a gestire la raccolta differenziata, il barista inizia a salutarmi (non per nome ma guardando i suoi occhi, percepisco che sto diventando per lui uno che arriva almeno una volta al giorno e questo un po' mi conforta) e diventeremo presto amici. Quindi non ho scuse, inizierò a respirare un po' di più e a smettere di vivere come se fossi il presidente di una multinazionale del tabacco. L'impegno categorico per la prossima settimana è "sgonfiarmi" e iniziare a volare sopra la pioggia.

P. S. Sotto l'ufficio di due cari amici il cornetto semplice lo chiamano "MAGRO". Sotto da me, "vuoto". Forse comincio a capire qualcosa.

Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto, lascia Roma per Milano: qui potete seguire (e commentare) le sue peripezie di expat.

P.s. Se vi va, commentate qui su Facebook, vi aspetto.

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